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Panoramica Sanpa

Tra medicine, visite ambulatoriali e banche dati computerizzate. Le attività del centro medico e dei ragazzi della farmacia

di Silvia Mengoli

Un migliaio di prelievi ogni mese, oltre cinquecento visite mediche, circa duecento controlli in programma nell’ambulatorio infettivologico. Sono solo alcune delle attività svolte all’interno del Centro medico per garantire un’appropriata assistenza sanitaria agli ospiti di San Patrignano. A gestire, coordinare, organizzare tutta l’attività del Poliambulatorio di Sanpa è il gruppo della ‘farmacia’, circa una trentina tra ragazzi e ragazze, seguiti passo a passo da Egidio Lotti – uno dei primi volontari della comunità – che ogni giorno assicurano il buon funzionamento della struttura.

Si occupano di tutto, dalla prenotazione delle visite mediche all’archiviazione dei dati sanitari di ogni paziente, fino alle medicazioni, al lavoro infermieristico , alla distribuzione dei farmaci e all’acquisto di tutte le medicine, comprese quelle del reparto di degenza. “Offriamo ai ragazzi un servizio altamente qualificato”, spiegano i medici della comunità. “Grazie all’utilizzo di macchinari all’avanguardia e alla collaborazione di un’equipe di specialisti che si alternano ogni settimana per tenere sotto controllo la salute delle 1.800 persone che vivono a San Patrignano”.

Il gruppo della farmacia assiste i medici nella routine giornaliera, svolge un lavoro organizzativo di programmazione e di gestione dati e risponde alle esigenze dei ragazzi. “Questo è forse l’aspetto più delicato”, racconta Cristina, infermiera professionale. “Soprattutto quando si tratta di controllare che non ci sia un eccessivo ricorso ai farmaci, con la pretesa di ricevere qualsiasi cosa faccia effetto in brevissimo tempo”.

Un atteggiamento piuttosto diffuso nel nostro Paese, come rilevano i medici di base in uno studio incentrato sul rapporto con i pazienti. La maggior parte degli italiani non tollera di restare a casa più di 48 ore, cambia il medico solo perché non prescrive farmaci ‘miracolosi’ , non rispetta le ricette, ma al tempo stesso, pretende un numero di analisi e visite spropositato, che ogni anno costano allo Stato un milione di euro. Secondo l’Istat a consumare più farmaci sono le donne (40,5 per cento). Ma anche tra i giovani si sta diffondendo l’abitudine all’uso eccessivo di medicine. Soprattutto nella stagione invernale. Mal tollerati influenza e raffreddore, per fare fronte ai quali si ricorre soprattutto a prodotti a base di vitamina C. Nel 2001 gli italiani hanno consumato 26 milioni di confezioni di vitamine: costo 16 milioni di euro.

“Per noi è fondamentale rieducare i ragazzi ad un corretto uso dei medicinali”, spiega Cristina. “Far comprendere loro che i farmaci servono per curare, non per altro – non dimentichiamoci che spesso sono persone che per sballarsi hanno buttato giù di tutto. E soprattutto”, continua, “riabituarli a sopportare il male. Un ex tossicodipendente ha la soglia del dolore bassissima. Avendo abusato di sostanze stupefacenti ha vissuto per anni come ‘anestetizzato’”. Un semplice mal di testa, con il quale moltissime persone sono ‘condannate’ a convivere, per chi ha un passato di droga può diventare motivo di sospensione delle attività, “un ‘dramma’ fisico a cui porre immediatamente rimedio”.

Non solo, ma spesso si passa da un estremo all’altro: a volte i ragazzi si trasformano in malati immaginari, un po’ ipocondriaci, affetti da patologie inesistenti. “Si sono trascurati per anni e d’improvviso vogliono recuperare il tempo perduto. Si osservano, si controllano. Un semplice foruncolo o una verruca diventano motivo di preoccupazione, tale da avanzare richieste di visite specialistiche. Il dermatologo è richiestissimo, come altri specialisti che vengono a San Patrignano”.

Come fare allora a controllare le reali esigenze sanitarie di tutti i ragazzi della comunità? “Da anni la gestione dei contatti con il Centro medico è stata affidata ad una figura ‘il responsabile dei farmaci’, scelta in ogni centro di formazione di Sanpa”, interviene Lella, che coordina le attività della ‘farmacia’. “Il suo compito è quello di distribuire i farmaci e verificarne la corretta assunzione, di prenotare le visite mediche generali e specialistiche, di richiedere le diete alimentari necessarie per migliorare le condizioni di salute e di gestire le urgenze”.

Come è intuibile si tratta di incarichi che richiedono una forte precisione, attenzione e senso di responsabilità. “Del resto conoscendo direttamente i ragazzi, il responsabile dei farmaci ci aiuta a valutare l’effettiva necessità della prenotazione di una seduta ambulatoriale o del ricorso ad un medicinale. E ci aiuta anche ad ‘amministrare’ i farmaci del proprio settore”. Quelli in dotazione per gestire eventuali urgenze (aspirina, tachipirina, sinflex, etc..) e quelli prescritti dai medici con ricette. “Il responsabile dei farmaci deve assicurarsi che la terapia venga assunta correttamente. Soprattutto quando si tratta di quelle per l’infezione da Hiv”. Terapie che richiedono una vita regolarissima, in quanto devono essere tassativamente rispettati orari e dosaggi.

“A San Patrignano le persone riescono a portare avanti bene le cure”, precisa Lella. “Per ogni ragazzo, segniamo su un registro la data di consegna dei farmaci sufficienti per un determinato periodo. Trascorso quel lasso di tempo, sappiamo che la persona deve ritornare a prendere le sue medicine. Se questo non succede, ci mettiamo subito in contatto con il responsabile dei farmaci, affinché provveda immediatamente e verifichi cosa sta succedendo”.

In caso di riluttanza ad assumere le terapie prescritte o di assunzione irregolare delle stesse, può essere controproducente insistere. “Se la terapia non viene assunta bene tanto vale sospenderla. Il rischio è infatti quello di creare delle resistenze ai farmaci antiretrovirali, che potrebbero compromettere l’efficacia della cura qualora la si voglia rifare seriamente”.

Nella banca dati della comunità si trovano tutte le terapie per infezione da Hiv fatte dalle persone sieroposite entrate a San Patrignano, anche quelle assunte prima dell’ingresso, con indicato il tipo di farmaci usato, il periodo di somministrazione e il motivo di sospensione della cura.

A Sanpa esiste anche una ‘sieroteca’, ovvero “un grandissimo freezer all’interno del quale vengono conservati campioni congelati di tutti i prelievi di sangue fatti a ogni ragazzo ospite”, aggiunge Lella. “In computer vengono poi registrate le informazioni dettagliate per ogni campione”. L’archivio informatico della comunità, che ospita la storia clinica di tutti i ragazzi passati da San Patrignano, rappresenta, per la quantità e la qualità dei dati scientifici raccolti, la più importante banca dati del mondo sull’andamento delle principali malattie correlate alla tossicodipendenza. “Dal 1985, inseriamo nel computer tutte le informazioni: dai farmaci assunti (anche quelli per un mal di testa), alle analisi effettuate”, conclude Lella. “Tutto è registrato scrupolosamente”.

Salute sotto controllo
Al momento dell’ingresso tutti i ragazzi vengono sottoposti ad accertamenti sanitari finalizzati alla diagnosi delle principali patologie che si associano all’uso di sostanze stupefacenti ed ai comportamenti a rischio ad esso correlati. Viene effettuata un’anamnesi tossicologica e patologica di ciascuno, oltre ad una visita medica generale, a quelle più specifiche, dalla dermatologica alla odontoiatrica, ai prelievi ematici e ad altri tipi di esami (Pap test, gravidanza, elettrocardiogramma, etc…).

In base ai risultati degli accertamenti iniziali, gli ospiti vengono inseriti in protocolli differenziati di accertamenti successivi. Tutti i ragazzi, appena entrati a San Patrignano, vengono registrati come assistiti presso l’Azienda sanitaria Locale. Due medici di base hanno in carico gli ospiti della comunità e svolgono attività ambulatoriale all’interno del Centro medico. Il volume di lavoro è in media di 25 visite giornaliere.

I giovani e le malattie
Che cosa pensano i giovani della salute, dei medici e delle medicine? Secondo l’ultima indagine promossa dalla Fondazione Iard, i giovani di età compresa tra i 15 e i 34 anni sono molto incerti e fatalisti (70 per cento) in merito alla propria salute, ritenendo difficile controllare il proprio destino e prevenire la malattia visti i recenti fenomeni, dalla mucca pazza al buco nell”ozono.

Poco gettonata tra i ragazzi del nostro Paese, risulta essere la figura del medico curante, mentre cresce tra loro la fiducia nei confronti dei farmacisti, sempre disponibili ad aiutarli nella gestione della propria salute. La ricerca evidenzia infatti la tendenza alla medicina ‘fai–da–te’, veloce e sicura, che trova nei farmacisti, fedeli consiglieri a cui affidarsi per risolvere rapidamente, almeno si spera, disturbi di varia natura.