I non luoghi. Continua il viaggio

Milano. Via Padova. Calma Apparente
Milano. Via Padova. Un villaggio globale misto, pieno di negozi dedicati alle diverse etnie che negli ultimi dieci anni sono arrivate portando le loro tradizioni e che sono cresciute fino a rappresentare la maggioranza della popolazione di quartiere. Il 60% degli stranieri arriva dal Medio Oriente, il 30% dal Sud America, il tutto amalgamato con ‘un pò’ di Cina. Qua e là, qualche italiano. Le antiche latterie sono state sostituite da macellerie islamiche, centri di telefonia internazionale, locali all’insegna del Kebab, abbigliamento e oggettistica rigorosamente Made in China.

Di giorno, percorrendo la via, nulla di particolarmente degradante balza agli occhi. Volendo, agli sguardi più ‘creativi’ può apparire come uno squarcio coreografico di integrazione razziale. Ma la calma è apparente.
Al tramonto, via Padova si trasforma e si riempe di ombre. Prostituzione, ubriachi, spaccio. E se varchi la soglia di un portone ti ritrovi in una corte e ti si apre un mondo dove il degrado c’è. Ed è subdolo. Perché è dietro ogni portone, nascosto. All’improvviso sembra di essere allo Zen di Palermo o a Scampia a Napoli.

Dai balconi a ringhiera un fiume di panni appesi, i muri senza intonaco, tutto è fatiscente. Anche le facce che incontri. Per salire le scale devi scavalcare la gente che bivacca. E chiedere pure per favore. Dai seminterrati ogni tanto vedi sbucare un bambino. Quasi sempre cinese. Ci sono i laboratori laggiù. Ogni tanto le forze dell’ordine ne scoprono uno. Sfruttamento minorile.

La droga? Non manca, e non è certo solo il risultato dell’immigrazione. Dove c’è offerta c’è domanda e li bazzicano un sacco di ragazzi. Sostanza al top: cocaina. Ne trovi quanta ne vuoi tra via Padova e viale Monza passando per Piazzale Loreto. Se sei un ragazzo “non tirato” non c’è bisogno neanche che chiedi, ti avvicinano loro. ‘E’ un mercato a cielo aperto’, è il commento dei residenti, ‘non ce la facciamo più’. E allora, in una sera di febbraio, parte la fiaccolata. Quattrocento anime aspiranti a una vita non per forza felice ma almeno serena, escono dalle loro case e camminano, spalla a spalla, tra queste vie in cui non riescono più a far camminare i loro figli senza che il timore li attanagli.

Qualcuno li ha accusati di discriminazione, ma le donne, con le loro fiaccole in mano rispondono: ‘Qui il razzismo non c’entra nulla’. E intanto, all’angolo tra via Pasteur e via Padova un sudamericano parla a voce alta al cellulare, osserva questo corteo e con i pantaloni aperti sdogana davanti a tutti i litri di birra che ha bevuto. Istantanea emblematica di via Padova and company.

Cagliari. Imprigionati tra stadio e mare
C’è un luogo a Cagliari, incastrato tra lo stadio e il mare, che una volta riqualificato, tornerà ad essere uno degli angoli paesaggistici più suggestivi d’Italia. Ma Sant’Elia, per il momento è il quartiere popolare più esteso della Sardegna, conta circa 100mila abitanti e si distingue per tutt’altro tipo di panorama.
Certo, il tradizionale mercato del pesce è citato su molte guide turistiche, ‘da non perdere’ dicono, ma non è il mercato più fiorente del rione. Quello della droga è il più redditizio, e soprattutto è l’unica alternativa, per giovani e non, ad un lavoro che anche volendo non si trova. Eroina, cocaina, marijuana, e ultimamente un’ondata massiccia di ‘droghe furbe’, si trova di tutto. Basta chiedere e ti verrà indicata la zona dove si vende quella specifica droga.

La maggior parte delle case popolari sono occupate abusivamente. Come abusivi sono gli allacci di acqua e luce, basta attaccarsi ai contatori dei meno scaltri. Se hai la sfortuna di dover essere ricoverato in ospedale, la tua grande preoccupazione non è la malattia, ma il fatto quasi certo che al tuo ritorno troverai i mobili per strada e altri inquilini, quasi sempre spacciatori, nel tuo appartamento. Alloggio che molto probabilmente dopo poco avrà il parquet e la porta blindata grazie ai guadagni che il traffico di stupefacenti permette. E guai a protestare, altrimenti in ospedale ci ritorni immediatamente.

La gente vive tra microcriminalità, abusivismo e tossicodipendenza e se è povera gente, deve fare i conti anche con la paura. Scendere le scale di casa e chiedere a chi si buca davanti agli occhi di tuo figlio di spostarsi è pericoloso. ‘Poi si vendicano’, racconta T., ‘Meglio risalire le scale e uscire più tardi’.
Uno stanziamento di 30 milioni di euro è stato approvato per il risanamento urbanistico del quartiere. Per ora sono state ristrutturate alcune palazzine. Addirittura con le grondaie in rame. Manna dal cielo per i tossici che le hanno staccate e se le sono vendute per qualche grammo di ‘roba’.