Matrimoni a San Patrignano: quando si dice sì

Panoramica Sanpa

Costruire una famiglia, dopo anni di droga. Perché si sente il bisogno di crescere con la persona che si ama. I racconti di alcune coppie che in comunità hanno trovato la forza di ricominciare

di Silvia Mengoli

Le coppie che arrivano a Sanpa vengono separate, temporaneamente. “Perché in due è più difficile uscirne, non si ha la forza di sostenersi a vicenda e quando la fatica è la stessa si corre il rischio di raddoppiarla”. Prima bisogna ritrovare se stessi, riscoprire il valore delle cose, delle emozioni, dei sentimenti. Bisogna comprendere l’importanza del sacrificio e della rinuncia all’individualità, per portare avanti i propri impegni, per difendere i propri affetti, per dare continuità alle proprie esperienze. La difficoltà più grande che hanno le persone con problemi di droga è proprio legata al fatto che tutte le loro soddisfazioni, le loro emozioni sembrano durare solo il tempo della loro realizzazione. Poi si esauriscono. Senza alcuna volontà di mantenerle, senza alcuno sforzo per continuare a viverle e trasformarle in qualcosa di profondo: un sentimento, un amore, un’amicizia.

“La droga creava una complicità totale tra di noi”, ricorda Roberta. “Il nostro rapporto era condizionato dal trovare le dosi, dal condividere i momenti in cui ci si faceva assieme, dalle emozioni che provavamo senza esserne davvero protagonisti. Sensazioni tutte artificiali, provocate dalle sostanze”. E l’amore, la stima, il rispetto? “C’erano, il tempo lo sta dimostrando, ma non erano quelli a tenerci uniti. Quando sono arrivata in comunità mi sembrava di impazzire. Credevo di non farcela senza di lui e invece…piano piano ho riacquistato sicurezza, ho riscoperto dei lati del mio carattere che non ricordavo, e soprattutto la voglia di vivere davvero, anche assieme ad un’altra persona. Dopo un anno e mezzo abbiamo ricominciato a vederci, sempre più frequentemente. Tra un po’ andremo a casa. I nostri progetti? Una famiglia, un lavoro, dei figli. Ci siamo ritrovati, ci sentiamo di nuovo protagonisti della nostra esistenza e in grado di ricominciare la nostra storia d’amore nella consapevolezza e nel desiderio di crescere assieme”.

Sara, trent’anni, un viso da bambina circondato da lunghi capelli biondi con due occhi azzurri che svelano ogni sua emozione, l’amore della sua vita l’ha conosciuto a San Patrignano. “Io stavo ancora affrontando il mio percorso di recupero, Osvaldo lo aveva già terminato. Mi ha aspettato”. Ha atteso che anche per lei arrivasse il momento giusto, per scegliere, per riconoscere un affetto profondo, vero. Non una sensazione che in un attimo ti riempe l’esistenza e che corri il rischio di cercarla solo per una gratificazione del momento, ma un qualcosa di molto più grande, capace di durare nel tempo. “Finito il programma sono tornata a casa, io e Osvaldo ci siamo frequentati, il nostro rapporto è andato avanti. Ci siamo sposati. Ed è nata Benedetta”. Anche la storia di Monica e Fabrizio è nata a San Patrignano. “Ci siamo conosciuti nel 1993. Tutti e due eravamo in comunità da diverso tempo, avevamo deciso di restare per aiutare gli altri. Era stata appena inaugurata la nuova sala da pranzo, bisognava organizzare i turni delle pulizie, del servizio ai tavoli. Ad ognuno di noi era stato affidato un incarico. Ci incontarvamo spesso.

All’inizio tra di noi c’era un sentimento di amicizia, che col tempo si è trasformato in un qualcosa di più profondo. Ne parlammo con Vincenzo Muccioli. Nel 1996 ci siamo sposati, in comunità, assieme ad altre dodici coppie. Poi è nata Eleonora, oggi ha quattro anni”. Riscoprire se stessi per scoprire gli altri. E’ stato così per tutte le coppie che si sono formate, sono cresciute, si sono ritrovate a Sanpa. Coppie che si sono conosciute durante il percorso, altre che sono entrate insieme. Molti con dei figli. Federico ed Anna sono ripartiti da zero, hanno fatto di San Patrignano la loro casa, il loro futuro, l’addio al passato. Sposati con un bimbo, la droga presente nelle loro vite, senza un momento di tregua, nonostante il bambino. “Stavamo toccando il fondo, e il nostro rapporto andava a rotoli. Ci siamo separati, ognuno per la sua strada. Ma c’era Luca, il suo bisogno di viverci, di avere genitori responsabili al suo fianco, di stabilità affettiva. Ci siamo rimessi in gioco, per lui, per salvare il nostro matrimonio”.

Anna è entrata a San Patrignano, Federico l’ha raggiunta dopo qualche mese. Il bambino è rimasto con i nonni per due anni, poi è arrivato anche lui. “Abbiamo faticato a superare il nostro problema di tossicodipendenza, a ricostruire il nostro legame e a ritrovare il senso di responsabilità e di equilibrio. Ma c’era qualcosa di profondo che ci aveva unito e non potevamo buttarlo via. Tra poco avremo un altro bimbo. Continuiamo a vivere qui, insieme a chi ha bisogno di aiuto”. Dove ogni ‘sì’ nasconde storie di dolore, di degrado, di emarginazione. Cristina e Roberto si erano conosciuti in piazza, in cerca di droga. Quando sono arrivati in comunità, la loro bambina aveva tre anni. “Oggi siamo una famiglia molto unita: nessuno di noi si sente inferiore o superiore all’altro”, dice Roberto, “fra noi c’è rispetto e il desiderio di aiutarci”. L’importante, spiegano, è che il dialogo non si interrompa mai.

“Del nostro passato, degli errori che abbiamo fatto gliene abbiamo parlato tante volte senza imbarazzo. Aspettando che le occasioni arrivassero, che ce lo chiedesse lei, che i tempi fossero maturi”. Adesso la loro figlia ha 16 anni e frequenta il liceo alberghiero. “Non ci siamo mai imposti, ma abbiamo preso insieme a lei ogni decisione. Abbiamo preso coscienza del nostro ruolo di genitori, ogni giorno di più, offrendo a nostra figlia quella tranquillità di cui aveva bisogno”. “Lavoriamo al ricongiungimento della famiglia, aiutando le madri e i padri a ritornare ad essere protagonisti della vita dei loro figli, sensibilizzandoli sempre di più rispetto al proprio impegno, anche attraverso gruppi di sostegno per i genitori in difficoltà”, spiegano alcune educatrici della comunità. “Il senso di colpa spesso può interferire nella relazione genitore–figlio ed essere alla base di interventi inadeguati”. Devono ricominciare una vita assieme, devono essere capaci di offrire ai loro piccoli qualcosa di meglio rispetto a prima, soprattutto la sicurezza emotiva necessaria alla formazione della loro personalità.

Festa di nozze per dodici

Sei coppie davanti all’altare per ricominciare una nuova vita: famiglia, lavoro, bambini. Una festa di nozze speciale organizzata a San Patrignano. Accadrà domenica 19 maggio, durante la Santa Messa celebrata da Don Fiorenzo Baldacci, il sacerdote che svolge il servizio religioso nella Comunità. Sei uomini e sei donne pronuncieranno il loro ‘sì’ davanti ai 1.800 ragazzi di Sanpa e ai parenti e amici, riuniti per questa importante occasione. Non è la prima volta che a San Patrignano si celebrano tante nozze e tutte insieme. E’ accaduto nel 1983 – allora furono trentadue le promesse d’amore eterno – e nel 1996 con tredici matrimoni celebrati. Quest’anno saranno in dodici a presentarsi all’altare, accompagnati dalla marcia nuziale: Carlo Bozzo e Cinzia Bellot, Michele De Masi e Anna Frignani, Gianni Fornari e Silvia Mengoli, Mario Monaco e Mara Battiston, Massimo Morolli e Daniela Deiana, Gianfranco Scanu e Maria Solinas.

In Italia aumenta il numero delle famiglie

Secondo i primi risultati del 14° censimento dell’Istat sono 21.503.088 le famiglie italiane, quasi due milioni in più rispetto a due anni fa. I nuclei famigliari evidentemente più numerosi, risultano però essere sempre più piccoli: il numero medio dei componenti è infatti sceso da 2,8 a 2,6. La maggior parte delle famiglie non supera le tre persone e molte sono costituite solo da una, anche in conseguenza del progressivo invecchiamento della popolazione. In un’indagine di due anni fa, l’Istat aveva evidenziato la crescita dei single e delle coppie senza figli e la diminuzione di quelle con bambini.

Nel 1998, le coppie con figli erano 10 milioni e 80 mila, con un decremento di 469 mila unità rispetto al 1988. Il calo della fecondità, oltre a produrre una riduzione del peso delle famiglie con figli (dal 65,9 per cento dei nuclei nel 1988 al 61,2 per cento nel 1998), favorisce un aumento costante del numero di coniugi con un figlio solo. In un decennio questi sono passati dal 41,2 per cento al 45,2 per cento. Diminuita la percentuale dei nuclei famigliari con tre e più bambini (dal 16,1 per cento al 12,1 per cento), stabile invece quella delle coppie con due figli (42,7 per cento).