Una rete educativa

Panoramica Sanpa
Di droga si parla sempre meno. E ancora meno si fa per contrastare la sua diffusione e offrire opportunità di recupero alle persone che la usano. Sembra quasi che questo problema, che ha caratterizzato gli ultimi trent’anni di storia italiana e dell’Occidente, non ci riguardi più direttamente. Per i tossicodipendenti da eroina esistono i servizi pubblici, che dispensano a piene mani metadone e tranquillanti, “rimedio” spesso peggiore del male perché non fa altro che rendere cronico il disagio. E per gli altri, che magari a 14 anni fumano spinelli o prendono pastiglie, non c’è problema; quelli non sono “drogati”: sono ragazzi normali. E’ la società in cui vivono a farli sentire così: oggi fingiamo di preoccuparci tanto di prevenzione, ma negli ultimi anni li abbiamo martellati in ogni modo con falsi messaggi sulle droghe “libere” e “leggere”. E la conseguenza è stata che la dipendenza da sostanze è diventata un fenomeno di massa. Secondo l”Istituto superiore di sanità, il 37,9 per cento degli studenti delle superiori ha fatto o fa uso di hashish e marijuana, il 7,4 di cocaina e il 9,1 di ecstasy. Se a questo aggiungiamo i quattrocentomila tossicodipendenti che “si bucano”, ci accorgiamo che il problema droga riguarda milioni di famiglie. La stragrande maggioranza di esse è portata a sottovalutarlo fino a quando non si manifesta nella sua drammaticità: solo allora i genitori si rendono conto del disastro cui vanno incontro e cercano, tardivamente, di correre ai ripari. Di chi è la responsabilità di questa cecità, di questa incapacità di riconoscere il malessere degli adolescenti e fare in modo che non si trasformi in emarginazione? Di tutti noi. Ogni volta che rinunciamo ad ascoltare nostro figlio e gli sbattiamo in faccia la nostra abissale distanza dalle sue esigenze e dai suoi bisogni, quando ci mostriamo incapaci di essere per lui un esempio di disponibilità, onestà, sensibilità, lavoriamo perché si allontani da noi e da sé stesso. Per lui dovremmo essere la parte più credibile dei suoi rapporti, da cui trarre fiducia, motivazioni per affrontare il mondo e la vita. Troppo spesso, invece, siamo solo una pallida rappresentazione di valori e ideali che interpretiamo in modo formale e vuoto. Persi a rincorrere i nostri sogni di benessere o potere, tacitiamo la nostra coscienza con l”alibi che lo facciamo per loro, perché abbiano quello che noi non abbiamo avuto. E” qui, in questo momento, che nasce il disagio che spesso sfocia nella tossicodipendenza. Ed è da qui che bisogna partire per costruire un”alternativa alla droga. E’ evidente come la tossicodipendenza sia un problema educativo e sociale che sanità, medici e farmaci non possono risolvere e, riguardo al quale, l”informazione serve, ma fino a un certo punto. Quello che manca è una rete educativa che sostenga la scuola e la famiglia: i nuclei formativi essenziali per la crescita dei giovani. Per questo San Patrignano e tutti noi di Rainbow vogliamo realizzare un”idea semplice e concreta: sensibilizzare le istituzioni, il mondo delle professioni, le imprese sociali, gli enti locali, le famiglie, perché appoggino la creazione di strutture in cui la parte migliore della nostra società, gli adulti disponibili a ascoltare e incontrare i giovani, mettano a disposizione sé stessi, le loro capacità, le loro arti, la loro passione per la vita per qualche ora ogni settimana. Parliamo di cose vere, di persone in carne e ossa, in grado di interpretare e dare risposte ai bisogni dei giovani. Pensiamo a centri d’aggregazione dove sia possibile conoscersi, incontrarsi, frequentare dei corsi, studiare, imparare un mestiere, progettare con l’aiuto di educatori, insegnanti e professionisti, il proprio futuro. L’obiettivo di queste strutture non dev’essere il divertimento fine a se stesso: noi non crediamo ai “centri sociali” dove il malessere dei giovani si amplifica fino a diventare compiacimento della propria auto–emarginazione. Crediamo invece in una rete di servizi dedicati agli adolescenti e alla loro educazione nell’accezione più ampia. Luoghi organizzati in modo rigoroso e controllato, dove i ragazzi e le loro famiglie possano trovare un punto di riferimento, una certezza di umanità e competenza a cui appoggiarsi. Non pensiamo che questo progetto costi molto: molte realtà istituzionali e produttive sono disposte a sostenerlo e tantissime persone sarebbero pronte a mettere a disposizione la loro esperienza e il loro tempo. Siamo però convinti che se la società non si porrà con forza il problema della crescita dei giovani, cioè di rifondare il sistema educativo, non saremo in grado di padroneggiare i cambiamenti che la modernità c’impone. Siamo diventati bravissimi a produrre ricchezza materiale, a inventare strumenti e tecnologie, ma non riusciamo più a formare gli uomini. Questa, purtroppo, è la verità.