La nuova vita di Lloyd

Dalle gang di strada alla cucina di un grande ristorante. Dove si impara la dignità realizzando grandi ricette e cibi di qualità

“Il mio progetto per il futuro? Sfidare gli italiani sulla pasta”. Lloyd lo guardano tutti, nella ucina del ristorante Fifteen di Londra, mentre confeziona rigorosamente a mano, tortellini, agnolotti, cappelletti. Esibendo una tecnica che affascina la signora romagnola dello stand vicino: “Anche io li faccio così piccoli, me l’ha insegnato mio nonno”. Lui, la passione per la cucina l’ha presa dalla madre, una donna di colore delle West Indies, come in Inghilterra chiamano i Caraibi. “Viviamo in un quartiere povero, io e la mia famiglia. A dodici anni ho iniziato con i piccoli furti, soprattutto auto e motorini”. La sua vita deraglia subito, quando entra nel giro. Prima erba, poi crack ed eroina. Fumata. Inizia a spacciare e a vedere qualche soldo. Con cui compra vestiti. Ha pure un cane: feroce, come oggi vanno di moda. “Le uniche cose che sapevo fare erano cucinare e vendere droga”, ricorda, “mi iscrissi al College, perché era un buon mercato e si potevano fare affari”. Ma, oramai, il ragazzo era completamente ‘sputtanato’: la polizia lo fermava tre volte al giorno. Fu allora che la madre conobbe Jamie Oliver, lo chef che utilizza la cucina come strumento di recupero dell’uomo. L’apprendistato, cioè la crescita di Lloyd, dura cinque anni. “Mi sono innamorato della pasta”, racconta ridendo fra i sei ragazzi che rappresentano la fondazione Fifteen a Squisito. “Ho un figlio di sei mesi. Voglio che diventi un uomo giusto e buono”.