Contro la legalizzazione al fianco dei genitori

Si è riacceso oggi il dibattito sulla legalizzazione. Alcuni magistrati si sono schierati a favore di questa, come strumento per contrastare la criminalità organizzata.

Non possiamo continuare a pensare che in cambio della lotta alla mafia a rimetterci siano i nostri figli. Ragazzi fragili, sensibili che hanno solo bisogno di riferimenti e di messaggi semplici e chiari.
Continuando a minimizzare l’uso della cannabis, si fa del male a loro e alle tante famiglie che sono sempre più abbandonate nel loro ruolo educativo e che invece avrebbero bisogno di aver man forte dallo Stato in quella che è una delle più grandi responsabilità. Parliamo tutti i giorni con madri e padri stanchi e scoraggiati da una società in cui ormai tutto viene permesso e in cui non vi è più nessuna differenza fra giusto e sbagliato. Alimentando questo dibattito, si alimenta la politica del pressapochismo e del tutto è lecito, dimenticando che uno dei principali doveri dello Stato è quello di tutelare la salute dei propri cittadini, soprattutto dei più giovani perché rappresentano il futuro.
Uno dei più grandi magistrati italiani, Paolo Borsellino, riteneva dilettanti della criminalità chi pensava che la liberalizzazione della droga potesse determinare uno smacco alla criminalità organizzata.
Fra l’altro non sono affatto confortanti i dati che emergono dagli stati americani che ne hanno legalizzato l’uso ricreativo, nei quali si è registrato un aumento dei consumi fra i 12 e i 17 anni, è cresciuto il numero di incidenti stradali e il numero di bambini intossicati. Senza contare l’aumento della dispersione scolastica e l’aumento della microcriminalità.
L’unica ricetta da parte dello Stato non può che essere educazione e prevenzione, favorendo e tutelando la crescita dei giovani d’oggi, facendoli appassionare alla vita e dando loro messaggi chiari a supporto delle famiglie e della scuola.