La mia linea sottile

Usciamo questa sera,vieni? Facciamo serata. Pensiamo a tutto noi, non preoccuparti. Però tu ci devi mettere la macchina: dobbiamo passare a prendere dei tizi, amici. OK, d’ accordo. Ci sto.

Ero una consumatrice abituale di cocaina. Il resto l’ avevo mollato, non mi piaceva quel tipo di sballo. Ma la coca…..
Con l’ eroina era stato un incontro fugace, una volta sola. Un assaggio appena. Sapevo cos’era, l’ avevo capito bene, e avevo lasciato perdere, per paura.
Quella sera le circostanze avevano riunito un gruppetto improbabile: uno zingaro, un tunisino, la sorella dello zingaro ed il suo ragazzo, il cugino del tunisino. E me. Si aspettava la “bamba”, la coca. Finalmente arriva: due etti. Troviamo un posto e fermiamo la macchina. Si aprono le danze. Primo giro di walzer, un assaggio per tutti: questa sì che è roba buona! Piacere Mischel. Seconda riga, piacere Jamal. La terza riga vale triplo. Sì, esageriamo!! Entriamo in confidenza, in sintonia. Un po’ di birra, due sigarette e si riparte. Che si fa sta sera? Batte un’altra botta. Questa è sostanziosa! Via, in un attimo non c’è più. Accelera il battito, un brivido lungo la schiena, nella pancia. Nel petto quella sensazione che conosco bene. La adoro l’ onnipotenza che sento, la adoro. Ad un tratto sono disinvolta, brillante, estroversa, geniale. Chi mi ferma più?! Quinta riga, ma che dico riga, è una pista enorme, grossa un dito almeno e lunga una spanna. Mischel dice che è per me, tutta per me. Maledetta ingordigia! Non faccio complimenti! Tiro senza pensarci due volte. Oh porca!!! Cos’ è ‘ sto odore?? NO! Non può essere quello… Non può essere l’ “ero”! Quell’ odore lo riconoscerei in mezzo a mille. Caldo, quel sapore in bocca, il naso che brucia a più non posso. Gli occhi si chiudono inevitabilmente. Da lì in poi solo buio.
Riemergo pochi istanti per vomitare e ripiombo nel mio oblio.

Apro gli occhi un istante appena e capisco di essere in un locale. C’ è musica e luci psichedeliche. Mi stanno sorreggendo e mi fanno ballare. Ridono, certo, si divertono perché sono una marionetta nelle loro mani. Se solo…..! Ma il mio corpo non risponde. Ricado nel baratro.
Buio, caldo agitato buio.
Riaffioro fra i sobbalzi. Soffoco! Prendo fiato: ho la faccia schiacciata nel cuscino e me la gratto sfregandola in esso. E’ notte. C’ è qualcuno, dietro di me. Non vedo e non sento niente. Non ricordo, cosa diavolo..? Di nuovo caldo, e le palpebre cedono. Ore dopo, o forse giorni, o solo pochi istanti, sono di nuovo sveglia, nella stessa posizione, nella stessa situazione di prima. Con lo stesso tizio alle spalle. Dove sono? Con chi? Ma soprattutto da quanto? Mi sa che mi hanno tolto l’orologio. Vedo la finestra della camera, è aperta. Fuori le stelle. Mi lascio accarezzare il viso dall’ aria fresca. Passa lentamente l’ intorpidimento, e comincio a ricordare, quindi a capire.
Poche ore dopo, il sole.
Mi faccio restituire le chiavi della macchina, ritiro il mio documento alla reception. Poche ore dopo, guidando come un automa, sono di nuovo a casa.

Come hai passato la serata tesoro?
Bene mamma, è stato uno spasso. Ora scusa però, vado a farmi una doccia.