Prevenire prima

Siedono in ultima fila. Cappello calato sulle orecchie e continue risatine guardando chissà che nel cellulare. Ascoltano i ragazzi di Sanpa con sufficienza. “Chiunque si droga, vive un disagio di fondo”, attacca Marco, uno dei giovani della campagna WeFree, che ha accompagnato le due classi in visita alla comunità. A questo punto uno dell’ultima fila si risveglia: “Per me non è vero. Uno a volte si fa una canna solo per divertirsi”. Non troppi suoi compagni lo guardano sorpresi. Diversi suoi professori invece sì, soprattutto perché si tratta di uno studente di soli 13 anni, soltanto un ragazzino delle medie , ma che ha già di mostrato parecchia disinvoltura nel parlare di droga.

Cje il look e i suoi modi di fare lo ponessero fra i bulletti della classe era ovvio a tutti , ma dai loro visi, pare che in pochi pensassero che già era venuto a contatto con le sostanze. “Ma se per divertirti hai bisogno di usare droga, allora significa che c’è qualcosa in te che non va”, ribatte Marco, ormai abituato a far fronte alle provocazioni di alunni sempre più giovani. Nell’ultimo anno infatti sono aumentate le visite a Sanpa di classi delle scuole medie inferiori. Maggiore la richiesta da parte loro e maggiore la disponibilità ad accoglierle da parte della comunità. “La curiosità per la trasgressione nasce proprio a questa età”. Il prof di religione del ragazzo pare essere uno dei più sensibili ai loro problemi. “Gli adolescenti sono circondati da tante agenzie diseducative: vedono il mito della vita facile, del successo, del benessere a tutti i costi. Tutto questo incrementa in loro la paura di non riuscire ad arrivare, ancor più se non sono seguiti e sostenuti dai genitori.
Così, è da loro che si deve iniziare a fare prevenzione”.

Uno dei pochi professori a non stupirsi più di tanto per un ragazzo delle medie che dimostra di avere confidenza con le droghe: “Lui ha parlato, ma sono tanti i ragazzini in visita a Sanpa che restano in silenzio, seppur colpiti direttamente dalle parole degli ospiti della comunità. Anche se non si fanno le canne, tanti sono su quella strada avendo già iniziato a fumare sigarette o a sballarsi con l’alcol, la moda del momento”. Effettivamente il professore non si sbaglia di tanto, visti alcuni recenti dati. Secondo l’indagine “Abitudini e stili di vita degli adolescenti” 2009, realizzata dalla Società italiana di pediatria che ha preso in analisi 1.300 studenti delle scuole medie inferiori tra i 12 e i 14 anni, un adolescente su tre avrebbe il vizio del fumo, con il 40 per cento che beve vino, il 50% dei maschi birra, e il 22,4% liquori, con tanto di un 13,3 per cento, il 17,7% nel Centro Italia, che si è ubriacato almeno una volta. Venendo alle droghe, ben l’8% dei giovanissimi ha ammesso di farsi le canne. Secondo l’indagine si tratterebbe di una percentuale “certamente sottostimata, specie se si considera che il 37% ha dichiarato di avere amici che fumano” le canne. Inoltre, il 5% dei giovanissimi conosce ragazzi che hanno preso ecstasy, ma solo lo 0,3% ne ha ammesso l’uso, e il 9,1% conosce qualcuno che ha provato la cocaina. “E noi non sappiamo come muoverci e come affrontare l’argomento con i ragazzi”, spiega la professoressa di lettere che plaude all’idea della visita a San Patrignano.

“Qualcuno pensa che i ragazzi delle medie siano troppo giovani per seguire questi incontri, ma tanti di loro escono con amici più grandi, venendo presto a contatto con le sostanze stupefacenti. Per questo reputo molto efficace un intervento del genere per dargli modo di confrontarsi sul tema”. Della stessa idea una collega di una media di Perugia: “A scuola facciamo interventi sulla droga a seconda delle nostre materie, ma non posso dargli quello che può offrirgli un incontro a Sanpa”. Non sarà un caso fra l’altro che un professoressa di Bologna, torna da anni con le sue classi delle medie:”Questo a Sanpa è un momento molto intenso, in cui si fanno discorsi capaci di toccare il cuore dei ragazzi. I nostri ragazzi hanno solo dagli 11 ai 14 anni e di esperienze ne vivranno tante. Se non stati colpiti oggi dalle loro parole, sono convinta che prima o poi gli torneranno in mente”.

Matteo Diotalevi

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