Offerte di pace….

Da piccolo ero tremendo, ero una peste. Ho sempre avuto due amici del cuore Diego e Mattia. Con loro facevo tutto, andavamo a scuola insieme, giocavamo a calcetto, tutti i pomeriggi insieme.
Dall’asilo al primo anno delle medie tutto fila liscio, avevo una vita normale, serena, con i miei amici e i miei svaghi.
Un giorno, però, a circa 8 anni entrai in bagno, mia sorella era lì e vidi qualcosa che in quel momento non compresi assolutamente. Entrai e lei mi spinse subito via. Capivo che c’era qualcosa di strano, che in casa vivevamo una situazione particolare, i miei erano preoccupati, ma io non capivo esattamente cosa fosse. Capii solo tempo dopo che mia sorella usava eroina.
Iniziai a vedere la mia situazione famigliare completamente diversa dalle altre, iniziai a vedermi diverso io. In casa c’era tensione. Tanta. I miei litigavano sempre. Fino ad arrivare ad essere praticamente separati in casa. Mia sorella era stranissima ai miei occhi, sempre sopra le righe. Mio padre era incapace di gestire la situazione. Ogni giorno lo vedevo più angosciato, depresso.
Vedere certe scene mi faceva male.
Preferivo starmene fuori casa. Lontano da quel casino.

Nell’estate che precede la prima media succede una cosa che destabilizza completamente gli equilibri che ero riuscito a crearmi. Mia madre mi porta con sè in un’altra città, quindi mi trasferisco con lei lasciando momentaneamente i miei amici e la mia routine. Lei doveva lavorare e non si sentiva di lasciarmi tutta l’estate a casa per i fatti miei vista la situazione che si era creata in famiglia.
Quando tornai a casa, a settembre, per l’inizio della scuola, il rapporto con i miei amici di sempre era come se si fosse spezzato. Li sentivo lontani. Quell’ estate non l’avevo vissuta e condivisa con loro, erano anni di cambiamento per noi e io non ero cambiato con loro. Avevano anche iniziato a fumare le sigarette, io no e a me non interessavano nemmeno. Ero rimasto un po’ fuori dal giro, ma volevo a tutti i costi rientrarci. Mi sentivo solo e non potevo assolutamente stare solo, altrimenti dove sarei andato? A casa non ci volevo stare e loro erano gli unici amici che conoscevo. Così iniziai a rubare le sigarette a mio padre. Me le portavo dietro, non ci facevo niente, aspettavo solo che i miei amici vedendole me le chiedessero. Per me rappresentavano un’offerta di pace. Loro me le avrebbero chieste e io le avrei condivise con loro. Saremmo tornati amici come ai vecchi tempi.
Quel giorno finalmente arriva. Mi fermano e mi chiedono una sigaretta. Io gliela passo e da quel giorno i nostri rapporti si ristabiliscono. Quello stesso pomeriggio Mattia viene persino a suonare alla mia porta, come un tempo…fu bellissimo!
Loro fumavano e per stare con loro dovevo farlo anche io, così fumavo ma non respiravo, non mi piaceva.
Avevamo la fissa delle sigarette fini, così un giorno le compriamo e le imboschiamo in una casa abbandonata vicino casa mia. Poi per una sciocchezza litighiamo e io per vendicarmi rompo tutte e sigarette fini che avevamo comprato. Da quel giorno mi rifugio in casa, anche se questo non mi fa stare bene per niente, ma non volevo più farmi vedere da loro.

Nell’estate tra la seconda e la terza media vado a fare la mia prima stagione estiva a San Benedetto in un albergo. Non avevo neanche 14 anni, ero il più piccolo di tutti, il mio compito era tagliare il pane e servire acqua e vino. Eravamo quindici camerieri, dormivamo tutti insieme e in stanza vedevo girare dalle canne alla coca. Inizialmente si nascondevano da me, avevano paura che spifferassi tutto ai proprietari, poi piano piano iniziarono a fidarsi. Incominciai a rullare le canne con la promessa da parte loro che quando me ne fosse venuta bene una avrei potuto fare un tiro. Quell’estate iniziai a farmi le prime canne, ma il fatto che ci fossero o che non ci fossero per me era uguale, o almeno così credevo.

Dopo quell’ estate ritrovati Mattia e Diego, inizio a far vedere a loro la mia abilità con le canne. Mi metto in mostra…io sapevo farlo e loro no. Si ripresentò quindi la stessa situazione di qualche anno prima con le sigarette. Ero io ad avere il fumo, a mostrarglielo, a passarglielo. Anche quella volta il fumo fungeva per me da offerta di pace per riagganciare i rapporti con loro, e così fu. Ci fumavamo le canne la mattina, dietro al bar, prima di entrare a scuola e il pomeriggio dove nessuno poteva vederci. Trascorre così la terza media.

Finita la scuola trascino con me Mattia per fare la stagione estiva in un albergo. Avevo 14 anni e quella fu l’estate più bella della mia vita. Io e Mattia stavamo sempre insieme, dormivamo nella stessa stanza, lavoravamo tutto il giorno nello stesso posto, ci fumavamo un sacco di canne. Finita l’estate dovemmo iscriverci alle superiori, ma io decisi di mollare tutto. Non avevo più voglia di studiare.