Modelli di comunità per ripartire

Comunità di San Patrignano

La comunità di San Patrignano

Antonio Tinelli, coordinatore del Comitato Sociale Fondazione San Patrignano, ha spiegato come la Comunità sia un’impresa sociale che ricrea l’idea di famiglia. Raggiungendo un 70% di riuscita.
“La Comunità rappresenta un modello positivo perché è attivo con dinamiche sociali e lavorative.

L’obiettivo è quello di salvare tutte quelle vite a rischio di finire a causa di sostanze stupefacenti, degrado ed emarginazione.” ha illustrato Tinelli “Sono proprio i ragazzi a rappresentare il valore positivo: è l’individuo che si pone al centro con i propri bisogni e anche con tutte le proprie risorse”.
Dal punto di vista economico la comunità oltre agli aiuti riesce a sostenersi attraverso i molti settori lavorativi e di formazione.
Per garantire il reinserimento nonostante la crisi si è ricorso ad un nuovo progetto multidisciplinare, il microcredito, che crea posti di lavoro facilitando l’impiego dei ragazzi.

Un’impresa per realizzarsi

Il secondo progetto basato su questi valori positivi è La Villette Emploi, come ha spiegato Olivier Flament, Direttore generale: “ L’idea nasce per aiutare coloro che vivono vincolati da situazioni di difficoltà quali un reddito molto basso o la residenza in zone dense di disoccupazione, violenza, droga, emarginazione e un’elevata immigrazione.

In concreto abbiamo scelto di creare noi stessi dei posti di lavoro da offrirgli, mettendo in piedi un’impresa senza azionisti i cui profitti sono tutti destinati all’aumento dei salari, alla formazione e alla ricerca, oltre che allo sviluppo di un business per il nostro futuro. I nostri dipendenti sono impegnati in servizi di assistenza al cliente o altri incarichi in vari centri culturali. La loro realizzazione professionale e personale è inoltre seguita da 50 operatori sociali e supportata da corsi di formazione. Abbiamo un tasso di successo di reinserimento lavorativo con posto fisso del 70%.

A permettere tutto questo sono anche gli aiuti ricevuti. Si sta parlando di un progetto in continua evoluzione e aperto a nuove proposte e nuovi impegni sempre finalizzato allo sviluppo sociale.”

Humanicitè

Chiude il panel l’intervento di Thérèse Lebrun, economista specializzata nella questione sanitaria, che ha parlato di un esperimento avviato tramite l’Università Cattolica di Lille nel 2009, un tentativo ben riuscito di economia positiva: “Grazie ad alcuni prestiti abbiamo acquistato 15 ettari di un terreno destinato all’urbanizzazione con l’obiettivo di sviluppare un quartiere intorno a dei valori importanti, fra tutti la condivisione e l’uguaglianza.

Abbiamo quindi rivenduto il terreno ad agenzie immobiliari accordandoci sulla tipologia di strutture da far sorgere: così troviamo nel nostro quartiere, Humanicitè, degli isolotti abitativi ciascuno con uno spazio comune di interazione al centro, divisi tra appartamenti privati e alloggi sociali, e spazi verdi, spazi di puericultura, di dibattito, di religione, una scuola di infermieristica, una centrale di energia al 50% rinnovabile, servizi a domicilio e molto altro.

La nostra visione di questa aerea urbana è quella di un “laboratorio vivente”, il cui sviluppo è frutto di tutta la comunità circostante, e nella quale promuoviamo il ritorno alla condivisione umana delle difficoltà, quindi integrazione e sostegno delle fasce più deboli come senza tetto e disabili, ma anche dei momenti piacevoli di una vita positiva.”

La presenza di questa realtà nel PEF è stata una perfetta testimonianza di come un’impresa, l’Università Cattolica, abbia la possibilità di contribuire al sogno di una società migliore.