San Patrignano a Roma con Comunitalia. Reti comunità terapeutiche: “E’ ancora una realtà allarmante”

Anche San Patrignano ha partecipato oggi a Roma alla conferenza stampa indetta da Comunitalia al fine di evidenziare le criticità del welfare rispetto al tema delle tossicodipendenze.

“Il problema della tossicodipendenza sta finendo nel dimenticatoio, sotto silenzio. Eppure si tratta di una realtà molto pesante, anche se ha assunto forme meno violente rispetto a un tempo”: lo ha dichiarato il presidente di Comunitalia, Giovanni Pieretti, nel corso dell’incontro odierno.

Comunitalia è un’associazione nata nel 2009 nell’ambito di un progetto del Dipartimento Politiche antidroga per unire le reti delle Comunità terapeutiche italiane per tossicodipendenti. “Per quanto San Patrignano sia una realtà atipica rispetto ad altre comunità essendo da sempre gratuita – ha specificato il dottor Antonio Boschini responsabile terapeutico di San Patrignano – abbiamo aderito a Comunitalia con l’intento di mantenere vivo il dialogo con altre strutture e costruire insieme un fronte comune”. Boschini è intervenuto a Roma a sostegno di Comunitalia insieme ai rappresentanti delle tredici principali reti di comunità terapeutiche italiane.

Uno studio presentato oggi mostra come tutte le Regioni hanno criteri di accreditamento diversi per accedere alle comunità terapeutiche e rette con importi molto diversificati, che vanno da un minimo di 13,88 euro al giorno a persona per le comunità semi residenziali “pedagogiche” in Puglia a 146 euro per le comunità residenziali in fascia terapeutica.
Di qui, la richiesta di Comunitalia di definire un minimo e un massimo standard per la rete da garantire su tutto il territorio nazionale. Comunitalia chiede anche il superamento della tradizionale distinzione tra comunità “terapeutiche” e “pedagogiche”, che non appare più rispondente alla situazione attuale; la riattivazione del Fondo speciale nazionale sulle tossicodipendenze; la possibilità di garantire in ogni Regione le risorse necessarie al mantenimento del sistema di cura e di riabilitazione, sia pubblico che privato, calcolato in almeno l’1,5% del budget assegnato dalle Regioni alla sanità regionale ed un tavolo di confronto interregionale permanente. “Alcune comunità terapeutiche – ha concluso Pieretti – sono creditrici di somme importanti e in molti territori sono a rischio di chiusura”.