Il piacere di un buon vino

Ho letto l’intervento dell’amico Angelo Gaja sulla tendenza a considerare il vino come una droga. Ne ho anche parlato ieri in un dibattito TV con il Ministro Paolo Ferrero. Non eravamo d’accordo. Per me, un bicchiere di vino non è uguale a uno “spinello”. Visto che siamo all’apertura di una delle manifestazioni più importanti dedicate a questo alimento, mi interessa aggiungere alcune considerazioni.

Parto da uno “scandalo”. La partecipazione di San Patrignano a Vinitaly. Diamo scandalo perché facciamo vino e siamo orgogliosi di produrlo in una comunità di recupero per “drogati”. Ne beviamo pure un bicchiere a pasto. Ma si può essere educatori e nel contempo produttori e consumatori di vino? Penso di si. Per dimostrarlo, faccio una distinzione, prima che culturale e sociale, di buon senso. Non mi sono mai ubriacato. Non berrò mai per alterare la mia coscienza. Il motivo è semplice: non ne ho bisogno. Tutto cerco nel vino tranne che l’ubriacatura. Invece, è questa la caratteristica delle sostanze di “sballo”. Sono “droghe d’origine controllata”, perché un individuo le usa solo per alterare il suo rapporto con la realtà. Lo faccia con una “canna”, una pasticca o uno sniffo di coca, non importa. L’obiettivo è sempre andare via di testa.

Certo, anche l’alcol può essere utilizzato come una droga, ma offre un’altra possibilità: un consumo consapevole e sano. Da educatore passo la vita a combattere la cultura della fuga dalla realtà, che caratterizza la vita di tanti giovani. E mi chiedo come fare a tenerli lontani dall’abuso di alcol. Le legge c’è. Nel nostro Paese la vendita di bevande alcoliche ai minori di 16 anni è vietata, sanzionata pesantemente, con multe salatissime e chiusura degli esercizi che contravvengono. Però, nessuno la fa rispettare nell’ipocrisia e nell’indifferenza generale, favorendo gli interessi delle multinazionali dell’alcol. Invece, andrebbe osservata e applicata in maniera rigorosa. Sono anche favorevole a una campagna di informazione contro l’abuso delle bevande alcoliche e concordo con la limitazione delle pubblicità di questi prodotti.

Insomma, dopo tanti anni spesi a recuperare ragazzi tossicodipendenti e a reinserirli nella società liberi dalla droga, abbiamo una convinzione. E’ più forte, e molto meno a rischio di ricadere nella droga, una persona che ha imparato sobriamente a bere un bicchiere di vino a pasto, piuttosto che una terrorizzata dall’insegna di un’enoteca. Allora, dovremo tenerla lontano anche da sesso, lavoro, gioco. Tutte cose che possono creare dipendenza, ma fanno parte della sua vita. Il nettare di Bacco non fa eccezione.

Voglio dire una cosa anche agli amici produttori. Non possono continuare a nascondersi dietro una foglia di vite. Abbiamo il dovere di contribuire alla promozione dell’uso equilibrato dei nostri vini. Lo dico a ragion veduta. Da cinque anni abbiamo proposto una campagna di educazione a tutto il mondo del vino. Volevamo essere noi a fare il primo passo e dare il buon esempio ai consumatori, soprattutto ai giovani. Apporre su ogni bottiglia un’etichetta con scritto “il vino è piacere e salute, bevi con sobrietà”. Dopo quattro anni, con noi lo hanno fatto solo una ventina di produttori sugli oltre diecimila del nostro Paese. Sarebbe ora che iniziassero a muoversi anche loro. Nell’unico modo che conosco di fare educazione: dare l’esempio.

Andrea Muccioli, responsabile San Patrignano