Il traffico delle malattie

L’allarme risale a più di trent’anni fa: una classe dirigente sanitaria in espansione sta “sanitarizzando” la vita stessa, minando la capacità umana di affrontare la realtà della sofferenza e della morte, e trasformando un numero troppo grande di persone in pazienti.

Una decina di anni fa l’autrice di testi medici Lynn Payer ha descritto più chiaramente il fenomeno, chiamandolo “traffico di malattie”. Le strategie di marketing delle maggiori case farmaceutiche mondiali, in sostanza, prendono massicciamente di mira le persone in perfetta salute, trasformandole in consumatrici di farmaci compulsive. Con campagne promozionali che sfruttano le nostre più ataviche paure della morte, del decadimento e della malattia, queste aziende, che vantano un fatturato di 500 miliardi di dollari l’anno, stanno letteralmente cambiando il modo di intendere la condizione umana.

L’esempio è sotto gli occhi di tutti da almeno 40 anni: basta dare un’occhiata alle sale d’attesa dei medici di famiglia, o rivedersi il “medico della mutua” con Alberto Sordi. Ma da qualche anno il fenomeno è sempre più evidente. Gli alti e bassi della vita quotidiana sono diventati disturbi mentali, indisposizioni comuni vengono trasformate in malattie spaventose, e sempre più persone normali vengono fatte figurare come pazienti. Il confine tra normalità e malattia è il nuovo, vastissimo mercato dei potenziali pazienti – decine di milioni di persone – e un obiettivo chiave dei budget promozionali multimiliardari stanziati dall’industria farmaceutica.

Il fulcro di queste vendite è costituito ovviamente dagli Stati Uniti, patria di molte delle maggiori società farmaceutiche mondiali. Pur contando meno del 5 per cento della popolazione mondiale, gli Usa infatti ricoprono già metà del mercato globale per i farmaci con obbligo di ricetta medica. La spesa per farmaci continua a crescere più rapidamente che altrove, e in soli sei anni è salita quasi del 100 per cento non solo per i notevoli aumenti dei prezzi, ma anche perché i medici ne prescrivono in numero sempre maggiore. L’argomento, estremamente controverso perché va a intaccare gli interessi delle multinazionali in tutto il mondo, costituisce l’ossatura del libro ‘Selling Sickness’ dei giornalisti statunitensi Ray Moynihan e Alan Cassels, edito in Italia da Nuovi Mondi Media. Ne parliamo in questo numero, trattando le ricadute della “psichiatrizzazione” in atto anche nel campo della dipendenza da sostanze, che costituirà il tema del prossimo WeFree Day, in programma a San Patrignano il 15 ottobre. Buona lettura.

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