Il retrobottega di Clara

Avete presente la timidezza estrema? Quella che ti fa diventare le guance rosse e ti manda le orecchie in fiamme? Quella che ti fa andare in ansia se devi ripetere la lezione davanti a tutti? La stessa stramaledetta insicurezza che ti fa cambiare marciapiede piuttosto che passare in mezzo ad un gruppetto di ragazzi? Sentirsi inadeguati, ovunque e dovunque, talmente tanto da farti scegliere un angolo nascosto, che ti escluda agli sguardi, al sicuro, nella tua caverna? Clara era proprio così.

Nata a Firenze, sognava di fare la stilista ma alla fine si è iscritta al Geometra. La sua famiglia è sempre stata una di quelle considerate ‘per bene’. Da piccola Clara passava quasi tutto il tempo nel retrobottega della mamma, tra i gomitoli di lana in inverno e quelli colorati e di cotone in estate. A 12 anni era la prima della classe e la sua migliore amica si chiamava Ilaria. Col tempo, il retrobottega da angolo di giochi fantastici si era trasformato in zona studio. Passava tutti i pomeriggi lì con la testa sui libri. Divieto d’accesso ai non adolescenti. Ilaria tutti i giorni passava a trovarla. Con un pacchetto di patatine da dividere in inverno e due ghiaccioli in estate. A 16 anni Clara frequentava l’Istituto Geometri ed era bellissima: due grandi occhi da cerbiatto di un verde profondo e lunghi capelli biondo cenere, lucenti come la seta e un sorriso candido. Un pomeriggio, mentre andava in cartoleria per comprare gli evidenziatori, incontra Angelo.

Lui è più grande, alto, due occhi scuri come la pece. E’ appoggiato all’angolo del bar accanto alla cartoleria. Lui la saluta “Ti conosco di vista, ciao che fai?”. Lei si presenta, parlano, un gelato insieme al bar lì vicino. Dopo dieci minuti Clara si accorge che non sa più cosa dire. Non sa cosa potrebbe essere interessante o simpatico. Si sente persa, smarrita, è impacciata e timida, si sente sciocca e fuori luogo. Allora lo saluta frettolosamente, prima che il calore in viso diventi fuoco, e va a rintanarsi nel suo retrobottega, il suo rifugio.

Il giorno dopo, mentre sua madre fa l’inventario, Clara va al piano di sopra, entra nella sala da pranzo e si dirige verso il mobile bar. E in triste stile anni ’70, regalo di matrimonio dei suoi, ma è ben rifornito. Lo apre, e senza nemmeno leggere le etichette, si attacca ad una bottiglia. Un paio di sorsi e un calore improvviso le sale dalla schiena e arriva dritto negli occhi. Rimette tutto a posto ed esce di casa. Si dirige alla cartoleria, anche se non ha bisogno di nulla. Lui, Angelo, è lì. Al solito angolo. Questa volta Clara non la smette di chiacchierare e ridere di continuo gettando la testa all’indietro. Sentendosi così adorabile.
L’appuntamento si rinnova ogni giorno. E ogni giorno Clara ha il suo incontro privato con il mobile bar. Adesso sì che si sente sicura di sé. Poi, un giorno, fuma una strana sigaretta, fatta a mano e le sembra che sia decisamente meglio delle bottiglie. Anche se la puzza del fumo le ha fatto sempre schifo, almeno questa non la fa vomitare.

Una sera, mentre è a ballare con il suo Angelo, un ragazzo in fila per il bagno la guarda, si avvicina e le dice ‘Ciao bellissima, ti faccio un regalo”. Dopo aver ingoiato quella pilolina verde acqua, con un grazioso disegno da entrambi i lati, decide che questa è addirittura meglio del fumo, non solo dell’alcol. Con questa qui sta bene proprio con tutti, non solo con Angelo.

Clara ha 17 anni, poi 18 e poi anche 19. Ma a 19 Angelo non c’è più e nemmeno i suoi genitori. Sparito anche il retrobottega caldo e accogliente. Svanite anche le fantasie da bambina. Perché Clara una mattina si è svegliata e non sapeva dov’era. Né come ci fosse arrivata. Con sé aveva solo uno zaino con pochi vestiti dentro. Tutti logori ormai. Allora si è sentita sola. Ha preso un elenco telefonico e ha cercato un numero. Dall’altra parte, subito, al primo squillo, qualcuno risponde. Con la velocità che solo un genitore in attesa può avere. Quella voce familiare squarcia il petto a Clara, che non sa più nemmeno come si fa a parlare. “Ho bisogno di voi”, l’unica cosa che riesce a biascicare.

Oggi Clara ha 23 anni e vive a Roma. Di sera lavora nel locale di un suo vecchio amico e la mattina frequenta la facoltà di architettura. Ogni tanto Ilaria la va a trovare e si vanno a mangiare un gelato al Gianicolo, da dove si vede tutta Roma. E l’ultima volta, sedute su quel panoramico muretto, Ilaria le ha raccontato che Angelo, parla sempre di lei.