Non riesco a guardarti negli occhi

E’ notte. Nelle strade deserte l’eco di un’ennesima notte d’estate, svanisce lentamente, lasciando spazio ai primi albori. Alcune finestre, in alto, tra l’asfalto metropolitano, si illuminano, già piene di un primo mattino, annuncio inesorabile di un altro, noioso giorno di lavoro. Pregne di aroma di caffè, le finestre si spalancano, facendo entrare aria fresca, che riesca a privare gli uomini del ricordo del sonno.

Luca torna a casa proprio in un mattino come questo. Sua mamma di schiena, traffica ai fornelli. Ha dato via al rito del risveglio. Da brava madre di famiglia, tutte le mattine da oltre

23 anni, si alza per prima e alle 4.45 mette su la caffettiera da due. Per lei e suo marito. Lui lavora alle ferrovie e attacca alle sei da quando ne ha memoria. Erano tanto giovani e tanto innamorati quando il test di gravidanza risultò positivo. Non c’era più tempo di pensare al futuro, bisognava cominciare a viverlo subito. E le Ferrovie dello Stato erano l’unica alternativa allora. Poi, alle 5.15, mentre il marito in bagno si fa la barba, la madre di Luca mette su la seconda caffettiera. Quella per i figli. Che giovanotti! Due pezzi di figlioli che tutte le amiche le invidiano. Alti, robusti, sportivi e belli, ma soprattutto universitari. Perchè loro no, non avrebbero dovuto alzarsi tutte le mattine alle cinque.

Simone, il minore, è al primo anno di legge mentre Luca al secondo di informatica. Luca, il genio del pc. “Ciao mà”, tenta Luca sapendo che non avrà risposta. Non è ora di tornare a casa questa. “E’ sveglio papà?”, indaga Luca sperando di evitare una sfuriata. Intanto nel frigo ha trovato un avanzo di pollo e prende anche le sottilette. “E dai mà, non fare così, mica muore nessuno se ogni tanto torno tardi. Sto sempre sui libri!”. Prova la tecnica del povero figlio grigio di studio che ha bisogno dell’ora d’aria. Intanto ha messo due fette di pan carrè nel tostapane e afferra dalla mensola sopra il televisore il barattolo di nutella.

“E vabbè. Allora pure Simone l’altra notte è tornato alle tre. Ma lui è il secchione no? A lui tutto è concesso!”. Il pollo è finito, Luca comincia a spalmare uno strato spesso di nutella sul pane tostato. “Ecco papà!”. Annoiato Luca si prepara alla ramanzina. Arrotola la sottiletta come faceva da bambino e se la infila tutta in bocca. Come quando era bambino. Una dietro l’altra, ne mangia sette. “Ciao Pà”. Ma il padre non risponde. Si siede di fronte a Luca e lo fissa. Luca non alza la testa, non vuole che suo padre si accorga che ha gli occhi rossi.

“Tutto bene al lavoro?”, tenta di fare il vago mentre si taglia qualche fetta di salame, quello strabuono fatto da suo nonno. Silenzio. Suo padre non risponde. In silenzio, guarda Luca. Allora lui abbassa ancora di più la testa e si concentra sugli avanzi di un pacchetto di crackers, come fossero la cosa più urgente al mondo. E all’improvviso si sente in colpa di quel suo tanto masticare. Non tanto perchè sa benissimo che il padre sa cos’è quella che lui e i suoi amici chiamano “Fame Chimica”, quella smania di divorare dolce e salato che ti prende dopo che ti fumi un paio di canne… ma perchè non si ricorda più da quanto tempo è che non riesce più a guardare suo padre negli occhi. Per fortuna sua madre è tornata a letto. Ora Luca può alzarsi per prendersi un bicchiere d’acqua fresca senza rischiare di incontrare anche il suo, di sguardo.