Parole in rima

Avete mai provato a non far rumore? Ad ascoltare il silenzio? Se state bene attenti potreste sentirne il suono.
Non è semplicemente un fastidioso rumore tanto meno una dolce melodia. Non si riesce a definire, a capire né si può bloccare. E’ come un ticchettio. Batte, batte e batte. Te lo senti rimbombare nel petto. Anticamente gli uomini non sapevano realmente cos’era, ne erano spaventati. Comunque, lo ascoltavano. Era come un tamburo nel cielo. Ma quel cielo era dentro il loro cuore.
A volte, ma solo a volte, capita che quel tamburo suoni più forte, tamburelli più veloce del solito, sfibrando a forza di colpi la pelle tesa. Ed è proprio lì, in quell’istante che il silenzio si trasforma in voce che grida, in rabbia che urla, in rime che rappano.
Ognuno ha un rumore, un battito. Raffaele il suo lo ha trovato.

Inizia ad appassionarsi di rap a 15 anni, quando Eminem lo cattura, lo attira e senza rendersene conto sa tutto su di lui. Conosce data di nascita e segno zodiacale e tutta la sua storia è per lui come un film già visto. Assomiglia alla sua, terribilmente. Genitori separati, rabbie soffocate.
A 15 anni è difficile scegliere, vorresti averli tutti e due sotto lo stesso tetto senza dover programmare le domeniche per giocare con tuo padre o le settimane da passare con tua madre.
Raffa si sente sempre di più sballottato, come una palla da biliardo che non trova la sua buca e come ogni palla che rotola a vuoto prima o poi sbaglia strada.
“E’ un attimo. Non te ne accorgi, non ti rendi davvero conto di dove stai andando, all’inizio tutto sembra bello, poi, tutto svanisce.”
Canne, alcol, qualche pasta. E all’età di 16 anni Raffaele inizia a fumare eroina.
“Con la droga riuscivo a chiudermi in un mondo tutto mio, tutto ciò che mi circondava svaniva, non sentivo più nulla. L’unica cosa che riuscivo ancora a fare era scrivere’.
Ma questo dura poco, il tempo di un soffio e la madre se ne accorge. Sperando, prova ad aiutarlo spedendolo dalla zia. In quei giorni di crisi, il suo primo testo.

Da più di un mese vivo da mia zia
ho cambiato un po’ l’ambiente cosa vuoi che sia
ringrazio le mie cugine e i loro fidanzati
che in poco tempo grandi amici son diventati
papa e mamma sono divorziati
ma per starmi vicino si son riappacificati

Ma anche le rime cominciano a non bastargli, non lo riempiono più come prima, la droga ha una faccia migliore ai suoi occhi, il richiamo è più forte di ogni battito. Droga e nulla più, droga che ti gli toglie i pensieri, e pian piano, anche le parole. Raffaele ci ricasca.
E comincia la discesa. Il padre lo sbatte fuori di casa e si ritrova unico compagno di sè stesso.

Guardo vecchie foto prese da un cassetto
Il futuro mi spaventa ecco te l’ho detto
Non mi vergogno di dire che ho paura di morire
Ma se non sei d’accordo mi puoi pure contraddire
A volte mi domando che ci faccio a questo mondo
Che basta un po’ di sfiga e me ne vado in un secondo
Mi chiedo quale sia il senso della vita
Se questa si consuma come fosse una matita

Quel rumore che vibrava nel suo petto, ora diventa incontrollabile, troppo forte, nauseante. Un fischio atroce nelle orecchie, un subbuglio di vertigini nella testa. E alla fine, bum, schiantato a terra. Ora solo vuoto, solo silenzio.
Dopo 18 giorni dal suo ingresso in comunità, Raffaele riprende in mano una matita. E i pensieri ancora nebbiosi nella testa, escono fuori. Parole che hanno ritrovato la loro strada, la rima.

Ora ho capito come gira il mondo
Riordino le idee aspetta un secondo
Ok, ci sono, tengo i piedi per terra
Voglio avere un po’ di pace in questi giorni di guerra
Attendo un segno, è una lunga attesa
Ma di certo son sicuro non dichiaro la resa
Questa che scrivo è parte della mia storia
Spero possa avere un posto nella tua memoria
Non farti ingannare ci potresti cascare
E che tu lo voglia o no poi ti tocca pagare

La strada è ancora lunga, ma se Raffaele ascolta il suo silenzio, in lontananza lo sente di nuovo quel tamburellio. Il suo battito, sta tornando..