Metti un’estate a Sanpa

“All’inizio è stata dura. Ogni sera andavo a letto con il proposito di andare via la mattina dopo. Poi, al risveglio ero assonnato e distratto e mi scordavo, tiravo fino a mezzogiorno e nel pomeriggio mi dicevo: ‘Vabbè, oramai è tardi, vado via domani’. “Così, sono arrivato fino a luglio”

di Patrizia Russi

Alessandro ha 21 e gli occhi azzurri. Occhi da cui, mentre racconta, traspare una profondità insolita per un ragazzo così giovane. Non che i giovani non possano essere profondi, s’intende. Ma ci sono sguardi che, solo ad osservarli, raccontano storie forti, lasciando cogliere all’interlocutore sfumature di una solitudine sperimentata e di una spensieratezza prematuramente perduta.

Lo sguardo di Alessandro è uno di quelli.

Oggi, dopo tre anni trascorsi nel centro minori di San Patrignano, il suo sorriso s’illumina della luce ritrovata di chi è riuscito a dare una nuova direzione ad una vita un tempo creduta persa.

Entrando nella piscina di Sanpa, in questa torrida estate 2007, si può incontrare Alessandro che, facendo a turno con altri ragazzi, si occupa della sicurezza dei natanti. Quest’inverno, tra una lezione e l’altra (Ale ha frequentato in comunità il biennio dell’Istituto per grafico pubblicitario), ha trascorso molte ore nelle piscine di Rimini e Riccione per ottenere il brevetto da bagnino. E ce l’ha fatta.

Guardandolo all’opera, non si può fare a meno di chiedersi come può essere per un ventenne trascorrere l’estate in comunità. E lui risponde. Sincero e schietto. “E’ difficile. L’estate è piena di richiami, sai il mare, le straniere. Nel mio caso è anche affollata di ricordi. E’ un momento in cui ci si lascia andare. Come per magia quelli che d’inverno si considerano tabù, in estate diventano libertà”. Alessandro smette di parlare e si guarda intorno, alcuni ragazzi si tuffano dal trampolino, altri nell’acqua bassa improvvisano una partita di volley acquatico tra risa e schiamazzi. “A volte”, riprende, “penso a come sarebbe essere a casa adesso. Ma poi butto un’occhiata indietro, a come ero e so che è meglio e giusto così. L’estate per un ventenne può essere bellissima e micidiale. Ti può capitare facilmente di trovare la combinazione sbagliata di tutto: amici, ragazza, situazioni. A me è successo”.

Alessandro ha iniziato con le droghe nell’estate dei suoi 13 anni e, bruciando le tappe in tempi record, a soli 15 anni si è sentito dire dalle stesse persone con cui esplorava la ribellione, le droghe, la violenza, la dipendenza: “Vacci piano ragazzo, se continui così tu a 16 anni non ci arrivi”. Ma tirare il freno, da soli e in gioventù, quando ci si sente imbattibili, non è facile.

Un giorno, aveva 17 anni, si è ritrovato rinchiuso in una stanza asettica e bianca del reparto di psichiatria di Massa, la sua città. Al risveglio non ricordava come ci fosse finito. “Avevo oltrepassato ogni limite che la trasgressione può offrire. Materiale e morale. So che avevo preso di tutto”, continua, “cocaina, psicofarmaci, eroina. Poi il buio”. Mentre Alessandro vagava in quell’oscurità era in casa con i suoi genitori, ma il suo delirio era così imponente che non riuscivano a fermarlo. “Ho spaccato, picchiato, gridavo come un folle e non vedevo nulla. I miei hanno dovuto chiamare la polizia”. Da psichiatria è stato affidato ai servizi sociali che a loro volta lo hanno affidato ai genitori con la clausola che se, per sei mesi, avesse messo il naso fuori casa anche solo per prendere una boccata d’aria, lo avrebbero mandato in un istituto minorile.

Il 30 settembre del 2004, esattamente dopo 11 giorni dal suo diciottesimo compleanno, Alessandro è entrato a Sanpa.

Eppure avrebbe potuto non farlo, I sei mesi erano finiti. Avrebbe potuto rituffarsi nelle estati a venire sperando di farcela. Ma la voglia di riscatto per quella gioventù privata della spensieratezza ha prevalso. “Qui all’inizio è stata dura. Ogni sera andavo a letto con il proposito di andare via la mattina dopo”, racconta, “poi al risveglio ero assonnato e distratto e mi scordavo, tiravo fino a mezzogiorno e nel pomeriggio mi dicevo: vabbè, oramai è tardi, vado via domani”. “Così, sono arrivato fino all’estate”.

Dopo quel periodo Alessandro non ha più chiesto di andarsene. Questa del 2007 è la sua terza estate a San Patrignano. Sole, afa, acqua al cloro e risate con gli amici si uniscono al cammino che Alessandro sta facendo. Ogni tanto, è vero, arriva una ventata di malinconia e desideri. Ma è una sensazione sopportabile quando pensa alle estati del futuro. Quelle che vivrà da ragazzo libero che sta definendo i contorni dell’uomo che diventerà.
Mai più estati in bilico.