La nostra Giornata mondiale contro la droga

Un piccolo contributo proveniente dall’esperienza accumulata negli ultimi trent’anni. Dieci brevi considerazioni che mettiamo a disposizione di tutti: politici, istituzioni, famiglie, addetti ai lavori

di Andrea Muccioli

“Il consumo di droga deve essere affrontato sul piano della concretezza e non dell’ideologia. E’ necessario il coinvolgimento di genitori, insegnanti, operatori sociosanitari. Per tutelare i giovani bisogna offrire loro solidi principi e opportunità di lavoro(…) e tendere una mano agli emarginati, costruendo terapie efficaci per la disintossicazione dei soggetti che fanno uso di droghe”.

Non sono parole vuote e insignificanti, come spesso ci tocca di sentire, quelle pronunciate dal segretario generale dell’Onu, Ban Ki-Moon in occasione del 26 giugno, Giornata mondiale contro la droga. Il rischio di questi eventi, ne sono consapevole, è che si riducano, almeno nel nostro Paese, alla solita collezione di dichiarazioni più meno di facciata, condite da interventi ideologici e da convegni celebrativi, ogni anno sempre più rari e poveri di contenuti. Ma per chi come me, come noi di San Patrignano, opera da trent’anni in modo gratuito e concreto a fianco di emarginati e tossicodipendenti, l’autorevole appello delle Nazioni Unite è più che mai centrato, attuale e pertinente.

Voglio quindi aggiungere a queste sagge parole un piccolo contributo proveniente dall’esperienza che abbiamo accumulato negli ultimi trent’anni, vivendo ogni giorno con persone e famiglie distrutte dalla droga e spesso abbandonate a se stesse da politici, istituzioni, addetti ai lavori. Sono dieci brevi considerazioni che mettiamo a disposizione di tutti.

1) La tossicodipendenza non è una malattia, né tanto meno una malattia cronica e incurabile, il cui pretendere di ridurre il danno con misure sanitarie e di controllo sociale o, peggio, con un atteggiamento pietistico e finto caritatevole.

2) Il consumo di tutte le droghe è sempre il sintomo, forse il più evidente, di un disagio e, molto spesso, di un percorso educativo e di crescita interrotto o mai iniziato. Per questo inizia in modo preponderante durante l’adolescenza e la prima giovinezza.

3) Non esistono differenze fondamentali tra le sostanze. Tutte le droghe, nessuna esclusa, sono assunte per cambiare il proprio rapporto con se stessi e con il mondo circostante. Chi si droga fugge, non basta a se stesso, non ha paura di morire, ma di vivere in un mondo che, alla fine, non gli piace o a cui cui non si sente adeguato.

4) Ognuno di noi porta delle responsabilità di questa epidemia. Viviamo in una società in cui, spesso, nemmeno i genitori riescono ad essere solidali con i propri figli, a rappresentare degli esempi, a dedicare loro tempo, presenza, attenzione. Il disagio dei giovani nasce da questo baratro educativo che noi non sappiamo colmare.

5) Prevenire l’uso di droghe significa educare, quindi assumersi delle responsabilità. Costruire una rete fatta di presenza e di comportamenti positivi, che possa aiutare i ragazzi ad uscire dall’enorme equivoco in cui li abbiamo precipitati. Dare loro i punti di riferimento di cui hanno bisogno, fatti di esempi concreti e non solo di parole. Offrirgli strumenti per progettare il proprio futuro senza sentirsi scatole vuote utili solo come acquirenti-consumatori del nulla, autorizzati da materialismo e dall’assenteismo dei genitori a rifugiarsi nell’illusione delle droghe.

6) L’obiettivo di ogni attività con persone tossicodipendenti deve essere il loro pieno recupero e reinserimento sociale, totalmente liberi dalle droghe. Ciò significa anche onorare la Costituzione, che impone all’articolo 3 di “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana”.

7) Nessuna droga libera dalla droga. I farmaci, nella tossicodipendenza hanno un valore limitato e circoscritto ai sintomi. Il mantenimento con metadone, l’eroina controllata, le stanze del buco sono passi successivi di un approccio deleterio, inefficace e vecchio, che, oltre a non portare ad alcun risultato di cambiamento nella persona, la colloca in un ghetto di cronicità e emarginazione dal quale è sempre più difficile uscire.

8) E’ fondamentale avviare una seria, autorevole e indipendente valutazione dei risultati ottenuti sia dai servizi pubblici sia da quelli privati. Quali percorsi funzionano? quali possono essere migliorati? quali invece non fanno altro che aggravare la tossicodipendenza e l’emarginazione? Le istituzioni dovrebbero conoscere bene questi aspetti, prima di destinare rette e contributi che rischiano di essere ininfluenti se non sprecati.

9) Mettere in condizione le persone e le famiglie di poter scegliere liberamente, di fronte a una vasta gamma di opportunità (comunità, sert, centri diurni ecc.) quale è la più adeguata ed efficace per le proprie esigenze. Ciò è previsto dall’ultima legge, ma viene disatteso da molte regioni che ne impediscono di fatto l’applicazione.

10) In questi anni abbiamo voluto mettere la testa sotto la sabbia, come se la droga fosse una fastidiosa polvere da nascondere sotto il tappeto. Ma la realtà, purtoppo, è stata più forte di qualunque rimozione e la cronaca di questi tempi lo dimostra. In Italia sono nate in questi 40 anni realtà educative serie che hanno dimostrato la loro efficacia; parallelamente hanno cercato di affermarsi visioni ideologiche fallimentari importate da Paesi che le stanno man mano abbandonando. Vogliamo dilapidare la nostra ricchezza di solidarietà, capacità ed esperienza per copiare dagli ultimi della classe?

Da parte mia, non intendo aggiungere altro. Per noi la Giornata mondiale contro la droga è ogni giorno, quando incontriamo i ragazzi che ci chiedono aiuto. Ognuno di loro è un essere unico e irripetibile, pieno di capacità e potenzialità che deve riscoprire ed imparare ad esprimere. Non guardiamo mai al male che ha fatto a se stesso e agli altri, ma al bene di cui potrà riempire la propia vita. E non è la pietà per i suoi errori a spingerci ad amarlo, ma il suo desiderio di tornare ad appassionarsi alla vita, il mistero di tanta bellezza che attende un abbraccio che l’aiuti a liberarsi.