Il Presidente del Consiglio al Rainbow Meeting

Panoramica Sanpa

Il presidente ha aggiunto che “Anche una società profondamente liberale deve porsi il problema del bene comune” poiché “libertà e droga sono agli antipodi”, lamentando “l’eredità pesante” dovuta alle “scelte politiche del passato basate su un malinteso concetto di tolleranza” e sulla “riduzione del danno”, cioè l’illusione di insegnare a persone devastate nell’animo e nel corpo a “non farsi troppo male”.
Berlusconi, condannando le passate “politiche sociali fallimentari” e la suddivisione, tra droghe “pericolose” e “non pericolose”, “buone” e “cattive”, “leggere” e “pesanti”, ha stigmatizzato un sistema di cure basato “quasi esclusivamente su risposte farmacologiche (il metadone in mantenimento, ad esempio), sull’assistenzialismo, sullo statalismo”. Invece “il nostro paese è ricchissimo di strutture e metodologie di recupero e reinserimento sociale dall’emarginazione e dalla droga. San Patrignano è la prova provata e quasi miracolosa di ciò”, ha aggiunto il capo del governo: “Ebbene, negli anni scorsi queste realtà sono state mantenute in una condizione di subalternità”.
Berlusconi ha poi illustrato le tre direttive di azione dell’esecutivo. “Un grande impegno educativo e di prevenzione dell’uso di sostanze, mirato soprattutto ai più giovani e al mondo della scuola, ma anche ai genitori e al mondo dello sport; il recupero delle persone dipendenti attraverso programmi di riabilitazione drug–free, cioè con l’obiettivo della totale emancipazione e del reinserimento sociale e lavorativo della persona; il contrasto deciso dello spaccio e del traffico, senza ambiguità, anche attraverso interventi orientati a migliorare le leggi in vigore”.
In questo quadro “Un momento importante è stata la creazione del Dipartimento Nazionale per le Politiche Antidroga” affidato al Prefetto Soggiu, che “ci consente di operare con la dovuta celerità, coordinando funzioni e attribuzioni disperse nel passato fra tanti ministeri, di raccogliere ed elaborare i dati sulla diffusione del fenomeno e di stendere un piano nazionale antidroga, della durata di tre anni, rispettando così gli impegni presi dal nostro Paese in sede Ue”.

Inoltre, nei mesi scorsi “il governo ha rivisto, dopo dieci anni, il Decreto Ministeriale che organizzava il funzionamento dei Servizi pubblici per le tossicodipendenze, inserendovi alcuni fondamentali elementi di novità”. In primo luogo, “un riammodernamento della loro struttura finalizzato a potenziarne le capacità di intervento sul disagio sociale: dalla droga ai disturbi alimentari (bulimia e anoressia), alla devianza giovanile, alle salute mentale”.

Un’altra necessità evidenziata dal presidente del Consiglio è stata la “reale collaborazione tra pubblico e privato”. In questa ottica, il Decreto modificato “garantisce la reale pari dignità tra strutture dello Stato e volontariato sociale, permettendo ai cittadini che lo desiderano di scegliere liberamente e senza limitazioni, il programma di recupero, pubblico o privato, che considerano più adatto e migliore fra quelli autorizzati e accreditati”. Lo Stato “ha il compito di controllare e verificare la correttezza del loro operato, ma nel contempo il dovere di metterle nelle condizioni di operare al meglio”.
Il discorso del premier si è poi diffuso sulla “grande campagna di prevenzione”, intitolata “O ci sei o ti fai. Io voglio esserci”, rimarcando che secondo l’esecutivo “non esistono distinzioni di fondo fra le varie droghe. Esiste il problema della persona, il vuoto di molti giovani” che non vanno “lasciati soli di fronte alle difficoltà”.
Il governo è “consapevole del vuoto che si è aperto tra i ragazzi e le agenzie educative, dalla famiglia alla scuola”, oltre che “della ricaduta della questione droga sulla sicurezza”.
Per quanto riguarda, poi, la legge in vigore, “stiamo operando per apportare delle modifiche migliorative, che ci consentano di superare il vuoto legislativo prodotto dal referendum del ’93, soprattutto per quanto riguarda la definizione del confine tra consumo personale e spaccio” in quanto è necessario trovare un punto d’equilibrio “tra il sacrosanto diritto alla sicurezza dei cittadini” e la necessità di consentire “alle persone che hanno commesso reati per la loro condizione di dipendenza da droghe, di scontare la pena in modo differente da quanto avviene oggi” mettendo a frutto “la grande esperienza maturata da molte strutture di recupero”.

Berlusconi ha concluso il suo discorso ringraziando San Patrignano che “resta la formidabile palestra di vita che Vincenzo Muccioli creò dedicandovisi in modo quasi sovrumano, e a lui e ai suoi continuatori va la gratitudine del governo e di tutte le famiglie che qui hanno visto ricostruire la loro vita”…