Roots of Peace: dalla morte alla vite

L’obiettivo, molto ambizioso ma concreto, è rimuovere le mine nei territori attraversati dalle guerre e sostituirle con coltivazioni, per ricostruire i presupposti di un’economia in territori impoveriti e devastati. I risultati di questa battaglia sono più che incoraggianti e non solo in Croazia, dove sono state impiantati soprattutto vigneti rispettando le tradizioni del posto.

Basti pensare che in un Paese ancora lontano dalla pacificazione come l’Afghanistan è stato possibile rimuovere oltre 100 mila ordigni in 11 milioni di metri quadri di territorio, localizzati in 17 delle 34 province. L’iniziativa, finanziata principalmente dal governo e da alcune istituzioni statunitensi, è articolata in tre fasi: lo sminamento vero e proprio, l’insediamento di coltivazioni adatte al territorio e la formazione dei contadini attraverso corsi gestiti da agronomi.

Sono nate così, al posto delle bombe, colture di noci, mandorle, albicocche, melograni, ciliegie, mele. L’ultima sfida, portata avanti in condizioni estremamente pericolose, è quella di riconvertire anche le piantagioni di oppio, che alimentano la quasi totalità dell’eroina consumata nei Paesi dell’Occidente e che sono gestite da signori della droga potenti anche nelle istituzioni del posto.

“Ciò è stato possibile – spiega Flavia Taggiasco, direttore europeo di Roots of Peace – soprattutto in province del Nord e dell’Est del Paese. “Cerchiamo di convincere i contadini, che con il papavero da oppio non guadagnano praticamente nulla, a impiantare mele o cedri sul perimetro delle loro terre. Sono loro a comprendere che, con le piante “lecite” guadagnano tre volte più di prima e a vincere la paura di cambiare”. La guerra alla droga è graduale ma si può vincere, se si combatte anche la rassegnazione che imperversa, soprattutto, a casa nostra.