Impresa sociale

San Patrignano è anche un modello economico efficiente. In cui le risorse finanziarie sono finalizzate al recupero dell’uomo

L’imprenditoria sociale non è più associata solo al non profit che integra o sostituisce un settore pubblico in sempre più palese crisi finanziaria, ma anche alla capacità, espressa da attori imprenditoriali, di contribuire in modo sostenibile al cambiamento sociale utilizzando la creatività e l’innovazione. Parte da questi presupposti il saggio di Francesco Perrini, titolare della Sif Chair of social entrepreneurship finanziata dalla Società italiana di Filantropia, Clodia Vurro (Università Bocconi) e Laura Costanzo (University of Surrey) ‘Developing an interactive model of social entrepreneurship: Opportunity discovery and exploitation in the case of San Patrignano’ (il processo di creazione di un’impresa sociale nel caso di San Patrignano), la cui presentazione ha concluso il seminario internazionale ‘The collaborative enterprise: creating values for a sustainable world’ (L’impresa collaborativa, creando valore per un mondo sostenibile), organizzato da Università Bocconi e Corvinus University of Budapest.
La più grande Comunità
San Patrignano, con i suoi 1.600 ospiti l’anno, è la più grande comunità di recupero al mondo e il tasso di successo, del 70 per cento, è più del doppio della media mondiale. La comunità si basa sull’intuizione che la tossicodipendenza non è da considerarsi una malattia e che il recupero passi attraverso la riappropriazione della dignità personale, l’integrazione in una comunità e l’acquisizione di una professionalità. “San Patrignano ha anche una dimensione economica rilevante, alla cui realizzazione ha contribuito persino uno studio di McKinsey. Il 60 per cento dei fondi deriva dalla vendita di beni prodotti dalla comunità, che trovano solitamente sbocco nei segmenti più alti dei mercati di riferimento”, spiega Francesco Perrini. “Non è certo un caso che l’attuale responsabile della comunità, Andrea Muccioli, è stato insignito del titolo di imprenditore sociale dell’anno 2005 dalla Schwab Foundation for Social Entrepreneurship”. La storia e il funzionamento della comunità sono state indagate dai tre autori attraverso una ricerca documentale, che ha analizzato ogni strumento di comunicazione della Comunità: dal sito web a tutti i numeri del Giornale di San Patrignano, non trascurando i comunicati stampa e integrando la ricerca con interviste e osservazioni sul campo. Le risultanze hanno suggerito un modello di evoluzione tipico dell’impresa sociale suddiviso in cinque stadi: l’identificazione di un’opportunità che avvenne nel 1975, quando Vincenzo Muccioli volle colmare un gao a livello sociale, il recupero dei tossicodipendenti; la valutazione economica dell’opportunità, “una chiara e misurata idea di ciò che Muccioli sperava di raggiungere e di tutti i mezzi necessari per conseguire quella speranza caratterizzò il progetto di Muccioli fin dai primordi”; la sua formalizzazione, “sebbene la strutturazione dell’organizzazione si sia sviluppata senza pause fin dall’inizio, la missione e i valori fondanti sono rimasti inalterati”; il suo sfruttamento, nel senso di “aver trasformato la visione in azione per un modello economico efficiente: più di 57 attività produttive che gli ospiti possono scegliere secondo le loro aspirazioni”; la sua replicazione, cioè “far sì che il modello sia indipendente dal carisma del proprio leader e siano circoscritte le determinanti del successo ottenuto a prescindere dalla realtà contingente dove si è sviluppato, di difficile replica”.
In questo processo sono stati poi individuati tre ambiti primari: le caratteristiche individuali dell’ “imprenditore” insieme a quelle ambientali (il particolare contesto sociale della regione Emilia Romagna) e a quelle organizzative di un’ “impresa” sviluppata in un alogica orizzontale in una logica orizzontale e non verticale come nelle comuni aziende. San Patrignano, “non ci sarebbe stata senza la capacità di immaginazione del suo fondatore, chiaramente la forza principale per la identificazione dell’opportunità. Vincenzo Muccioli prima, Andrea Muccioli poi incarnano la Comunità”, e questa immaginazione dei fondatori si è articolata su tre elementi che rappresentano il corpo centrale dei contributi per la definizione della Imprenditoria Sociale: “innovazione” con il modello-città basato sulle relazioni sociali e l’etica del lavoro; “orientamento imprenditoriale” con la ricerca dell’indipendenza da fondi pubblici e la concretizzazione delle opportunità, in un processo di continua innovazione e adattamento; “cambiamento sociale”: la creazione di utili non è centrale della mission.
La creazione di un valore economico sostiene infatti la funzione sociale, per cui i guadagni e le risorse finanziarie sono usate per venire incontro a coloro che hanno bisogno di essere assistiti.
La centralità dell’opportunità avvicina l’impresa sociale a quella commericale, ma l’impresa sociale focalizza la propria attenzione sulla risoluzione di una problematica sociale. Così mentre l’impresa commerciale si preoccupa anzitutto di impedire ai concorrenti di imitare o sostituire i suoi prodotti e servizi, quella sociale si propone, invece, di diffondere le innovazioni, al fine di massimizzare il cambiamento e risolvere il problema che si è proposta di affrontare. In questo San Patrignano è un modello, e non solo di studio.

Fabio Bernabei