Ricordi di un Liceale

Le versioni di greco e latino. Me le ricordo bene quelle ore passate a sgobbare sui libri. Non finivano mai. Non vedevo l’ora di finire per svagarmi, staccare. E fin qui niente di male…

Ma c’era qualcosa in più. Qualcosa che non andava e che pure allora sottovalutavo. In realtà a me della scuola non me ne importava nulla. Tutti bei voti, lodi a destra e a manca, ma di coinvolgimento, di passione in quello che facevo nemmeno l’ombra. Zero sogni, zero speranze. Non avevo la benché minima idea di quello che volessi fare una volta preso il diploma. E non era la solita confusione adolescenziale. No, c’era ben altro. Ma che dico altro, in realtà c’era solo il vuoto. Avete presente cos’è il vuoto? Beh nella mia testa e nel mio cuore era l’assenza di emozioni. Non un sussulto, non una spinta. Piattume, desolazione. Perché? Forse neanche a quello c’era una risposta. Era vuoto e superficiale anche il motivo per il quale ero vuoto e superficiale. Possibile? Vedere per credere…

Il liceo l’ho finito a 23 anni, leggermente in ritardo sulla tabella di marcia. L’ho finito a San Patrignano. Facile intuire perché. Bel modo per riempire quel vuoto la droga. Peccato per le conseguenze: devastanti…

Vorrei tanto dire che in fondo è stato meglio che sia andata così. Che dovevo prima sbatterci la testa per capire che la scuola, come del resto tutte le cose, vanno fatte con trasporto. Vorrei tanto, ma non ci riesco. Perchè la verità è che mi fa male vedere che ho buttato nel cesso tutto questo tempo. Mi fa male vedere che a quest’ora potrei essere laureato. Ma non è solo una questioni di tempi e di tabelle di marcia. Quello che mi fa più male è l’accorgermi che adesso ho più paura, perché il vuoto è sempre lì dietro l’angolo, e la droga è appena dietro le sue spalle. C’è di buono che ho capito che in fondo la ragione di quegl’occhi spenti e vacui non era poi così sciocca. Perché la sofferenza non è mai banale..,

Vado avanti, senza rimpianti, ma lo faccio con una fatica che avrei potuto risparmiarmi.

E forse c’è qualcuno che sa di cosa parlo. Anche tra quegli studenti che ho incontrato quest’anno grazie al progetto WeFree.