L’agro-alimentare di qualità? Nasce e vive solo per passione

Anagraficamente e aziendalmente maturo, ha scelto il suo lavoro per passione, ricavandone anche una buona gratificazione commerciale: è l’identikit dell’imprenditore agroalimentare di qualità che emerge dal sondaggio somministrato agli operatori presenti a Squisito!, la manifestazione che si tiene per la quinta edizione nella comunità di San Patrignano e verso la quale gli standisti dichiarano un alto grado di soddisfazione.
Il questionario, che è stato elaborato dal dr. Gianvincenzo Barba dell’Istituto di scienze dell’alimentazione del Consiglio nazionale delle ricerche di Avellino, fornisce l’immagine di un mercato in espansione, con un occhio attento al mercato straniero, attento a qualità e salubrità dei prodotti, e con piccole ma intraprendenti aziende che chiedono supporti per la loro attività.
La distribuzione geografica degli operatori che hanno risposto è la seguente: Nord=47%, Centro=30%, Sud=23%. Il 45% delle aziende opera da più di 10 anni ed è nato per tradizione familiare nel 46% dei casi e per passione personale nel 33%. Si tratta in genere di ditte individuali (28%, specialmente nel Centro-Sud) o familiari (40%, soprattutto al Nord), il cui titolare nel 62% dei casi ha 31-49 anni. Ad animarle è la passione: risposta del 90%, per il 74% unica motivazione indicata. Il 42% delle aziende si rivolge anche al mercato internazionale, una quota confortante, sostenuta soprattutto dalle aziende settentrionali (57%) e del Centro (48), che cala al 10% nel Sud.
Il 45% degli interpellati dal sondaggio considera il comparto in espansione negli ultimi cinque anni. Un dato in controtendenza rispetto alla generale percezione recessiva, anche se con rilevanti differenze locali: la percentuale cala scendendo verso il Meridione, dove un terzo degli operatori lamenta la scarsa redditività, e nelle aziende oltre i 10 anni di anzianità, da parte delle quali emerge anche una leggera preoccupazione per l’aumento dell’offerta.
Il 90% degli operatori ritiene però che l’agro-alimentare di qualità vada valorizzato attraverso iniziative quali il coordinamento di filiera e la maggiore promozione (indicati in circa un terzo delle risposte). In quest’ambito si inserisce l’elevato apprezzamento per Squisito!, manifestazione giudicata positivamente dal 63% e per la quale il 48% chiede maggior promozione (il 43% partecipa da tre o più anni).
I problemi non sembrano riguardare il reddito, né il numero delle aziende, considerato adeguato dal 56%, né la loro importanza, giudicata buona/ottimale dal 41%, ma le difficoltà burocratico-amministrative, principale problema gestionale nel 46% delle risposte. Le criticità prevalenti sollevate dall’acquirente sono quelle relative al prezzo alto (57% complessivo) e alla difficoltà di reperimento dei prodotti (36% complessivo). Le motivazioni che spingono all’acquisto, invece, sono relative soprattutto alla qualità/salubrità del prodotto (36% complessivo).
“Il dato più interessante mi sembra quello sull’inizio dell’attività per passione personale, non necessariamente legata a tradizione familiare o artigianale, che conforta e conferma un ritorno al locale in un mondo votato alla globalizzazione”, osserva il ‘gastronauta’ Davide Paolini. “Insieme a questo, si evidenzia la difficoltà di arrivare al mercato dati la piccola dimensione, lo scarso interesse della distribuzione e l’incapacità del consumatore di distinguere la vera e falsa qualità. Proprio per questo sono importanti le poche manifestazioni come Squisito! che consentono di mettere in contatto diretto produttore e acquirente”.
“Per i produttori il concetto di ‘qualità’ è legato alla riscoperta di sapori antichi: il rischio connesso è fare ostinatamente riferimento ad un mondo che non c’è più: ‘spostare le lancette indietro’ non sarebbe la strategia vincente e non sarebbe credibile”, commenta Gianvincenzo Barba dell’ISA-CNR. “Gli espositori, però, suggeriscono quasi inconsapevolmente una soluzione al problema ponendo la formazione del consumatore tra le richieste più gettonate per aumentare la redditività e l’impatto sul mercato dei prodotti. E’ positivo che questa richiesta venga dalla produzione, poiché si tratta di un modo attuale per promuovere la qualità, oltre che di una prospettiva di lavoro da non ignorare”.