Leggera come la peste. Su Tempi la parola a San Patrignano

Sul numero di febbraio del mensile “Tempi” si parla di droga: “leggera come la peste” è il titolo di copertina. Un ampio servizio spiega come e perché il tema della lotta alla droga sembra essere stato dimenticato da quasi tutti in Italia, nonostante la crescente diffusione delle sostanze stupefacenti (soprattutto tra i giovani), e gli enormi danni che producono a livello esistenziale, sanitario e civile. Nell’articolo c’è il nostro corposo contributo insieme a quelli di Alex Berenson, ex reporter del New York Times, Giovanni Serpelloni, uno dei maggiori esperti italiani sull’argomento, Alfredo Mantovano, José Berdini (responsabile della comunità che ospitava Pamela), e lo psichiatra Giuseppe Mammana.

Contrasto, prevenzione, cura e riabilitazione. Sono i tre principali assi d’intervento in materia di droga previsti dalla legislazione italiana e internazionale. Dal 2001, però (con la riforma del titolo V), solo una, ovvero l’attività di contrasto, continua ad essere gestita dallo Stato centrale mentre sia la prevenzione che la cura, sono diventate di competenza regionale (per effetto della legge 328/2000) e confluite nel Fondo Nazionale Sociale indistinto con il  risultato che i fondi per la prevenzione sono stati quasi azzerati. L’impatto di questo disimpegno politico, trascinato nel tempo, ha evidenziato in questi ultimi anni i suoi inevitabili e disastrosi effetti: la sempre più bassa percezione del rischio ha fatto crollare a 14 anni l’età media del primo contatto con le droghe. Con i negozi di cannabis “light” che aprono accanto alle scuole, nei centri delle città, si fa di tutto per rendere il più possibile amichevole la sua presenza e il suo utilizzo finché diventa ‘normale’ e socialmente tollerabile l’utilizzo di sostanze stupefacenti in quanto costume sociale condiviso e conciliabile alla vita quotidiana di ciascun individuo.

Uno Stato responsabile, che persegue l’interesse e il benessere dei propri cittadini, dovrebbe intervenire urgentemente impegnando adeguate risorse per rilanciare campagne di prevenzione nazionali e territoriali. Un primo timido ma importante segnale d’inversione, si riscontra nella legge di bilancio 2019, nella quale è stato istituito un fondo per la prevenzione di 7 milioni di € per il triennio 2019/2021.

Ora sarà importante vigilare sull’impiego dei fondi stanziati affinché siano utilizzati per attività educative e non meramente informative. Attività che coinvolgano gli adolescenti, emozionandoli. Prendete un ragazzino di 14 anni e ditegli che la droga fa male. Non vi ascolterà. L’unico modo per farsi ascoltare è farlo parlare con un altro della sua età. La peer to peer education è il metodo che usa San Patrignano per portare il suo messaggio di prevenzione nelle scuole di tutta Italia con il progetto We Free. Il format teatrale educativo, studiato e sperimentato da un team di adulti esperti sul tema delle dipendenze che seguono ogni tappa del progetto, ha lo scopo di toccare le corde più profonde degli studenti che durante gli incontri e ascoltando le storie personali dei ragazzi in comunità, hanno la possibilità di parlare delle loro paure e chiarire i loro dubbi sulle scelte giuste o sbagliate da fare. I ragazzi che hanno vissuto la dipendenza raccontano il loro passato, la difficoltà di vivere in comunità e il loro riscatto. Durante lo spettacolo inoltre, alcuni professionisti forniscono informazioni scientifiche sui rischi concreti della droga. Dal nostro osservatorio permanente emerge che il 97% di chi arriva ed entra a San Patrignano ha iniziato con le canne. Nell’ultimo anno, secondo la relazione al Parlamento, sono stati 670.000 gli studenti italiani (26%) che hanno usato almeno una droga. Il 34% degli adolescenti ha fatto uso di sostanze. Il 64% dei ragazzini si rifornisce di droga per strada, il 30% a scuola.

Nel 2018 San Patrignano ha accolto 20 nuovi ragazzi nei due centri minori maschile e femminile, negli ultimi tre anni sono aumentate del 70% le accoglienze. Gli oppiacei e le droghe sintetiche preoccupano perché vengono prodotti in laboratorio, non hanno bisogno del processo di coltivazione, i costi si abbassano. Sono circa 60 le droghe ‘nuove’ prodotte negli ultimi anni. Oggi le droghe sono pasticche con disegnate sopra faccine che sorridono, cuoricini, stelline. Si percepisce un rischio più basso, ma non fa meno male.

Internet poi, consente di avere direttamente la droga a domicilio senza più doversi nemmeno sforzare di trovare ‘la piazza’. Ci auguriamo che il 2019 sia l’anno in cui possa partire in maniera strutturata un’attività in tutta Italia promossa e finanziata dalle istituzioni e non solo da realtà del privato sociale. Si può tornare ad essere autonomi, responsabili, indipendenti e recuperare la propria dignità. Bisogna mettere l’uomo al centro e curare le sue fragilità. La tossicodipendenza è fuga dalla realtà e, se non s’interviene, rischia di diventare una fuga eterna per una generazione intera.