La storia di Giorgio: i cavalli mi piacevano solo da lontano

“Sicuramente qui non è facile. Bisogna alzarsi alle 6, i cavalli mangiano tutti i giorni e sono più di 80.E le persone qui sono tante, davvero tante”, ammette con ironia. “C’è voluto tempo, ma alla fine ho imparato ad avvicinarmi ai cavalli e a fidarmi delle persone”. “Anche il Concorso quest’anno lo vivo diversamente dalla precedente edizione” aggiunge Giorgio. Mi sento più partecipe. Più dentro l’organizzazione”.
Quello di Giorgio a Sanpa è un approdo che lui stesso definisce “l’ultima fermata”. Alle spalle ha un paio di tentativi falliti in altre comunità. “Riuscivo a smettere per un paio d’anni e poi ci ricadevo sempre” ricorda. Le sostanze per Giorgio erano come un’armatura da indossare verso l’esterno, “tutto era più facile, mi ero costruito un’idea di me artificiale, come una proiezione possibile solo attraverso lo sballo”. Il meccanismo si spezza quando decide di finirla. “Ho capito che dovevo buttare giù un muro e ricominciare mattone dopo mattone”.

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