Luci e ombre nel Rapporto Unodc 2004

Panoramica Sanpa

I trend della diffusione e del consumo di stupefacenti nel mondo. Grande enfasi all’efficacia dei trattamenti di riabilitazione. Ma quali?

di Carlo Forquet

La cosa migliore da fare è prevenire il consumo di droghe e la tossicodipendenza prima che si manifesti. Un obiettivo nobile, certo, ma che non ci deve far dimenticare che esistono persone che usano stupefacenti e hanno bisogno di aiuto e attenzione. Investire nei programmi di recupero è un modo positivo ed efficace per restituire loro dignità, perché divengano dei membri attivi della società”. Si conclude con questa affermazione il rapporto annuale che l’Agenzia antidroga dell’Onu (Unodc) ha diffuso nei giorni scorsi da Vienna: una fotografia della diffusione delle sostanze stupefacenti a livello internazionale con pochi “chiari” e molti “scuri”, primo fra tutti la dimensione del fenomeno.

“Il numero dei tossicodipendenti”, si legge nel corposo documento steso in collaborazione con 21 uffici delle Nazioni unite nel mondo, “raggiunge i 185 milioni di unità, una cifra equivalente al 3 per cento della popolazione globale e al 4,7 per cento delle persone fra i 15 e i 67 anni”.

Hashish e marijuana sono di gran lunga le sostanze più diffuse (le usano in circa 150 milioni), seguite dagli Ats (30 milioni per le anfetamine e 8 per l’ecstasy); l’uso di cocaina, stazionario negli Stati Uniti ma in forte aumento in Europa, coinvolge 13 milioni di persone, mentre gli oppiacei contano 15 milioni di adepti, di cui 9 di eroina.

Quest’ultima droga, che ha rappresentato negli anni ’80 e ’90 la vera emergenza in Europa e nel nostro Paese, appare “stabile o il lieve declino” nel Vecchio Continente (tra il 2000 e il 2002 le morti per overdose sono diminuite del 20 per cento), ma rialza la testa in Cina (oltre un milione di tossicodipendenti), in Centro e Sudamerica e, in parte, negli Usa.

Per quanto riguarda il mercato, le coltivazioni di papavero da oppio, da cui è ricavata la sostanza, sono diminuite negli ultimi 15 anni del 40 per cento (nel Sudest asiatico), ma sono andate concentrandosi soprattutto in Afghanistan, che da solo supplisce a più dell’85 per cento della domanda mondiale di eroina.

A farne le spese, sono in particolare i Paesi confinanti, come il Pakistan (4 milioni di tossicodipendenti, di cui 500 mila eroinomani) e la Russia (da 3 a 4 milioni di consumatori, un terzo dei quali di eroina). L’epidemia di eroina, in sostanza, si sta spostando dal mondo occidentale a quello in transizione e in via di sviluppo. Resta, tuttavia, la sostanza per la quale c’è una maggiore richiesta di trattamenti: il 67 per cento in Asia, il 61 in Europa, il 47 in Oceania.

Diverse le tendenze in altre macrozone: nel Sudest asiatico dilagano le metamfetamine, in Africa la cannabis. I numeri relativi ad hashish e marijuana, a dire il vero, sono in crescita esponenziale un po’ dappertutto: aumenta la produzione (32 mila tonnellate nel 2002), aumenta la diffusione (142 paesi riportano sequestri), aumentano le coltivazioni domestiche (in America, Africa, Asia, ma anche in Europa, dove Albania ed Olanda sono ai vertici di questa imbarazzante classifica). E aumenta il consumo, soprattutto in Sudamerica, Cina ed Africa. Una vera emergenza nel “Continente Nero”: basti pensare che oltre il 65 per cento di richieste ci cura e riabilitazione riguardano proprio questa droga.

Un trend simile riguarda gli stimolanti, tra cui le metamfetamine e l’ecstasy. La produzione annuale è di 410 tonnellate per le prime e di 113 per la seconda e si concentra nel Sudest asiatico e in Nordamerica (metamfetamine); nei Paesi Bassi e del Baltico (ecstasy). Anche i consumatori globalmente aumentano, anche se con un ritmo più basso rispetto ad un paio di anni fa: il che fa sperare che nel Sudest asiatico, dove queste sostanze sono molto popolari, si vada incontro ad una stabilizzazione dei consumi.

Se c’è una droga, invece, che a casa nostra sta esplodendo mentre ad altre latitudini sembra “ferma” o in diminuzione, questa è la cocaina. I grafici delle Nazioni Unite (ma anche i dati italiani) mostrano una crescita costante in Europa (dove si sta espandendo anche sotto forma di crack), in Sudamerica, nella penisola arabica e in India.

Sul fronte della produzione, invece, i dati si confermano incoraggianti: le coltivazioni di coca in Perù, Colombia e Bolivia sono diminuite dell’11 per cento nell’ultimo anno e del 30 dal ’99, grazie alle fumigazioni e alla promozione delle colture alternative.

Nel 2003 la capacità produttiva globale di coca è stata di 655 tonnellate, contro le 800 del 2002.
“Posto che ci siamo trovati di fronte ad un’epidemia di tossicodipendenza nella seconda metà del secolo scorso”, spiegano un po’ ottimisticamente gli esperti dell’Unodc, “la diffusione delle droghe riguarda solo il 5 per cento della popolazione sopra i 15 anni”. Questo non vuol dire che bisogna sottovalutarla.

Tre, per l’agenzia antidroga delle Nazioni unite, i motivi principali per non mollare la presa: non ci sono dati chiari ai quali comparare questo 5 per cento di tossicodipendenti, si tratta soprattutto di giovani, non c’è la certezza, sebbene alcuni parametri migliorino, di una situazione in via di soluzione.

Per questo, l’Unodc e il suo direttore Antonio Maria Costa hanno deciso di lanciare una campagna mondiale dedicata alla promozione dei trattamenti terapeutici per i tossicodipendenti. “Secondo un’idea diffusa ma falsa”, ha spiegato l’alto funzionario, “se si diventa tossicodipendenti lo si rimane a vita. E’ un’idea che impedisce alla società di rispondere la meglio ai bisogni dei tossicodipendenti. In realtà, i programmi di riabilitazione sono efficaci e possono avere un enorme impatto sugli individui, le famiglie e la collettività”.

Non mancano, nell’analisi delle Nazioni unite, i riferimenti economici: un trattamento efficace, sottolineano gli esperti, può ridurre dell’80 per cento il tasso di delinquenza e dal 30 al 50 per cento il ricorso a cure ospedaliere. Inoltre, una persona in riabilitazione costa alla società tra un quinto e un terzo di quanto peserebbe se fosse in carcere o senza sostegni terapeutici. “Ciò significa”, precisano gli esperti Onu, “che per ogni dollaro investito in terapie antidroga, si risparmiano da 7 a 12 dollari in spese sanitarie”. Ineccepibile: come dice lo slogan della campagna “il trattamento funziona”. Sì, ma quale? E qui il discorso di fa un po’ nebuloso. L’Unodc, infatti, considera le terapie farmacologiche (vedi metadone e buprenorfina) il mezzo più efficace per controllare la tossicodipendenza. I soli programmi drug–free presi in esame sono quelli psicoterapeutici di estrazione statunitense, che funzionano poco e male perché troppo sbilanciati sulla psicoterapia e sui sostegni farmacologici. Inoltre hanno una durata nel tempo che non supera l’anno e mezzo.

Nessuna menzione per l’efficacia delle esperienze di comunità che si sono sviluppate negli ultimi trent’anni in Italia. Un difetto di analisi, questo, che fa mettere nero su bianco a Costa: “Bisogna dare prova di realismo quanto ai risultati che ci attendiamo dai trattamenti. Il processo è di lunga durata, esattamente come per qualunque altra malattia cronica come il diabete o l’ipertensione. Un trattamento non rimedierà mai alle cause a monte dell’uso di droga, ma, se sostenuto in modo appropriato, può ridurre la gravità dei sintomi e migliorare la qualità della vita delle persone”. Una visione riduttiva, se si pensa all’efficacia dei persorsi educativi. che, se gestiti validamente, producono profondi cambiamenti della persona, aprendo la strada a un recupero pieno. D’accordo sull’importanza dei trattamenti, ma se punta sulla medicalizzazione chi sostiene “un mondo libero dalla droga”, andiamo bene!

Il bilancino dei rischi
Gli adolescenti italiani pensano che consumare ecstasy sia molto grave, come fare uso di eroina e cocaina. E che anche utilizzare psicofarmaci senza ricetta medica non sia un fatto da prendere alla leggera. Per quanto riguarda le droghe cosiddette leggere, invece, l’accettazione è maggiore.

Il quadro emerge dall’ultimo Rapporto sulla condizione dell’infanzia e dell’adolescenza realizzato da Eurispes e Telefono Azzurro, che dedica alcune pagine ai comportamenti a rischio dei giovanissimi del Belpaese.

I 79 per cento dei teenagers considera molto grave ‘calarsi le paste’, l’11,7 abbastanza grave e il 4,4 di nessuna gravità. Anche con eroina e cocaina i ragazzi sono tutt’altro che teneri: l’81,6 per cento ritiene molto grave farne uso, il 10,4 abbastanza grave e il 4,3 non ne avverte affatto la pericolosità. Un po’ diverse le percentuali sulla ‘libera’ assunzione di psicofarmaci: per il 54 per cento è molto grave, per il 29,6 abbastanza grave, per l’8,6 poco grave, mentre il 5,4 non la condanna affatto.

Il consumo di hashish e marijuana, invece, è più sottovalutato. I ragazzi che non esprimono nessuna critica costituiscono il 10,8 per cento del campione ed i restanti giudizi sono meno negativi rispetto a quelli su altri tipi di sostanze: fumare le ‘canne’ è abbastanza grave per il 33,7 per cento e molto grave per il 36,9. Ultima annotazione: il doping per migliorare le prestazioni sportive è accettato come fenomeno di nessuna o poca gravità dal 17,3 per cento dei ragazzi tra 12 e 14 anni. Quelli più grandi (tra 15 e 19) esprimono lo stesso giudizio nel 13,1 per cento dei casi. Come dire: da che mondo è mondo, crescendo si impara.

Prendo.. di tutto di più
Gli ultimi dati sono concordi: tra i giovani si registra una discreta tendenza a consumare hashish e marijuana (usa spesso queste sostanze il 6,5 per cento degli intervistati, più raramente l’11,3).

Segue, con percentuali più contenute, il consumo di cocaina, molto frequente per l’1,8 per cento del campione e occasionale per il 2,8. Il 2,2 per cento degli adolescenti fa uso di lsd “occasionalmente” e l’1,4 “spesso”.

Il consumo delle droghe di sintesi tende ad affermarsi prevalentemente in contesti specifici, spesso legati alla vita notturna: ketamine, crystal ed ecstasy vengono utilizzate “spesso” o “occasionalmente” da oltre il 4 per cento del campione.

Una delle caratteristiche dei consumatori delle nuove droghe è la poli–assunzione, ossia la tendenza ad assumere più sostanze in una stessa serata. L’eroina registra un grado di penetrazione minore: l’1,4 per cento la consuma spesso, mentre lo 0,8 occasionalmente e il 93,6 mai.

Canne da proibire
Secondo un recente sondaggio, il 69,5 per cento degli italiani sarebbe contrario alla legalizzazione delle ‘droghe leggere’, affermando che è giusto perseguire penalmente chi ne fa uso.

Al contrario, circa un italiano su quattro sarebbe favorevole a questa opzione. Il confronto con il 2003 evidenzia un incremento dei contrari (dal 58,3 per cento al 69,5) e una parallela diminuzione dei favorevoli (dal 30,8 al 26,6.).

Bicchieri e bicchierini
Alcolici e superalcolici a go–go: anche questo dato emerge dal Rapporto Eurispes, che evidenzia come il 26,1 per cento del campione consumi ‘spesso’ bevande alcoliche e il 45,3 per cento ‘occasionalmente’, mentre sul fronte superalcolici le percentuali sono del 12,7 per cento per l’uso frequente e del 30,5 per quello occasionale.

I drink sono più ‘gettonati’ nell’Italia settentrionale, soprattutto tra i ragazzi del nord–est, meno al sud, dove il 64,6 per cento degli intervistati dice di non berne mai. Per quanto riguarda l’età, i ragazzi tra 15 e 19 anni bevono molto (il 45,1 lo fa ‘occasionalmente’ e il 20,9 spesso), mentre i giovanissimi sono molto più contenuti (il 75,8 per cento non beve mai).

In accordo con la tendenza esposta, si nota anche che i giudizi negativi sull’abuso di alcolici sono molto più frequenti tra i ragazzi del sud (il 24,9 per cento pensa infatti che ubriacarsi sia molto grave) e delle isole (qui è il 21,6 a ritenere che sia molto grave). Meno rigida la posizione al nord, dove è più elevato il numero di adolescenti che non critica questo atteggiamento e dove cala la percentuale di quelli che esprimono un giudizio molto negativo.