L’antidoto della cocaina

C’è voluto un ‘colloquio europeo’, organizzato nella storica università Sorbonne, per stabilire che non esistono farmaci sostitutivi della cocaina. Lo hanno appurato gli esperti della Commissione interministeriale di lotta alle droghe e alla tossicomania (MILDT), chiamati a fare il punto sulla ricerca di trattamenti medici adeguati ad affrontare la polvere bianca. La conclusione, stando ai resoconti, è di rara banalità: mentre metadone e buprenorfina agiscono sugli stessi recettori degli oppiacei, finora non si conoscono farmaci o prodotti di sostituzione che consentano al cocainomane di tornare a essere astinente e di rimanerlo.E questo – aggiungiamo noi – vale anche per le altre droghe. A parte l’opinabilità assoluta del ruolo dei medicinali in un’ottica assoluta del ruolo dei medicinali in un’ottica di recupero del tossicodipendente, salta agli occhi la contraddizione nella quale operano i servizi pubblici per le tossicodipendenze (SerT). Oltre la metà dei loro utenti (170.000), infatti, vengono imbottiti di stupefacenti legali (perlopiù metadone) fino al rincoglionimento, e, quindi, alla inoffensività sociale, eppure, da più di 10 anni, la tossicodipendenza passa attraverso l’uso di più sostanze (dall’ecstasy agli stimolanti e alla cocaina), nei confronti delle quali, come riconosce l’organismo europeo, non sono disponibili antidoti farmacologici. Per la coca, in particolare, ci troviamo da tempo di fronte a un boom: 1,5 milioni di europei tra i 15 e i 34 anni ne hanno fatto uso il mese scorso, e il 3,9% dei francesi dai 26 ai 44 l’ha sperimentata. Nell’Unione Europea (2006) ne sono state sequestrate 121 tonnellate e si registrano 500 overdose mortali l’anno (7 decessi in Francia nel 2005).
E allora, perché continuare ad ignorare una realtà che conosciamo da decenni: la logica della sanitarizzazione non era, non è e non potrà mai essere in grado di produrre risultati efficaci nella lotta alla droga. La tossicodipendenza, si dovrebbero chiedere una volta per tutti gli esperti, è un problema medico o il sintomo di un disagio sociale e educativo?

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