Al ministro Veronesi diciamo che…

Umberto Veronesi - San Patrignano

Le recenti dichiarazioni del ministro Veronesi fanno pensare a una società senza memoria.

Sembra quasi che la diffusione di massa delle droghe sia un problema nuovo sul quale non esistono certezze. Eppure, conosciamo perfettamente i danni sociali e sanitari provocati da queste sostanze. Negli ultimi trent’anni, da quando il consumo di stupefacenti è esploso come fenomeno di massa nella società occidentale, sono stati prodotti numerosi studi scientifici ed epidemiologici sull’argomento.

Negli ultimi trent’anni, da quando il consumo di stupefacenti è esploso come fenomeno di massa nella società occidentale, sono stati prodotti numerosi studi scientifici ed epidemiologici sull’argomento. Ricerche che ci mettono nelle condizioni di analizzare in modo non ideologico ma assolutamente pragmatico i costi sociali e sanitari dell’uso di droghe.

Sappiamo, ad esempio, che hashish e marijuana provocano una dipendenza non psicologica ma anche fisica, agendo su recettori molto simili a quelli dell’alcol e degli oppiacei. Sappiamo, ancora, che la quantità di principio attivo contenuto negli spinelli è sempre maggiore, a causa del lavoro di selezione delle piante svolto nelle coltivazioni in serra, che ha portato all’immissione sul mercato di qualità sempre più potenti di questa droga. Sappiamo che la cannabis provoca, tra i tanti effetti negativi, perdita della concentrazione e confusione mentale, sindromi amotivazionali e, nei più giovani, addirittura forme di dissociazione che possono aprire la strada a gravi problematiche di carattere psichiatrico. Sappiamo, soprattutto, che hashish e marijuana sono la porta d’ingresso per l’uso di altre sostanze.

I dati epidemiologici sui 20 mila ragazzi passati in questi anni da San Patrignano, da tutte le comunità e da tutti i servizi pubblici, evidenziano come il 99,9 per cento di essi abbia iniziato il suo percorso di tossicodipendenza dallo spinello.

La strada della droga è sempre la stessa.

Inizia con il naturale disagio dell’adolescenza e con il bisogno di essere accettati dagli altri, prosegue con il primo contatto con la marijuana e con la falsa sensazione che grazie ad essa si è migliori, va avanti con la ricerca di nuove emozioni, di uno sballo più forte come quello dell’ecstasy e della cocaina, finisce inesorabilmente con gli psicofarmaci per calmarsi e con la “mamma” di ogni drogato: l’eroina.

Molti, dopo le prime esperienze, si fermano, ricominciano a crescere, scelgono altre strade. Per altri, i più fragili, i più immaturi, quelli con meno punti di riferimento ed opportunità educative, si apre una strada drammatica, a volte senza ritorno. Solo alcuni riescono ad essere accolti in comunità, perché le richieste superano di molto i posti a disposizione.

Noi non siamo scienziati, siamo semplici educatori. Ma non ci sembra giusto che un ministro (che è anche uno scienziato), parlando di prevenzione ed educazione proponga ai ragazzi e alle loro famiglie informazioni false e fuorvianti su una presunta non pericolosità delle droghe. Sono proprio questi messaggi a contribuire alla sempre maggiore diffusione di queste sostanze e alla diminuzione dell’età dei consumatori. Da educatori sappiamo che per prima cosa dobbiamo trasmettere ai ragazzi il senso di ciò che è dannoso e di ciò che non lo è, di ciò che è lecito e di ciò che non lo è, attraverso la testimonianza del nostro esempio concreto. Troppi, anche nel mondo delle istituzioni, non si assumono questa responsabilità.

Non aprite quella porta

I motivi per cui ci si accosta alle droghe sono tanti: il bisogno di essere accettati nel gruppo, di divertirsi di più o di non annoiarsi, di stare meglio con se stessi e con gli altri, di fuggire le proprie paure.
Ma l’obiettivo è sempre uno solo: sballare.

Può accadere, e per fortuna in molti casi accade, che questa sia una parentesi: il ragazzo trova altri interessi e punti di riferimento, si accorge che sta sbagliando e cambia strada. Ma in tantissimi altri la droga prende il sopravvento e diviene molto duro e difficile venirne fuori. Per questo uno Stato responsabile, cioè attento alla formazione dei giovani e soprattutto di quelli più fragili ed esposti tra loro, non può consentire lo sballo legale. Deve dire in modo chiaro, se veramente vuole attuare serie politiche di prevenzione ed educazione, che tutte le droghe sono illecite e pericolose: per il singolo, per la collettività, per i rapporti fra le persone. Ognuna di queste sostanze, a partire dalla marijuana (una tipica droga d’iniziazione), è una stanza con un’unica porta d’ingresso su cui c’è scritto: sballo.

Quando allunghi la mano per aprirla, la ricerca di un qualcosa che alteri il rapporto con te stesso e col mondo fa già parte dei tuo modo di essere. Quindi hai già un problema. Dentro, non potrai che trovare altre porte che conducono ad altre droghe e a sballi emotivamente sempre più forti. Questa è la sostanziale differenza fra la droga, ogni droga, e l’alcol, il tabacco, il sesso, il gioco. L’alcol, ad esempio, è una stanza con tante vie d’accesso.

C’è quella dello sballo, certo; perciò sono essenziali campagne di prevenzione e limitazioni per i più giovani.

Ma c’è, soprattutto, la porta del gusto, quella dell’accompagnamento con il cibo, quella della cultura, quella del semplice piacere, quella della tradizione. Sono tutte strade che nulla hanno a che vedere con il bisogno di modificare il proprio stato mentale. Per questo possono far parte, con un uso moderato e consapevole, della vita di tutti noi senza implicare la cultura dello sballo.