Intervento di Gianfranco Fini, Vice Presidente del Consiglio dei Ministri

Gianfranco Fini
Un dipartimento per il coordinamento di tutte le politiche di contrasto alla tossicodipendenza. E´ questa l´iniziativa che il governo intende intraprendere nella sua strategia di lotta alla droga. Lo ha annunciato il vicepresidente del Consiglio, Gianfranco Fini, in occasione del VII convegno di Rainbow. Il vice premier ha dichiarato che il governo intende modificare la legislazione vigente istituendo presso la presidenza del Consiglio dei ministri il Dna (Dipartimento nazionale antidroga) una struttura unitaria che accorpi le varie competenze finora distribuite tra i vari ministeri (Sanità, Interno, Politiche sociali, Pari opportunità…), affidandone la gestione all´ex prefetto Pietro Soggiu, ex capo dei servizi anti–droga italiani. Una scelta, quella di una persona competente, che incarna l´obiettivo dell´esecutivo: «Recuperare il valore della persona nella sua interezza e reinserirlo nella società», come recita il paragrafo “Politiche sociali” del Documento di programmazione economica e finanziaria. E cioè, «invertire la tendenza, dimostrando che», come ha dichiarato Fini, «quella contro la droga è una lotta che si può vincere». Una politica, quella illustrata dal numero due del governo Berlusconi, che non vuole limitarsi alla riduzione del danno, («una logica miope», secondo il vicepremier, «che ha a cuore solo l´interesse della società, trascurando il bene dell´individuo»), ma un percorso di recupero integrale della persona che abbia come scopo non solo la disintossicazione, ma anche il reinserimento nella società, quindi nel mondo del lavoro. Una politica che si articola nel capitolo “prevenzione”, con un programma di divulgazione e informazione che coinvolga la scuola e la famiglia «che costituiscono il nucleo vivo della società», “recupero”, attraverso il potenziamento delle comunità «che necessitano di essere moltiplicate e non divise e affogate negli obblighi della burocrazia», e “reinserimento del lavoro”, coinvolgendo imprese, camere di commercio,…, «perché gli ex tossicodipendenti possano tornare ad essere a pieno titolo cittadini italiani». Per fare questo occorre modificare la legge vigente anche in materia di detenzione. «Oggi solo in teoria chi sta in carcere ha la possibilità di essere ammesso in una comunità», ha dichiarato Fini, «di fatto questo non accade quasi mai». La triste realtà è che non fa comodo, spesso neanche ai tossicodipendenti. Se è vero, infatti, che il Dap ha consigliato ai direttori sanitari di far ricorso alla “terapia a scalare” con uso di metadone, «nessun carcerato chiederà mai di uscire se in carcere la droga gliela dà lo Stato». Bando alla logica della riduzione del danno, quindi. «Non si può sposare la filosofia del “bucati ma non dare fastidio”», ha detto Fini, puntando il dito contro la strategia del “fatti furbo”, che ha orientato alcuni esecutivi fino al punto di diffondere opuscoli finanziati dal ministero della Sanità, «che insegnavano ai giovani a drogarsi con il minor danno». «Non esiste danno minore quando si parla di droga», secondo Fini, «come non ha senso distinguere le droghe tra leggere e pesanti, buone o meno buone», ribadendo che quella del governo è una lotta contro «la droga». E in quanto tale, va combattuta non solo cercando di ridurre la domanda, ma anche l´offerta. Per questo, «deve essere usata la parola “repressione” nei confronti dello spaccio» ha dichiarato il vice presidente, «anche se non politicamente corretta». Qualunque forma di compromesso, ha concluso Fini, è già una resa e contrasta con i valori che devono esserci dietro ogni politica, che in quanto tale deve sempre avere un primo grande obiettivo: la lotta per la salvaguardia della vita, quindi contro ogni tipo di droga.