San Patrignano modello di impresa sociale

Il primo forum di economia positivain programma fino a questa sera
all’interno della realtà riminese.

«Siamo una grande famiglia – ha spiegato Antonio Tinelli, coordinatore del Comitato Sociale della Comunità – e la nostra responsabilità di portare avanti la missione di questa realtà è enorme se pensiamo che ad oggi abbiamo accolto 25 mila ragazzi».
San Patrignano è stata scelta quindi come esempio di impresa sociale, in grado di “tramutare 35 secoli di carcere in percorsi di recupero.
Solo nel 2013 abbiam ricevuto 400 lettere da detenuti con richieste di aiuto e in ognuna di questa abbiamo letto il doloro che si nascondeva dietro le parole”.

Una realtà sociale, ma anche una impresa che deve generare profitto vista la sua completa gratuità per i ragazzi, per le loro famiglie e senza ricevere per scelta i contributi statali.

«La formazione che diamo ai ragazzi ci aiuta quindi sia a dargli maggiori opportunità di reinserimento lavorativo per quando torneranno in società, che serve anche alla comunità per autosostenersi».
Una realtà che, come ha spiegato il professore di imprenditoria sociale della università Bocconi, Filippo Giordano, si trova perfettamente “a metà fra una classica no profit e un’azienda normale, ha una missione sociale , ma è anche orientata al profitto, portando avanti parallelamente l’impegno per raggiungere i due scopi, senza costi per i suoi ospiti, ma costi per i suoi clienti che ne vogliono acquistare i prodotti.

Ha introiti sia da donatori che dalle sue attività ed ha operatori sia volontari che stipendiati”. Una impresa sociale che però alla base è mossa “dall’amore educativo”, come ha spiegato Antonio Boschini, Responsabile Terapeutico della Comunità: «Un amore capace anche di dare regole, che obbliga ogni giorno ad ognuno della Comunità a interrogarsi per capire come essere utili agli altri». lh