La riconversione funziona

Panoramica Sanpa

I contadini colombiani hanno sempre dovuto scegliere tra le coltivazioni illegali e la miseria. Oggi, grazie a decine di associazioni e all’appoggio Onu, la produzione di coca è in calo

di Monica Luppi

Carlos Ramos aveva acquistato una fattoria di dieci ettari, coperta da cespugli di coca: “Ma non mi è mai piaciuto coltivarla. Ho lasciato che morissero le piante, e ho puntato tutte le mie speranze sul palmito.” Carlos ha piantato oltre 12 mila palme, alberi di frutta e yucca. Ha anche iniziato ad allevare pesci. E non è stato l’unico contadino della zona ad abbandonare la coltivazione di coca. Negli ultimi anni, centinaia di migliaia di famiglie residenti delle foreste colombiane hanno aderito a programmi di sviluppo alternativo, coltivando caffè, cacao, gomma, cuore di palma, vaniglia ed altri frutti tropicali, ed allevando api per la produzione di miele.
Nel 1998, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha decretato, come obiettivo da perseguire nei successivi 10 anni, “l’eliminazione o la sostanziale riduzione” delle coltivazioni di coca, oppio e cannabis nel mondo, ottenendo una risposta positiva e assicurazioni di impegno concreto da molti governi di paesi produttori di droga. In Colombia, il programma FFP (Forester Families Program) voluto dal governo ha coinvolto fino ad ora oltre 33 mila famiglie di campesinos . In una regione del paese dove prima c’erano solo campi di coca, adesso esistono più di 370 ettari coltivati a caffé, 1.200 ettari di cacao, 1.652 ettari con alberi della gomma e 1.500 ettari di palme da olio. La coltivazione di coca, nel frattempo, è diminuita del 50 per cento: da 160.100 ettari nel 1999 a 86 mila nel 2003. Inoltre, nel 2004 le coltivazioni alternative hanno prodotto un guadagno di 78 milioni di dollari per le popolazioni locali.
Il raccolto ideale
Con promesse di profitti mirabolanti e di una vita migliore per i figli, la coca sembrava essere, per tanti contadini colombiani, il raccolto ideale, soprattutto perché impermeabile alle fluttuazioni del mercato agroalimentare. Ma il rovescio della medaglia non si è fatto attendere: molto presto, la maggior parte dei contadini si è trovata in condizioni di assoluta povertà e alla mercé dei narcotrafficanti, divenendo vittima innocente delle loro guerre sanguinarie. Ancora: le fumigazioni aeree effettuate negli ultimi dieci anni dalla DEA (Dipartimento antidroga statunitense) con l’obiettivo di distruggere le piante di coca sono state causa, proprio per la tossicità delle sostanze chimiche utilizzate, di malattia e morte fra bambini ed anziani abitanti della foresta. In molti hanno realizzato che il gioco non valeva la candela e che il guadagno non era sufficiente a controbilanciare gli alti rischi prodotti dallo strapotere dei narcos, i danni all’ambiente e le scarse possibilità di migliorare la qualità delle loro vite. E allora… Allora Accion Social, un’associazione non profit sostenuta dalla Presidenza colombiana, ha ideato un programma che mira proprio a migliorare le condizioni dei campesinos. Tra gli obiettivi, la riduzione delle coltivazioni di coca, oppio, e cannabis, la formazione professionale della popolazione locale (istituendo, tra altro, programmi di alfabetizzazione, corsi di computer e di imprenditoria) e la creazione di fondi collettivi per favorire lo sviluppo delle comunità indigene (in primis, il miglioramento delle condizioni igieniche, la qualità dell’educazione e la fornitura di elettricità ed acqua potabile agli abitanti di località remote). Inoltre, una particolare attenzione è riposta nell’integrazione sociale ed economica di donne e minoranze etniche, e nella creazione di un sistema di leadership locale che permetta partecipazione democratica alle decisioni prese all’interno delle cooperative di agricoltori ed allevatori. In questo modo, si spera di generare un’economia autonoma e sostenibile. Alle famiglie che desiderano partecipare viene chiesto di firmare una lettera in cui promettono di adoperarsi a mantenere le comunità libere di coltivazioni illecite; in cambio, ognuna riceve ogni due mesi un incentivo economico (per un totale di 1.600 dollari l’anno), oltre che assistenza tecnica e sociale (attrezzi, formazione, sostegno organizzativo) e, per contrastare il problema immediato della scarsità di cibo, semi di ortaggi e frutta, da piantare tra le file di caffè o cacao e consumare sulla tavola di casa.
La coca uccide anche la natura
Negli ultimi anni i campesinos hanno costituito decine di associazioni. Una di queste, l’Empresa Cooperativa del Sur del Cauca (COSURCA), riunisce 15 cooperative di agricoltori provenienti da quattro municipalità della Cauca, una provincia montuosa nel sudest della Colombia. Fondata nel 1993, Cosurca oggi ha più di 1000 membri e, nonostante le continue minacce dei gruppi armati, ha ottenuto un apprezzabile livello di successo: il caffè biologico prodotto nelle coltivazioni riconvertite viene venduto in Europa e negli Stati Uniti, tanto da essere nominato ‘best practice’ dalle Nazioni Unite. Ma il vero risultato è il miglioramento della qualità della vita delle famiglie dei campesinos. Lo conferma Renè Ausecha Chaux, manager dell’impresa sociale colombiana: “Tanti contadini hanno sempre dovuto scegliere tra le coltivazioni illegali e la povertà per le loro famiglie. Con le risorse giuste, la coltivazione del caffè gli offre una opzione sicura e realizzabile”. Fino ad oggi, Cosurca ha aiutato a mantenere più di 300 ettari di foresta colombiana – e i suoi abitanti – liberi dalla coca.
Ma i programmi di riconversione hanno anche un obiettivo ecologico. Le coltivazioni di coca, infatti, rendono il terreno arido e poco coltivabile, costringendo le famiglie dei cocaleros a spostarsi continuamente per cercare luoghi più fertili. In questo modo la giungla, risorsa naturale dal valore inestimabile, viene inesorabilmente distrutta: basti pensare che, dal 1987, più di 2 milioni di ettari sono stati devastati. Ecco quindi che il piano di riconversione assume anche una funzione educativa, reintroducendo colture da anni dimesse e, soprattutto, uno stimolo alla conservazione e valorizzazione del territorio, per preservarlo a vantaggio delle nuove generazioni.
Anche attraverso pochi semi, una zappa, un chicco di caffè si possono veramente cambiare le cose? Sembra proprio di sì. L’obiettivo ultimo è creare un senso di comunità in località spesso isolate, un futuro per un popolo fino ad ora arretrato, l’autosufficienza dove prima c’era solo il compromesso e la carità. Di ridare speranza dove prima regnava solo la miseria e la paura. E di eliminare il traffico internazionale di droga…alla radice.

Un piano controverso
Plan Colombia è un iniziativa concepita tra il 1998 e il 1999 dal presidente Andrès Pastrana Arango, con l’obiettivo di eliminare la coltivazione di coca ed oppio e fermare i narcotrafficanti attraverso la fumigazione aerea delle piantagioni. Un’attività, questa, ampiamente criticata per aver procurato danni anche ai raccolti legali nonché problemi alla salute a causa degli erbicidi. Nei mesi di maggio e giugno 2005, sono state fumigate 57 fattorie: in sei di queste erano presenti campi di coca, nelle restanti 5, coltivazioni di mais, fagioli, banane, ananas e avocado appartenenti a membri di Cosurca. Anche le piante di caffè, più robuste e, quindi, più resistenti, erano contaminate e non più commerciabili come prodotti biologici. I risultati? Nonostante la distruzione con erbicidi, tra il ’99 e il 2004, di più di 5 mila chilometri quadrati di territorio, l’area coperta da campi di coca sembra restare costante: gli ettari bruciati vengono semplicemente sostituiti con piante nuove.

Supermarket anticoca
Carrefour, la catena di supermercati con punti vendita in trenta paesi, è anche un esempio di responsabilità sociale. Dal 2002, infatti, collabora con l’agenzia antidroga dell’Onu (Unodc) regalando uno spazio in ogni punto vendita ai prodotti dei programmi di sviluppo alternativo, anche rimettendoci economicamente nei momenti in cui il mercato è sfavorevole, per assicurare ai contadini colombiani mezzi per emanciparsi dalla schiavitù della coca. L’azienda riserva, inoltre, ai prodotti ‘antidroga’ uno spazio gratuito all’interno del catalogo mensile colombiano (spedito a 2 milioni di famiglie). I programmi di sviluppo alternativo promossi dall’agenzia Onu hanno generato 2 milioni di dollari nel 2004, la metà attraverso Carrefour. Nel 2004, l’azienda francese ha ricevuto il Certificato speciale di merito della ‘United Nations Vienna Civil Society’ per la sua attività in Colombia.

Non solo Colombia
Anche Laos, Myanmar e Bolivia hanno istituzionalizzato programmi per le coltivazioni alternative il cui risultato si è dimostrato positivo. Il villaggio di Tabong (Laos), ad esempio, ha ricevuto un riconoscimento dall’Onu non solo per il suo impegno contro le coltivazioni di oppio, ma anche per aver realizzato programmi di recupero per i numerosi tossicodipendenti della zona.. In Bolivia, è in atto la riconversione delle piante di coca con quelle di camu–camu, un frutto con note proprietà vitaminiche utilizzato negli integratori alimentari, nelle caramelle, negli sciroppi e nei gelati. Anche Myanmar, uno tra i maggiori produttori di oppio all’interno del famoso ‘triangolo d’oro’, ha ridotto le coltivazioni illecite del 25 per cento, sostituendo i campi di papaveri con risaie e pascoli per bestiame.

Guerra alle Farc
Gli Stati Uniti hanno annunciato l”incriminazione di 50 leader delle Farc, le forze armate rivoluzionarie della Colombia, accusandoli di gestire il traffico di circa il 50% della cocaina mondiale e oltre il 60% delle spedizioni di droga che entrano negli Usa. Secondo il ministero della Giustizia americano, dietro ai narcotrafficanti delle Farc si muove un mercato della cocaina da 25 miliardi di dollari. L”organizzazione è ritenuta un gruppo terrorista dal governo di Washington e il Dipartimento di Stato ha annunciato taglie per oltre 75 milioni di dollari per chi aiuterà nella cattura di esponenti delle Farc ancora latitanti. Tre dei capi dell”organizzazione citati nel provvedimento americano sono detenuti in Colombia e gli Stati Uniti hanno avviato le procedure per la loro estradizione. “Queste incriminazioni”, ha detto il ministro della Giustizia Alberto Gonzales, nell”annunciare il provvedimento, “colpiscono al cuore le operazioni con gli stupefacenti delle Farc, che hanno sommerso le nostre comunità di cocaina. Per la cooperazione senza precedenti tra Usa e Colombia, siamo più vicini che mai a raggiungere il nostro obiettivo di condurre i capi di questo gruppo di narcoterroristi di fronte alla giustizia americana”. Secondo l”atto di incriminazione, le Farc utilizzano il traffico di cocaina come ‘linfa vitale” delle loro attività rivoluzionarie e ne controllano ormai una larghissima parte. L”uso di strumenti terroristici e della violenza permette ai leader dell”organizzazione di mantenere, con la paura, il controllo sul mercato.