A proposito delle stanze del buco

Dal ’78 San Patrignano ha accolto circa 20 mila ragazzi tossicodipendenti. Oltre il 70 per cento di essi oggi è libero dalle droghe e vive un’esistenza realizzata nella società. Basta questo a definire quale sia la nostra opinione sull’irresponsabile e ciclica proposta, peraltro già ampiamente utilizzata in altri Paesi come misura di controllo sociale, di realizzare stanze del buco per cosiddetti tossicodipendenti cronici.

I promotori di idee come questa, sebbene seggano sugli scranni di qualche assessorato o posto di potere, non hanno la più pallida idea di cosa sia la tossicodipendenza, di come siano i tossicodipendenti, di quali siano i loro bisogni e di quali interventi delle istituzioni serie e responsabili debbano attivare per aiutarli ad uscire dalla loro condizione. Dirò di più: dei tossicodipendenti, del loro dramma e del dramma delle loro famiglie a questi signori, esponenti delle istituzioni, non interessa nulla, altrimenti avrebbero facilitato gli invii di ragazzi in comunità o valutato con ricerche scientifiche i servizi che funanziano.

Il loro scopo è esclusivamente quello di nascondere in asettici locali quello che considerano il pattume della società, come si fa con la sporcizia sotto un tappeto, in modo che non dia fastidio alla loro coscienza di benpensanti, sperando, da ‘buoni amministratori’, di spendere poco e di ottenere il massimo del risultato. Che per loro è: non averli davanti agli occhi. Poi, e questo è il colmo, hanno il coraggio di dipingere quest’operazione come caritevole e solidale: ”Vogliamo salvare i ragazzi che muoiono per overdose, aids, epatiti. Li assisteremo”. Nelle stanze del buco? Ogni ulteriore commento è superfluo”.

Andrea Muccioli