Il Presidente del Consiglio scrive ad Andrea Muccioli ed ai partecipanti al Meeting Rainbow

Caro Andrea, San Patrignano è un punto di passaggio obbligato per chi voglia fermarsi a riflettere sui problemi sempre più complessi della realtà giovanile, dei falsi miti che troppo spesso si propongono e dell’emarginazione provocata dai modelli di vita superficiali e sbagliati. Come purtroppo dimostrano anche le recenti ricerche, il fenomeno della tossicodipendenza assume, ogni giorno, proporzioni sempre più allarmanti: 8 milioni nel mondo le persone dipendenti da eroina, 11 da cocaina, 30 da anfetamine. In Europa oltre 45 milioni di giovani hanno fatto uso di “droghe leggere”, 15 milioni negli ultimi mesi. Un fenomeno drammatico, per il fardello di dolore che si porta dietro e che si diffonde nella famiglia e nella collettività. La missione di San Patrignano nella lotta alla droga è uno dei più alti esempi di sussidiarietà che io conosca: Vincenzo Muccioli, con il coraggio e la forza morale straordinaria che hanno contraddistinto la sua vita, è arrivato per primo dove le istituzioni pubbliche erano assenti, e ha tracciato la strada che state degnamente proseguendo. San Patrignano, come tante altre associazioni e comunità italiane ed estere che hanno creduto e sostenuto la filosofia e gli obiettivi del vostro convegno, ha rappresentato e rappresenta per migliaia di ragazzi la riconquista della propria dignità e della propria responsabilità, ha consentito e consente l’uscita di una dimensione senza speranza: è stato ed è un microcosmo di solidarietà nel deserto di una società distratta e individualista. Secondo le stime del Ministero degli Interni, nei primi dieci mesi del Duemila i morti per overdose nel nostro Paese sono lievemente diminuiti: 607 contro 797 dello stesso periodo del ’99. E’ un dato che non può confortarci, perché resta la realtà di un consumo sempre massiccio di droghe, nuove e vecchie, da parte dei giovani con almeno il 30 per cento dei ragazzi in età scolare che fa uso di stupefacenti, mentre continua ad abbassarsi l’età di iniziazione. La lotta alla droga è quindi, ancora e prima di tutto, una battaglia di libertà. Perché la vera libertà è la possibilità di scegliere il proprio presente e il proprio futuro senza condizionamenti, è il rispetto per se stessi e per la libertà degli altri che non va mai messa a rischio, è l’assunzione di responsabilità, la maturità acquisita e difesa, l’equilibrio, l’attenzione al prossimo e alle sue esigenze, cioè l’esatto contrario di quello che rappresenta la droga. E’ la libertà che avete difeso in questi anni, caparbiamente, concretamente, fattivamente, pagandone a volte le conseguenze: è la libertà nella quale noi crediamo e che vogliamo aiutarvi a difendere. In questi anni l’Italia, grazie a voi, ha messo insieme una ricchezza di idee, di strutture e di uomini, di metodologie, di esperienze, di conoscenze che gli altri Paesi ci invidiano. Siamo i primi, nel mondo, per la solidarietà concreta che sappiamo dare a chi è rimasto indietro, a chi è sfortunato, a chi è solo. Siamo i primi ad aver costruito strutture, ad aver accolto i giovani in difficoltà, ad esserci posti il problema della loro riabilitazione. Ma siamo anche quelli che, per anni, hanno lasciato queste realtà di vita, queste organizzazioni nell’isolamento, nonostante il buon senso ci dicesse che essere rappresentavano, nelle loro comprensibili diversità di identità e di metodologie, la risposta più efficace al problema del consumo di droga. Si è tentato di relegarle in un angolo, di stravolgerne la missione, di assoggettarle all’ideologia dominante che considerava la tossicodipendenza un problema da gestire o da controllare solo per fare in modo che non desse fastidio. E’ stata messa in campo una rete di servizi pubblici e privati relegati al ruolo di meri esecutori di decisioni altrui, spesso prese da burocrati e funzionari lontani dal bisogno dei ragazzi e delle loro famiglie. Sono state previste procedure distorte e dispensati finanziamenti a pioggia a chiunque dicesse di occuparsi di tossicodipendenza, anche se questa attività non aveva alcun riscontro in termini di risultati. Oggi serve un’inversione di tendenza che faccia tesoro delle esperienze e delle conoscenze acquisiste e le valorizzi in un rapporto di uguele dignità, uguali doveri e uguali diritti tra servizio pubblico e privato nella volontà di sottoporsi alla verifica dei risultati. Ce lo chiede l’ONU, ce lo chiede l’Unione Europea, che lo chiede il Papa quando dice che “nessuna droga libera dalla droga” e coraggiosamente si batte per una società basata sui valori, la famiglia, la libertà di insegnamento, la solidarietà ai più deboli. Gli stessi valori in cui noi crediamo. Ce lo chiedono anche le migliaia di famiglie che si trovano a dover gestire problemi più grandi di loro. E ce lo chiede il buon senso: spendiamo miliardi per mantenere in una condizione di “emarginazione a vita” persone che, con gli stessi investimenti, potremmo riabilitare e reinserire nella società e nel mondo del lavoro. Il governo intende fare la sua parte fino in fondo in questa battaglia: è necessario concentrare l’attenzione sulla persona e sulle cause del disagio che l’hanno portata sulla strada della droga. Un ruolo fondamentale lo devono avere la scuola e, prima ancora, la famiglia. Dovere precipuo dello Stati è quello di ridurre gradualmente le aree di emarginazione, rivedendo e superando i meccanismi del vecchio stato sociale per offrire alle nuove generazioni più opportunità di inserimento nel mondo del lavoro. L’obiettivo da perseguire non è il controllo sociale dell’individuo scomodo, per rassicurare la società, ma il suo reinserimento effettivo nella società stessa. L’esempio di San Patrignano e dell’ Associazione “Rainbow” è, in questo senso, straordinario: di fronte alla tragedia della droga avete scelto di reagire e combattere, e noi saremo accanto a voi. Nel corso degli ultimi cinque anni, per l’assenza di un piano strategico, le azioni dei governi si sono sviluppate in modo discontinuo e disomogeneo: ingenti risorse sono state spese per rincorrere le emergenze – eroina, droghe sintetiche, ecstasy – nel momento in cui erano divenute “normali” consuetudini, drammaticamente radicate nella popolazione giovanile. Tante, troppo differenti entità – dal Ministero degli Interni a quello della Sanità, dal Ministero dell’Istruzione a quelli del Welfare e della Giustizia, dalle Regioni alle Province ai Comuni – hanno operato, spesso in modo caotico e in contraddizione tra loro, generando una proliferazione di consulte e di commissioni di tipo esclusivamente burocratico. Allora ci siamo chiesti: fatte salve le scelte di fondo che sono quelle della prevenzione, della riabilitazione e del reinserimento e fatte salve le strategie generali che competono al Parlamento e al Governo, perché non riunire sotto un’unica struttura i compiti di coordinamento e di tempestiva attuazione del programma? Un’agenzia antidroga esiste negli Stati Uniti, per esempio, alle dirette dipendenze della Casa Bianca; ma esiste anche in molti altri Paesi tra i quali, in Europa, la Gran Bretagna. Da ieri, con l’annuncio del Vice Presidente del Consiglio, questa è diventata una precisa scelta strategica del Governo. Chiudo il mio saluto con una citazione che ho trovato sul vostro sito Internet, e che ritengo bellissima: Madre Teresa di Calcutta disse che “salvare un solo bambino è come salvare il mondo”. Ebbene, ogni giorno San Patrignano e tutte le altre comunità salvano centinaia di volte il mondo. A nome del governo che ho l’onore di presiedere a tutti voi, grazie, grazie di cuore. A Lei, caro Andrea, un abbraccio affettuoso. Silvio Berlusconi Roma, 26 ott.

Caro Andrea, San Patrignano è un punto di passaggio obbligato per chi voglia fermarsi a riflettere sui problemi sempre più complessi della realtà giovanile, dei falsi miti che troppo spesso si propongono e dell’emarginazione provocata dai modelli di vita superficiali e sbagliati. Come purtroppo dimostrano anche le recenti ricerche, il fenomeno della tossicodipendenza assume, ogni giorno, proporzioni sempre più allarmanti: 8 milioni nel mondo le persone dipendenti da eroina, 11 da cocaina, 30 da anfetamine. In Europa oltre 45 milioni di giovani hanno fatto uso di “droghe leggere”, 15 milioni negli ultimi mesi. Un fenomeno drammatico, per il fardello di dolore che si porta dietro e che si diffonde nella famiglia e nella collettività. La missione di San Patrignano nella lotta alla droga è uno dei più alti esempi di sussidiarietà che io conosca: Vincenzo Muccioli, con il coraggio e la forza morale straordinaria che hanno contraddistinto la sua vita, è arrivato per primo dove le istituzioni pubbliche erano assenti, e ha tracciato la strada che state degnamente proseguendo. San Patrignano, come tante altre associazioni e comunità italiane ed estere che hanno creduto e sostenuto la filosofia e gli obiettivi del vostro convegno, ha rappresentato e rappresenta per migliaia di ragazzi la riconquista della propria dignità e della propria responsabilità, ha consentito e consente l’uscita di una dimensione senza speranza: è stato ed è un microcosmo di solidarietà nel deserto di una società distratta e individualista. Secondo le stime del Ministero degli Interni, nei primi dieci mesi del Duemila i morti per overdose nel nostro Paese sono lievemente diminuiti: 607 contro 797 dello stesso periodo del ’99. E’ un dato che non può confortarci, perché resta la realtà di un consumo sempre massiccio di droghe, nuove e vecchie, da parte dei giovani con almeno il 30 per cento dei ragazzi in età scolare che fa uso di stupefacenti, mentre continua ad abbassarsi l’età di iniziazione. La lotta alla droga è quindi, ancora e prima di tutto, una battaglia di libertà. Perché la vera libertà è la possibilità di scegliere il proprio presente e il proprio futuro senza condizionamenti, è il rispetto per se stessi e per la libertà degli altri che non va mai messa a rischio, è l’assunzione di responsabilità, la maturità acquisita e difesa, l’equilibrio, l’attenzione al prossimo e alle sue esigenze, cioè l’esatto contrario di quello che rappresenta la droga. E’ la libertà che avete difeso in questi anni, caparbiamente, concretamente, fattivamente, pagandone a volte le conseguenze: è la libertà nella quale noi crediamo e che vogliamo aiutarvi a difendere. In questi anni l’Italia, grazie a voi, ha messo insieme una ricchezza di idee, di strutture e di uomini, di metodologie, di esperienze, di conoscenze che gli altri Paesi ci invidiano. Siamo i primi, nel mondo, per la solidarietà concreta che sappiamo dare a chi è rimasto indietro, a chi è sfortunato, a chi è solo. Siamo i primi ad aver costruito strutture, ad aver accolto i giovani in difficoltà, ad esserci posti il problema della loro riabilitazione. Ma siamo anche quelli che, per anni, hanno lasciato queste realtà di vita, queste organizzazioni nell’isolamento, nonostante il buon senso ci dicesse che essere rappresentavano, nelle loro comprensibili diversità di identità e di metodologie, la risposta più efficace al problema del consumo di droga. Si è tentato di relegarle in un angolo, di stravolgerne la missione, di assoggettarle all’ideologia dominante che considerava la tossicodipendenza un problema da gestire o da controllare solo per fare in modo che non desse fastidio. E’ stata messa in campo una rete di servizi pubblici e privati relegati al ruolo di meri esecutori di decisioni altrui, spesso prese da burocrati e funzionari lontani dal bisogno dei ragazzi e delle loro famiglie. Sono state previste procedure distorte e dispensati finanziamenti a pioggia a chiunque dicesse di occuparsi di tossicodipendenza, anche se questa attività non aveva alcun riscontro in termini di risultati. Oggi serve un’inversione di tendenza che faccia tesoro delle esperienze e delle conoscenze acquisiste e le valorizzi in un rapporto di uguele dignità, uguali doveri e uguali diritti tra servizio pubblico e privato nella volontà di sottoporsi alla verifica dei risultati. Ce lo chiede l’ONU, ce lo chiede l’Unione Europea, che lo chiede il Papa quando dice che “nessuna droga libera dalla droga” e coraggiosamente si batte per una società basata sui valori, la famiglia, la libertà di insegnamento, la solidarietà ai più deboli. Gli stessi valori in cui noi crediamo. Ce lo chiedono anche le migliaia di famiglie che si trovano a dover gestire problemi più grandi di loro. E ce lo chiede il buon senso: spendiamo miliardi per mantenere in una condizione di “emarginazione a vita” persone che, con gli stessi investimenti, potremmo riabilitare e reinserire nella società e nel mondo del lavoro. Il governo intende fare la sua parte fino in fondo in questa battaglia: è necessario concentrare l’attenzione sulla persona e sulle cause del disagio che l’hanno portata sulla strada della droga. Un ruolo fondamentale lo devono avere la scuola e, prima ancora, la famiglia. Dovere precipuo dello Stati è quello di ridurre gradualmente le aree di emarginazione, rivedendo e superando i meccanismi del vecchio stato sociale per offrire alle nuove generazioni più opportunità di inserimento nel mondo del lavoro. L’obiettivo da perseguire non è il controllo sociale dell’individuo scomodo, per rassicurare la società, ma il suo reinserimento effettivo nella società stessa. L’esempio di San Patrignano e dell’ Associazione “Rainbow” è, in questo senso, straordinario: di fronte alla tragedia della droga avete scelto di reagire e combattere, e noi saremo accanto a voi. Nel corso degli ultimi cinque anni, per l’assenza di un piano strategico, le azioni dei governi si sono sviluppate in modo discontinuo e disomogeneo: ingenti risorse sono state spese per rincorrere le emergenze – eroina, droghe sintetiche, ecstasy – nel momento in cui erano divenute “normali” consuetudini, drammaticamente radicate nella popolazione giovanile. Tante, troppo differenti entità – dal Ministero degli Interni a quello della Sanità, dal Ministero dell’Istruzione a quelli del Welfare e della Giustizia, dalle Regioni alle Province ai Comuni – hanno operato, spesso in modo caotico e in contraddizione tra loro, generando una proliferazione di consulte e di commissioni di tipo esclusivamente burocratico. Allora ci siamo chiesti: fatte salve le scelte di fondo che sono quelle della prevenzione, della riabilitazione e del reinserimento e fatte salve le strategie generali che competono al Parlamento e al Governo, perché non riunire sotto un’unica struttura i compiti di coordinamento e di tempestiva attuazione del programma? Un’agenzia antidroga esiste negli Stati Uniti, per esempio, alle dirette dipendenze della Casa Bianca; ma esiste anche in molti altri Paesi tra i quali, in Europa, la Gran Bretagna. Da ieri, con l’annuncio del Vice Presidente del Consiglio, questa è diventata una precisa scelta strategica del Governo. Chiudo il mio saluto con una citazione che ho trovato sul vostro sito Internet, e che ritengo bellissima: Madre Teresa di Calcutta disse che “salvare un solo bambino è come salvare il mondo”. Ebbene, ogni giorno San Patrignano e tutte le altre comunità salvano centinaia di volte il mondo. A nome del governo che ho l’onore di presiedere a tutti voi, grazie, grazie di cuore. A Lei, caro Andrea, un abbraccio affettuoso.

Silvio Berlusconi Roma, 26 ottobre 2001