Marcello Veneziani: tra Dioniso e Apollo

L’abbiamo incontrato in occasione di una serata all’insegna della filosofia e ne è nata una chiacchierata sulla valenza di miti ed esempi del nostro tempo.
Scrittore, giornalista, filosofo, Marcello Veneziani è intervenuto alla rassegna filosofica “La bellezza salverà il mondo?” di Misano Adriatico, che lo ha visto riflettere su come il concetto di bello si sia allontanato dalla sua valenza originaria.

Dal “bello e buono” dell’antichità greca, dove la piacevolezza estetica è segno di un’armonia interiore, ispirata da qualcosa di più alto e sacro, oggi la bellezza si ritrova ridotta perlopiù al suo valore seduttivo, da consumare rapidamente e dimenticare altrattanto in fretta.

In bilico tra due opposti, dionisiaco e apollineo, tra il fascino demoniaco del “sublime” e l’armonia della misura, la bellezza è quello che dovrebbe salvarci, ha spiegato Veneziani nel corso della conferenza, permetterci di riscattare la propria vita personale di fronte alle brutture che ci circondano. In realtà, la deriva attuale, quella che ha ridotto il bello inteso come “sguardo sul cosmo” a cosmetica, vede il dominio della bellezza intesa come gioia peritura.

E così ecco che si spiega l’ossessione del tratto giovane esasperato, la rincorsa del volto perduto attraverso la chirurgia estetica, una tarda età vissuta con disperazione quando “non accetta che il tempo tocchi la mitologia della bellezza in cui si è identificata”.

Lo sapevano bene gli antichi che la forza della bellezza può essere non solo edificante ma anche distruttiva. E così una volta sloggiata dalle sfere celesti si è trasformata in una malattia, un’ansia di perfezione fisica alimentata dagli stereotipi sociali dove “la perdita dell’avvenenza viene risarcita dalla stravaganza”.

L’esperienza quotidiana, incapace ormai di cogliere la bellezza nell’essenza, soffoca nell’esteticità delle rappresentazioni, del kitsch, dalla massificazione dell’immaginario che induce al consumo e, fondamentalmente, all’insoddisfazione perenne.

Come fare dunque?
“Partire dall’accettazione del proprio limite, ha spiegato Veneziani. Recuperare il senso della misura così da cogliere l’essenza della bellezza e un po’ di amore per se stessi. Accettare la propria condizione di uomini, limitati e perituri”.

Dai miti greci ai politici che ci rappresentano
e all’opportunità dei test anti droga.
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