Marco

Non sono uno studioso e la conclusione a cui sono arrivato non è tratta da quello che ho sentito dire, ma da quella che, seppur breve, è stata la mia esperienza con la cannabis. Ho 21 anni e la mia ultima assunzione risale a 10 mesi fa, dopo 5 anni di costante utilizzo giornaliero. Non posso dire che ci sono stati danni permanenti, ma è ancora vivido il ricordo di come durante le prime settimane, dopo l’ultimo spinello, recuperavo mano a mano la capacità di ricordarmi dettagli di una giornata, di come riuscivo a prestare attenzione e comprendere lunghi discorsi o fare calcoli logici che fino a qualche giorno prima ero costretto a compiere con carta e penna alla mano. Queste sono solo le più evidenti difficoltà dovute dal torpore indotto dalla cannabis, che comunque non ritengo siano la cosa più grave. Per me quello che è stato il male più grosso del consumo di cannabinoidi era che avevo trovato una via di fuga dai problemi a buonissimo mercato, non avevo più bisogno di affrontare quello che mi dava disagio, non avevo più bisogno di scervellarmi per trovare qualcosa che mi rendesse felice o desse un senso alla mia vita. Le canne erano tutto quello che mi serviva per avere la mia oretta di pace. Nessun problema era più veramente un problema, non andava più affrontato perché ci si poteva illudere di averlo allontanato e man mano lo si dimenticava.