Passaggio di testimone

Trasloco. Il prossimo mese io e la mia bambina cambieremo casa.
Una casa più grande finalmente, dove la cucina potrà ritenersi tale, in bagno ci si potrà lavare i denti in due davanti allo specchio senza prendersi a gomitate e soprattutto lei, la mia cucciola, avrà la tanto sospirata stanzetta, con tanto di scrivania, tappetone e casa montata di Barbie. Ad occhio e croce, il tutto potrebbe sembrare nulla di speciale o di eclatante. Ma per me lo è.

Perchè dovete sapere, tra le altre cose, che la casa di Barbie, la mia piccola, l’ha ricevuta da Babbo Natale, ma ancora non l’ha potuta montare, perchè se la montavamo nella nostra attuale casetta io e lei saremmo dovute uscire o in terrazza o sul pianerottolo. E d’inverno non è consigliabile. Invece, nella casa nuova, sarà tutta un’altra cosa.
Avremo spazio per due divani e per salire in mansarda c’è una bellissima scala in legno. E anche se la mia camera da letto sembra uscita dal mondo degli anni ’70, talmente tanto che da un momento all’altro mi immagino che lo zio Adler, il mio preferito da bambina, sbucherà da dietro la tenda con il suo baffone e il suo jeans a zampa d’elefante, a me, sembra una reggia.
Così, in questi giorni in cui la primavera comincia ad affacciarsi, io e la mia pupa passiamo i week end a fare scatoloni, imballando tra risate e merende a base di Nutella, tutti i nostri ricordi. Perché quelli ci seguiranno per sempre.

Eppure, prese dall’entusiasmo per questo cambiamento, un pò di malinconia si affaccia. Perchè il bilocale di Viale Bruxelles è stana la nostra colorita tana per oltre un anno e mezzo. Il tiepido rifugio che ci ha accolto dopo la vita a Sanpa. Un luogo che non ha solo rappresentato la nuova indipendenza, ma ha segnato un passaggio importante per noi due. Una conferma della libertà ritrovata, la libertà di poter dire, è possibile. Ce la si può fare, davvero. La libertà di potere essere una mamma e lei, la cucciola, una figlia. Capricci e coccole comprese.

Ma ecco che arriva L. Una ragazza che si trova nelle mie condizioni di un anno fa. Vive in comunità ma sta cercando casa nei dintorni. E mi viene spontaneo, dal cuore: “Vieni a cena da me, se ti piace parlo con il padrone di casa”.
Ieri ha firmato il contratto e io inizio ad imbiancare.
E la malinconia diventa dolce perchè questo ‘passaggio di testimone’ mi rende il saluto più lieve. Quando io e mia figlia chiuderemo la porta per l’ultima volta, avremo la certezza che quei muri vedranno ancora succedere qualcosa di molto, molto importante.