Ragazze in fiore

Panoramica Sanpa

A San Patrignano le chiamavano ‘il gruppo dei turni’. Si prendevano cura degli spazi condivisi da tutti, assicurando ordine e pulizia. Ora si dedicheranno alla coltura delle piante e alla realizzazione delle composizioni floreali

di Silvia Mengoli

Si dedicheranno all’antica arte della coltura dei fiori, impareranno a conoscerli e ad amarli, seguiranno passo a passo le coltivazioni, prestando attenzione ad ogni singola pianta: gerani, primule, viole, begonie, ‘fiori del vetro’ e, nella loro stagione, anche stelle di Natale. Apprenderanno tecniche e metodi di gestione delle aree verdi, vivranno a contatto con la natura, adattandosi ai suoi ritmi e ai suoi cambiamenti. Parliamo delle venti ragazze (Cristina, Isabel, Ana, Michela, Cristina, Rita, Jelena, Marcella, Sara, Stefania, Lucia, Michela, Francesca, Chiara, Sara, Giulia, Desi, Silvia, Francesca, Emanuela) conosciute da tutta Sanpa come ‘il gruppo dei turni’, uno dei settori femminili della comunità impegnato nella cura, nell’ordine e nella pulizia degli spazi condivisi da tutti. Erano loro, fino a poco tempo fa, a garantire l’aspetto ordinato e impeccabile della sala da pranzo, ad occuparsi dell’apparecchiatura dei tavoli, della manutenzione e della pulizia delle abitazioni riservate agli ospiti e della distribuzione dei prodotti personali e degli alloggi. Un impegno ‘dietro le quinte’ fondamentale per la quotidiana organizzazione della comunità, che ora sarà portato avanti da tutti i ragazzi di San Patrignano. Al pari delle altre mansioni necessarie al buon funzionamento della comunità, ovvero quegli impegni quotidiani che, a rotazione, coinvolgono tutti, da sempre: il servizio a tavola, il lavaggio dei piatti, l’apparecchiatura per la sera, la pulizia degli spazi comuni riservati alle attività sportive e ricreative.

Dalla fine di maggio le ‘ragazze dei turni’ entreranno a far parte del gruppo ‘dell’orto’ per dedicarsi alla attività di ortofloricoltura e alla produzione delle colture ornamentali. La scelta del loro trasferimento è da ricondurre ad uno dei principi fondativi di San Patrignano: fornire a tutti i ragazzi, uomini e donne, opportunità formative al passo coi tempi per acquisire quelle competenze fondamentali per il loro reinserimento in un mondo di professioni in continua evoluzione.

“Dobbiamo mettere i ragazzi nella condizione di poter coltivare le proprie vocazioni, di manifestare talenti inespressi, di ritrovare la propria dignità di persone, di affrontare la vita con le proprie forze, senza fuggire dalle responsabilità”, precisa Andrea Muccioli, responsabile di San Patrignano. “L’acquisizione di una professionalità è uno strumento indispensabile per vincere l’emarginazione data dalla tossicodipendenza. Proprio per questo motivo il lavoro deve essere vissuto non come obbligo e alienazione, ma come mezzo espressivo delle capacità individuali”.

I ragazzi dell’orto si sono specializzati in floricoltura, “un’attività che amano molto e che li vede di giorno in giorno appassionarsi sempre di più”, dice Daniele che lavora da tanti anni in questo settore e ha maturato quindi una grande esperienza, oltre ad un profondo amore per il verde e i fiori. “Inoltre non dimentichiamo che il floricoltore e il vivaista sono mestieri tra i più ricercati: molti ragazzi una volta tornati a casa non hanno avuto alcuna difficoltà a trovare un impiego”. Sono infatti tante le aziende, i vivai, i gardencenters alla ricerca di giovani qualificati. I ragazzi acquisiscono competenze professionali, grazie alle tecniche di coltivazione avanzate e grazie anche ai corsi di perfezionamento di orto–floro–vivaismo tenuti da esperti in campo agrario che vengono a San Patrignano per insegnare tutti i ‘trucchi’ di questa antica e affascinante professione.

La storia del “gigante”
Una passione – quella per i fiori, gli animali, la campagna – nata quando era bambino. Fin da piccolo si trovava a suo agio a contatto con la natura, in mezzo al verde. “Non amavo studiare sui libri, ma mi piaceva osservare, studiare la crescita, lo sviluppo e la maturazione delle piante e degli animali, imparare tutto su di loro”.

Il sogno di Daniele, conosciuto da tutti a San Patrignano come “il gigante dell’orto”, era quello di diventare guardia forestale. Lo sapeva da sempre. Così, d’accordo con i genitori, si era iscritto alla scuola di Agraria, dimostrando fin da subito un grande senso pratico, una notevole memoria fotografica. Oltre, naturalmente, al famoso “pollice verde”. Gli insegnanti gli avevano trovato un lavoro, era passato rapidamente da aiuto giardiniere nelle serre a giardiniere, quindi giardiniere specializzato. E, dopo aver ottenuto il diploma di “Esperto in floricoltura e coltivazioni in serra”, era diventato floricoltore competente nelle coltivazioni protette di piante verdi e fiorite. E fin qui il quadro sembrava perfetto. Ma in quegli anni nella sua vita si era fatta strada un poco alla volta la droga. L’iter, quello classico: primo il “fumo”, poi “coca” ed eroina.

Per un po’ era riuscito a mantenere una doppia vita: da una parte il lavoro, che gli permetteva di guadagnare senza chiedere soldi ai suoi, dall’altra lei, la droga. La cosa si faceva sempre più pressante, a 19 anni se ne era andato da casa. Per un po’ alla stazione centrale, finché suo padre era andato a cercarlo per portarlo in una comunità. Poi, una volta uscito, “essere di nuovo assalito dalla solitudine, dall’ansia, dalla paura”, dice lui. E ricominciare a “farsi”. “Me ne sono andato di casa una seconda volta per rispetto nei confronti dei miei genitori, non volevo pesare su di loro”, dice “il gigante”. E, di lì a poco, la svolta: il contatto con un ragazzo che era stato a San Patrignano. “Mi resi conto che avevo bisogno di stare assieme agli altri, in un contesto di affetto, di amicizia. E la comunità di Vincenzo Muccioli sembrava proprio l’ideale”, continua ancora. E così fu.

Dopo un primo periodo tutt’altro che facile, “il gigante” cominciò il suo periodo di recupero con “Giuliano dell’orto”, che gli mise a disposizione alcune bustine di semi di fiori. Così cominciò un’avventura, che proseguì anche attraverso il primo corso di Ortoflorovivaismo che si tenne in comunità. “Quando lavoravo nelle serre, durante il mio primo impiego a Milano, nessuno mi spiegava perché utilizzare un prodotto invece di un altro, perché adottare una tecnica piuttosto che un’altra, i giardinieri erano tutti molto gelosi”, prosegue Daniele. “Mentre qui a San Patrignano abbiamo sempre condiviso tutto fin da subito. Ogni ‘segreto’, ogni piccolo accorgimento per far crescere meglio piante e fiori diventa patrimonio comune”, sottolinea lui. “Così tutti imparano dalle esperienze altrui, coinvolgendo gli altri ragazzi nei progressi ottenuti. Allora, anche grazie alla vendita dei nostri prodotti, arrivarono le prime, grandi, soddisfazioni”, conclude. L’entusiasmo lo aveva contagiato. Lo stesso fervore che lo pervade ancora oggi, quando dice che “ogni pianta ha la sua storia” e che “osservare i fiori, i loro bisogni, aiuta le persone nel cammino di recupero, insegnando loro pazienza, attenzione, rispetto”.

Artisti del ‘verde’
L’orto di San Patrignano opera come vivaio per le piante da mettere a dimora sul terreno della comunità e sviluppa un’attività agricola e di coltivazione che va dalle piante stagionali (destinate anche alla vendita) alla produzione di ortaggi per le esigenze della comunità. Le piante stagionali – gerani (“parigini”, zonali, edera) alle primule, dalle viole alle begonie e alle “Impatiens” (comunemente note come i “fiori del vetro”) – sono utilizzate, oltre che all’interno della Comunità e per i clienti esterni, anche per i concorsi ippici ed altre manifestazioni ed eventi pubblici, organizzati a San Patrignano. Le varie piante vengono utilizzate per abbellire cassette rettangolari (lunghe 50 centimetri), ciotole di diverse dimensioni, carriole, botti, cassonetti in legno. Il gruppo di Sanpa, specializzato in floricoltura, si occupa anche di predisporre varie composizioni di fiori recisi, realizzando, ad esempio, bouquet o centri tavola, con l’aiuto del gruppo femminile delle decorazioni.