Il Natale di Elena

Quel Natale, Elena, se lo ricorda bene. Era il primo con una bimba in famiglia. Sua sorella Sandra aveva partorito da un mese. Grande festa. Erano stati invitati tutti i parenti e i tanti amici per festeggiare. Tutti, tranne lei.

I suoi non volevano che una schizzata avesse a che fare con una neonata. Così, le dissero che non era gradita.
Elena ricorda quella notte della Vigilia come un incubo.
E’ entrata nel suo monolocale. Tutto le sembrava vuoto e buio. Niente albero, niente stelle comete. Sdraiata sul divano, non smetteva di immaginare come doveva essere la festa a casa di sua sorella. Sorrisi, abbracci, nastri dorati sparsi sul pavimento. Dal bagno arrivava il rumore dello scorrere dell’acqua. La vasca si stava riempiendo. Un bagno caldo, forse, l’avrebbe consolata un po’.

Si spoglia e si immerge. E resta lì per un tempo infinito. Fino a che l’acqua diventa gelida. Elena trema, esce, si asciuga e si veste. Infila la giacca ed apre la porta. La città è deserta, tutti rintanati nelle proprie case illuminate da luci a intermittenza, fiocchi rossi e presepi innevati.

Elena inizia a vagare. Non sa dove andare. Ogni porta sembra chiusa, ogni bar spento. Stanotte ognuno guarda altrove. La Notte di Natale le persone vogliono essere felici, spensierate. Gioire di un dono ricevuto, scorgere la meraviglia negli occhi dei bambini di fronte al regalo tanto sognato. Le persone desiderano abbracciarsi, farsi gli auguri, cantare Jingle Bell davanti al camino. Proprio come nei film. Nessuno la Notte di Natale, vuole stare da solo.

Il tipo era sempre lì, fuori dalla sala giochi. Lui lavora tutti i giorni. Natale e Santo Stefano compresi. Elena gli da i soldi, mette in tasca la bustina e se ne torna a casa. Tra poco quel freddo che sente fin dentro le ossa, le passerà.

Apre la porta e va diretta in bagno. Non chiude a chiave. Non c’è nessuno che può scoprirla stanotte. Dopo poco, si riaffaccia nell’unica stanza della sua casa. Nulla è cambiato. Tutto è ancora vuoto, buio. E lei trema ancora. Il calore, questa volta, non è arrivato in suo soccorso.
Piange Elena. E mentre piange, riprende la giacca, se la rimette, apre di nuovo la porta, e una volta in strada comincia a camminare.

Arrivata davanti al portone, si ferma. Citofona. Nessuno risponde. Dall’alto arriva un vociare festoso. Musica in sottofondo. Riprova e riprova ancora. “Chi è?”. La voce di suo padre risuona nell’aria come un eco lontano. “Aiutami papà”.

Passano cinque minuti. Tutto è fermo, immobile. Il silenzio pesa come un macigno poggiato sul petto.
Poi, d’un tratto, un suono trafigge l’aria. E’ la serratura del portone che scatta. Elena entra. Sale le scale. La porta di casa è socchiusa. Qualcosa di nuovo l’aspetta.