Il mondo intorno

«Se non cambiamo noi, come facciamo a sperare di cambiare il mondo intorno a noi?». È con questa frase che Angela Iantosca, giornalista e scrittrice, conclude il dibattito “Il mondo intorno” al WeFree Days, oggi 9 ottobre, nella comunità di San Patrignano. E ribatte così Carmine Amato, educatore di strada, che ha affiancato Angela nello stesso forum della seconda giornata dell’evento: «Bisogna influenzare il parere di chi abbiamo intorno, partendo dal basso, se vogliamo davvero cambiare le cose».

Ha aperto il forum Carmine Amato presentando il suo libro, “Il ragazzo sta bene così”, del quale legge qualche passo. Lui si definisce educatore di strada. Ha aiutato bambini e ragazzi di Napoli, stando con loro, cercando di mostrargli la strada giusta, allontanandoli da un mondo che lui stesso definisce “zona di guerra”. «A Napoli ci sono 120 morti all’anno sotto i 25 anni, per sparatorie, regolamenti di conti – racconta Amato – Di fronte alla morte non c’è più speranza, non si può accettare. Bisogna spiegare ai ragazzi perché certe cose accadono, perché per loro è normale, come è normale vendicarsi. Quando sono andato al funerale di un ragazzo, Cesare, ucciso in un regolamento di conti, in chiesa non c’erano adulti, a parte i genitori. Solo ragazzi. Non possiamo lasciarli soli». Carmine ha fondato anche un’associazione, Il tappeto di iqbal, che si occupa di dar supporto ai ragazzi di strada nel napoletano e che oggi conta 70 collaboratori. «Dobbiamo far capire ai ragazzi che ci sono altri modi per vivere – continua Amato – Certo che parlare con quattordicenni armati di pistola fa un certo effetto; l’unica chiave per arrivare ai ragazzi è stare con loro tutti i giorni, creare una relazione, esserci. L’unico modo per sconfiggerla è fare le cose con amore, perché loro non conoscono questo sentimento incondizionato; così, proprio come è successo a me, poi cercheranno di far del bene a loro volta a chi ne ha bisogno».

Approva Angela Iantosca, che da anni si occupa di ‘Ndrangheta, e la definisce la mafia più grande del mondo, con giro d’affari stimato di 60 miliardi di euro. «Loro non conoscono l’amore, sono disposti a uccidere la loro famiglia, se questa viene meno alle regole – spiega Angela – Quando tu fai qualcosa per loro senza chiedere nulla in cambio, loro si aprono, perché vedono un amore che non concepiscono». I report di Iantosca e il suo libro, “Figli di ‘Ndrangheta”, riportano aspetti di vita della famiglia mafiosa, raccontando come vivono le mogli, i figli e la famiglia in questo contesto. «Alle figlie del boss non viene detto che possono innamorarsi – racconta Angela – Quando qualcuno chiede la loro mano al padre esse vengono date in sposa, per creare un’alleanza tra famiglie. Sembrano racconti, ma la vita nella ‘Ndrangheta è proprio così». Sono increduli gli studenti che partecipano al forum, ai racconti di Angela di attimi di vita mafiosa, di famiglie che nello scantinato allestiscono mercati di droga, di fianco ai quali i bambini giocano a pallone tranquilli. «Nella famiglia di ‘Ndrangheta i bambini fanno da vedetta, controllano le strade, le mogli vanno a trovare i mariti in carcere, spesso in altre regioni, e tutti crescono come se questa fosse la normalità. Bisogna denunciare queste realtà per combatterle, perché ammortizzano la società, tolgono la libertà con la paura. È per questo che ho deciso di fare la giornalista».

Carmine Amato al WeFree Days 2015 – Video

Angela Iantosca al WeFree Days 2015 – Video