Parliamo di noi

Panoramica Sanpa

Ogni anno migliaia di persone in visita. Scolaresche, associazioni di volontariato nazionali ed estere, gruppi culturali. Ad accompagnarli un gruppo di ragazzi della comunità

di Silvia Mengoli

Sono oltre un centinaio, tra ragazzi e ragazze della comunità. A San Patrignano li chiamano ‘gli accompagnatori’. Accolgono le tante persone che ogni anno arrivano a Sanpa per conoscerla meglio. Le conducono nei vari centri di formazione professionale, raccontano l’evoluzione di questa realtà considerata a livello internazionale il centro di recupero dalla tossicodipendenza più grande d’Europa. Forniscono dati, numeri, distribuiscono materiale informativo. Rispondono alle domande per risolvere dubbi e appagare le curiosità.

Ogni giorno giungono a San Patrignano circa una cinquantina di persone. Sono scolaresche, rappresentanti di associazioni di volontariato italiane ed estere, esponenti di enti religiosi e di gruppi culturali. E tutte le mattine, quattro o cinque accompagnatori a rotazione aspettano i gruppi all’ingresso della comunità per trascorrere con loro un’intera giornata.

“All’inizio le persone si guardano attorno, stupite”, spiega Fabio. “Si soffermano sugli aspetti tecnici, sulla nascita di San Patrignano, sullo sviluppo delle attività. Poi, man mano che la visita procede e il tempo passa, il ghiaccio si rompe”.

Gli ospiti cercano risposte concrete ad esperienze dirette. ‘Come hai iniziato?’, ‘Cosa ti è successo?’, ‘Come stai vivendo questo periodo a San Patrignano?’. Ed ecco venir fuori la storia di ognuno. I ragazzi mettono in gioco la propria esperienza, la propria vita per aprire un reale spazio di comunicazione.

Parlano di se stessi, di conquiste fatte giorno dopo giorno, di vuoti affettivi colmati, di fiducia riconquistata, di rapporti ricreati. Parlano di sé, raccontando San Patrignano nel modo migliore. “I ragazzi sono la testimonianza diretta del nostro approccio al problema della droga”, dice Andrea Muccioli, responsabile della comunità. “Rappresentano la prova tangibile che persone con un passato di tossicodipendenza possono tornare ad essere padrone della propria vita. Sono stati accolti”, continua Muccioli, “si sono sentiti rispettati, considerati e valorizzati nella propria individualità. Sono diventati parte di San Patrignano, di questa famiglia. Sono soprattutto loro San Patrignano. Le loro fatiche, i traguardi raggiunti, la loro voglia di riaffermarsi come persone, negli affetti, nelle attività professionali, nel confronto con gli altri”.

L’impatto maggiore è dato proprio dalla capacità dei ragazzi di parlare della loro storia, di entrare in rapporto con le persone, di creare relazione. “All’inizio ero un po’ intimidito”, dice Paolo. “Avevo paura di non essere chiaro nell’esposizione, di dare numeri sbagliati, di essere frainteso. Poi ho superato ogni timore, raccontando del mio passato, del mio presente. Con estrema tranquillità e naturalezza. Le giornate a Sanpa. Le mie giornate”.

Sono soprattutto gli studenti a visitare San Patrignano (circa 6.000 all’anno), per lo più provenienti dagli istituti superiori, ma anche da qualche scuola media. “L’età media in cui un giovane si affaccia al mondo della droga è in continua diminuzione”, sottolinea Monica Barzanti che coordina i rapporti con le scuole. “Il primo approccio alle sostanze stupefacenti avviene ormai attorno ai 13 anni. Per questo motivo alcune insegnanti delle scuole medie ci chiedono un incontro con i ragazzi”.

Nella visita alla comunità, gli studenti trovano un’occasione importante per sviluppare un discorso di prevenzione dal disagio e dagli stili di vita marginali e devianti. “Avevo paura di non riuscire a superare quel muro di indifferenza dietro il quale si trincerano molti ragazzi”, dice Patrizia. “Soprattutto, essendo più grande di loro, temevo di non trovare il modo migliore per avvicinarmi agli adolescenti. Alla fine sono bastate parole semplici, un modo di porsi amichevole, senza lezioni da impartire o verità in tasca. E’ importante offrire la nostra esperienza, una storia vera che parla della droga, della sofferenza e della voglia di ricominciare. Forse sono strumenti in più che diamo ai tanti giovani che vengono a trovarci, per scegliere cosa fare della propria vita”.

Ogni mese viene stilato il programma delle visite, che comprende anche le giornate trascorse nelle sedi di Trento e di Sant’Agata Feltria della comunità; si suddividono i vari gruppetti impegnati ogni giorno ad accompagnare gli ospiti, si valutano i percorsi da affrontare o i centri di formazione su cui soffermarsi di più in base alle richieste delle persone. E si confronta il calendario degli eventi previsti in comunità. Sì, perché gli accompagnatori sono coinvolti anche in tutti i momenti di incontro organizzati a San Patrignano: congressi, concorsi ippici, eventi culturali, spettacoli teatrali. Ai quali si aggiungono le manifestazioni curate da privati, aziende, associazioni che utilizzano le strutture della comunità piuttosto che altre.

Ogni anno le persone che a vario titolo partecipano ai vari eventi che si svolgono a Sanpa vanno dalle 14 alle 15 mila. Gli accompagnatori, in queste occasioni, ricevono gli ospiti, rappresentano un punto di riferimento per tutte le informazioni su San Patrignano e accolgono le richieste di visita da parte di chi è interessato a conoscere la comunità.

“Gli impegni sono tanti”, dice Monica Barzanti. “Per questo è necessaria un’organizzazione accuratissima. Periodicamente ci incontriamo tutti assieme per introdurre i nuovi accompagnatori (ragazzi quasi al termine del loro percorso in comunità), fare il punto della situazione, risolvere i problemi che eventualmente si sono verificati, migliorarci, se necessario”.

Agli incontri interviene anche Andrea Muccioli. “Sono momenti di confronto importante. Cerchiamo di individuare quelle che sono le domande che più frequentemente ci vengono fatte, in modo da stabilire assieme su quali aspetti della nostra realtà, e sul problema della tossicodipendenza nel suo complesso, è bene insistere”.

Le numerose e significative esperienze maturate hanno permesso di individuare gli strumenti più efficaci, finalizzati ad una corretta informazione sulla tossicodipendenza, sui pericoli legati all’uso di sostanze stupefacenti, sull’approccio al problema di San Patrignano, volto al pieno recupero e al reinserimento sociale delle persone.

“Non è stato facile, ma nel tempo San Patrignano ha ottenuto sempre più credibilità in tutto il mondo”, ci tiene a sottolineare Andrea Muccioli. “Attraverso strategie di comunicazione mirate, attraverso i vari momenti di incontro, dalle visite in comunità alle conferenze a cui partecipiamo a livello nazionale ed internazionale. E, soprattutto, attraverso i risultati ottenuti: San Patrignano ha accolto, dal 1978 ad oggi, oltre 17 mila persone e secondo un’indagine dell”Università di Bologna, più del 70 per cento di esse, terminato il percorso di recupero, si è pienamente reinserito nella società”.

In tutto questo i ragazzi hanno un ruolo importantissimo. Hanno vissuto in prima persona l’esperienza della tossicodipendenza, hanno deciso di uscirne e ci stanno riuscendo. Qui, in comunità. Lo raccontano ogni giorno a chi arriva a San Patrignano per conoscerla meglio.

Un caffè, per favore
Capita spesso che gli ospiti chiedano il caffè, dopo il pranzo in comunità. “Purtroppo non è possibile”, rispondono i ragazzi. “A San Patrignano non lo beviamo”. Come mai? Il motivo è di carattere organizzativo. Non è facile, infatti, preparare contemporaneamente 1.800 tazzine per ben due volte al giorno.

Attualmente, la macchina da caffè in commercio con la capienza maggiore soddisfa solo 18 porzioni, questo significherebbe avere sui fornelli ben 100 caffettiere allo stesso tempo. L’intenzione è comunque quella di correre ai ripari, trovando una soluzione che consenta di inserire il caffè anche a San Patrignano.

“All’inizio lo si beveva anche qui. Ma eravamo molti meno. Aumentando il numero delle persone, è diventato davvero complesso servire a tutti una buona tazza di caffè”.

Occhio alla traduzione
Ogni anno vengono a visitare San Patrignano associazioni di volontariato di tutto il mondo, rappresentanti delle istituzioni internazionali, professionisti di diverse nazionalità per instaurare rapporti di collaborazione e di confronto sul tema della tossicodipendenza e per conoscere la nostra realtà.

Molto spesso raccontare San Patrignano a persone che provengono da altri paesi, soprattutto anglosassoni e del nord Europa, impone una particolare attenzione alla traduzione di alcune parole per evitare incomprensioni.

Le maggiori difficoltà si presentano quando si parla dei ragazzi che vivono a Sanpa. In inglese, infatti, per indicare le persone in comunità si usa la parola clients. “Un termine che non corrisponde assolutamente al nostro modo di accogliere i ragazzi e di viverli ogni giorno come parte della grande famiglia di San Patrignano”, precisa Andrea Muccioli. “Anche guest non è corretto. Io suggerisco a chi in comunità ha occasione di incontrare persone straniere di utilizzare parole come ‘people, ‘guys’, boys e girls”.

Elogio della qualità
“C’è un’organizzazione perfetta, i vostri prodotti sono di altissima qualità. Come fate a fare tante cose così diverse fra loro sempre al massimo delle possibilità?” Uno degli aspetti che sollecita di più l’interesse e la curiosità dei visitatori di San Patrignano è senz’altro il fatto che tutto venga realizzato nel migliore dei modi, con estrema cura e attenzione al particolare.

Le persone osservano gli oggetti realizzati con tanta professionalità, rimangono stupiti per l’ordine che regna in ogni luogo, ammirano la passione e l’entusiasmo dei ragazzi mentre raccontano le loro attività: una cornice decorata a mano, un cavallo preparato per il concorso, un cane pronto per una esposizione internazionale, i vini premiati dagli esperti del settore.

Tutto viene fatto e realizzato al meglio. Come mai? Perché attraverso l’impegno, la cura e l’attenzione per ogni aspetto, i ragazzi possono verificare i propri limiti, acquisire consapevolezza di sé e delle proprie potenzialità, vivere ogni cosa con responsabilità, passione e determinazione. E possono imparare al meglio una professione al fine di reinserirsi a pieno titolo nella società e nel mondo del lavoro.

“Racconto agli ospiti come si intaglia, si decora, si impreziosisce un oggetto, i materiali che vengono utilizzati, le tecniche di lavorazione”, dice Marco. “In quel momento non sono uno che ha avuto problemi di droga, ma una persona capace di fare prodotti di qualità, che ha acquisito competenze e si sta costruendo una sua identità professionale, grazie agli strumenti che mi sono stati messi a disposizione”.

“I ragazzi in comunità hanno pienamente diritto di disporre di tutte le opportunità di cui godono i loro coetanei”, sottolinea Andrea Muccioli. “Dobbiamo metterli nella condizione di poter coltivare le proprie vocazioni, di manifestare talenti inespressi, di ritrovare la propria dignità di persone, di affrontare la vita con le proprie forze, senza fuggire dalle responsabilità” e di essere al passo coi tempi per reinserirsi in un mondo di professioni in continua evoluzione.

“Le persone ammirano il mio lavoro”, conclude Marco. “Come quello di tutti i ragazzi che come me stanno rimettendo in piedi la propria vita e si impegnano ogni giorno per un futuro migliore”.