I non luoghi

Bologna
‘Urla, risse, spaccio, ricettazione, incendi. I nostri giorni e le nostre notti sono scanditi solo da questo. E aumenta giorno dopo giorno’. A parlare è F., uno degli inquilini dell’ex Bologna2. Struttura unica situata a Calderara di Reno a nord del capoluogo emiliano, è composta da 194 monolocali divisi in tre blocchi di scale collegati da interminabili corridoi. Corridoi difficili da attraversare.

Vi abitano 150 nuclei familiari per un totale di 600 anime tra cui molti bambini. I più fortunati riescono a proteggersi dietro porte blindate e grate alle finestre. Chi ha porte di legno e traffica in armi, droga e donne, prima o poi vedrà il proprio uscio bruciare. O ne brucerà a sua volta. Regolamenti di conti. Malavita. Il 50% della popolazione straniera del comune vive lì. Ma non è la convivenza di etnie differenti a costituire il problema.

Diciannove milioni di euro sono stati stanziati per il piano di riqualificazione degli spazi comuni che prevede anche la costruzione di una caserma dei carabinieri all’interno dello stabile. I lavori, partiti in ritardo, al momento sono sospesi. Nel frattempo M., tassista di Bologna, riceve una chiamata. C’è da portare qualcuno al Bologna2: ‘Io lì non ci vado. Trovatevi qualcun’altro’.

Torino
A Torino il tram della linea 4, alle 18.30 di ogni sera, sembra la barca di Caronte: trasporta anime al Tossic Park. Così la gente chiama quei 640mila metri quadri di area verde sulle sponde del fiume Stura, dove ogni giorno, puntuali, arrivano settecento tossici pronti a disperdersi nel parco in cerca dell’inferno. Provengono da tutta la città e dal nordovest del Paese per far spesa.

Cento pusher in pianta stabile sono pronti ad accoglierli, se non sono impegnati a sfuggire ai controlli quotidiani delle forze dell’ordine e magari morire annegati nello Stura, troppo affannati dalla fuga per riuscire a nuotare. Pusher con ovuli di varia natura e prezzo. Cocaina, eroina, 10, 20, 30 euro, tutto disposto su banchetti come a un mercatino dell’usato. Qui si accontenta tutti. Pusher dai polpastrelli inesistenti, bruciati con l’acido o con il fuoco. Così niente impronte.

La gente della zona è costretta ad abbandonare le proprie abitudini, quelle costruite negli anni, quelle che creano un senso di appartenenza e di familiarità con il luogo in cui si vive.
Per andare a prendere la pensione dobbiamo organizzarci in gruppi da quattro. Altrimenti non c’è scampo’, racconta M., pensionato. ‘Mia madre non porta neanche più il cane giù a fare la pipì’, incalza F., operaio, ‘Ha paura’. E tra gli abitanti spunta anche A., pusher ‘anomalo’, ‘Io vendo siringhe al Tossic Park. 50 centesimi l’una. E non ne ho mai abbastanza: tante ne porto tante ne vendo. 200/300 al giorno’. Resoconto statistico della situazione.

Catania
Torri di cemento, 21mila appartamenti che racchiudono 80mila abitanti per la maggior parte dei quali la principale fonte di sopravvivenza è lo spaccio. Questo è Librino. Quartiere ideato da un designer giapponese, doveva essere il cavallo di battaglia di Catania e invece è divenuto uno degli esempi più illustri del degrado architettonico in Italia. E non solo. Viverci è difficile se non sei uno dei tanti pluripregiudicati che lo abitano. E se si hanno dei sogni conviene parcheggiarli. ‘Qui se non sei un teppistello hai vita breve’, racconta G.

Non un negozio di alimentari, né un bar o una farmacia. Solo cemento e un prematuro avvio per i bambini all’attività imprenditoriale del crimine. Perché è l’unica scuola che conoscono, quella che vedono ogni giorno quando Polizia o Finanza portano via i loro padri e sequestrano armi sotto il materasso dei fratelli maggiori. Gli ultimi fatti di cronaca smentiscono chi dice che per quel luogo sono stati pensati grandi progetti.

24 gennaio 2007: ‘Pietre e bombe carta contro le forze dell’ordine. Altri 80 agenti giunti in rinforzo. Sequestrati più di 80 kg di marijuana, un fucile a pompa, una carabina di grosso calibro, una doppietta a canne mozze, centinaia di bossoli, alcuni chili di polvere da sparo e una sofisticata attrezzatura per la ricarica del munizionamento di armi a canna rigata’. Un panorama che si rinnova ogni due giorni sui giornali. I carabinieri alle 18 chiudono la caserma e le strade si popolano di ragazzini che si lanciano le dosi come stessero giocando a basket e se qualcuno di loro arriva a dieci anni avendo una possibilità di cambiare vita, potrà considerarsi miracolato.