La droga? Un business che ha infettato l’Italia

Il malcostume italiano, i fatti e misfatti dei poteri forti, lui li ha raccontati tutti, con inchieste crude come le realtà che dipingono. La Casta, La Deriva, i suoi libri-denuncia hanno venduto milioni di copie, e anche se i titoli sembrano sottendere un rapporto non proprio pacificato con il mondo, in realtà, Gian Antonio Stella, si ritiene un ottimista. Ottimista ma arrabbiato.

“Lo spirito di denuncia nasce dalla rabbia – ci ha spiegato Stella – ma la rabbia è frutto dell’amore. Se mi ostino a scrivere articoli di denuncia è perché sono furibondo con l’Italia. Ma sono furibondo proprio perché l’Italia è un paese che adoro. Un paese che potrebbe dare di più e invece è sempre lì a cercare scuse con se stesso per non fare le cose che sa di dover fare. Un paese che oggi è in una situazione difficilissima e che tra le altre cose non dà spazio ai giovani. Penso che il desiderio di fuggire sia quello che tante volte porta i ragazzi alla droga”.
Abbiamo incontrato Stella per un caffè, tra quei luoghi un po’ nebbiosi del Nord Est di cui è originario e che ha ben raccontato in tanti suoi pezzi. Terra punteggiata da paesi dove ogni villetta ha il suo SUV ma dove manca un campo sportivo, un centro di aggregazione alternativo al solito bar dove bere il solito spritz. Dove i soldi vengono investiti in beni privati o chissà dove e i ragazzi che ci vivono pensano solo a scappare perché dicono che “qui non c’è niente”. E si drogano, magari.
Non solo via di fuga di un problema a monte, la diffusione della droga sarebbe anche la causa di un cambiamento che ha travolto la realtà italiana, una metamorfosi che gli attenti occhi di Stella, da anni giornalista del Corsera, alle prese con indagini nei luoghi più oscuri dello stivale, non hanno potuto non testimoniare.
“Il fenomeno droga ha influito in modo abnorme sul cambiamento di un pezzo della società italiana. Basti dire che la ‘ndrangheta, una sorta di setta agropastorale che viveva di escamotage e sopraffazione, è diventata la padrona mondiale di larga parte del traffico di droga, da pecore e poderi è passata agli aerei e alla finanza internazionale. La droga è diventata un grande business, le organizzazioni criminali sono cresciute e hanno infettato regioni che fino a quel momento erano quasi estranee alla delinquenza. Ci sono ormai mille prove che i soldi maledetti del traffico di droga sono investiti in attività più o meno pulite sui grandi mercati nazionali e internazionali: alberghi, investimenti edilizi, borsa e industrie farmaceutiche”.
Colpa di ex contadini calabresi che dal traffico di capre sono passati a quello di coca?
“Non credo – continua Stella – penso sia molto improbabile che affari mondiali di questo genere possano essere governati da qualche villa priva di intonaco in quel di Platì o di Africo Nuovo. Non ci credo. Certo è possibile che a qualche livello, certe manovre si facciano nei quartieri bassi di Reggio Calabria, però il grande business internazionale ha dei registri diversi, più alti e di potere”.

Gian Antonio Stella, giornalista de Il Corriere della Sera e scrittore.

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