Padre Carmelo: il “prete ribelle” che ama gli ultimi

“Nel volto di ogni persona che soffre vediamo il volto di Cristo deriso, calunniato, mortificato”: queste parole di madre Teresa le conosce bene. Sono il faro della sua vita. Fin da quando, “prete ribelle” come lui stesso si definisce, abbandonò la parrocchia di Ostia Lido per andare in Inghilterra.

Era il 1971. Non sarebbe mai più tornato a casa. Padre Carmelo è, da 43 anni, il parroco di St. Peter Italian Church, la “Chiesa degli italiani” di Londra. Tossicodipendenti, emarginati, baraccati, ma anche ex terroristi di destra e sinistra sono il suo pane quotidiano, la sua famiglia.

«In realtà – racconta – dall’Italia mi hanno cacciato a calci in culo. C’era appena stato il ’68 e io ero un contestatore. Facevo sciopero sempre e credevo nella rivoluzione. Arrivato qui, ho trovato un ambiente tremendo, a nessuno fregava niente dei miei ideali . Era un posto lontano da come eo io». E’ stata durissima per un giovane sacerdote che non conosceva nemmeno la lingua adattarsi. Nel ’73, chiamato da Pierluigi, un ragazzo italiano in carcere che si era tagliato le vene, entra in contatto veramente con la disperazione e il dolore.
Da allora padre Carmelo, sacerdote dell’Ordine dei Padri Pallottini, ha passato oltre 40 anni di vita fra carceri, ospedali, criminali e tossicodipendenti, drammi di persone sopraffatte dalla vita e famiglie lacerate. «La Chiesa deve farsi predica incarnata – spiega – deve ricordarsi sempre che il tracciato lo ha scolpito un uomo tradito, crocefisso, nudo e martoriato, che passava per le strade e restituiva una speranza alla spazzatura».

Dall’80 al ’95 di tossicodipendenti disperati che morivano nei bagni della stazione o dei Mc Donalds ne ha conosciti molti: più di 5000. E’ stata una strage – racconta- spesso morivano e non c’erano parenti a raccogliere la salma. Erano anni che entravo e uscivo dai cimiteri. «Gli inglesi – ricorda – hanno sempre avuto molta attenzione e cura per gli italiani. Molti erano veneti e lombardi, moltissimi venivano dalla Sardegna».
«Anche oggi il problema della droga esiste, ma è più nascosto e non se ne parla molto. Magari perché non ci sono più junkie e perché le persone in carcere sono diverse e vanno dentro per altri reati».
Padre Carmelo ha conosciuto Don Mazzi, Vincenzo Muccioli, Don Gelmini. «il mio sogno era fare una comunità e avevo anche trovato la struttura, vicino Davon, ma non c’erano i fondi: costava 2 o 3 milioni di sterline».
Così, per anni, ha indirizzato i ragazzi che volevano smettere a Clouds, un rehab vicino Norwich, dove si può accedere a un trattamento di riabilitazione. «Ma servivano circa 50 mila sterline l’anno e non è stato possibile con le donazioni proseguire a lungo: «Ancora oggi vengono a trovarmi persone che si sono recuperate e che hanno messo su famiglia: chi fa il fotografo, chi l’impiegato statale, chi l’orafo”.

Oggi è tutto diverso, dice, ma la disperazione c’è sempre. A King Cross, nel centro di Londra, padre Carmelo gestisce una mensa per sbandati ed ubriaconi. Ogni giorno vengono a sfamarsi circa una sessantina di persone. Per lui la Chiesa deve essere una famiglia, un luogo d’incontro, di fratellanza. La charity St. Peter Italian Church, da 43 anni, è questo. Un’oasi nell’indifferenza.