San Patrignano e il sostegno alle donne. Dal 4 al 10 marzo una campagna di raccolta fondi sulle reti Rai

Offrire una casa e un aiuto a mamme e ragazze minorenni tossicodipendenti. E’ questo l’obiettivo del nuovo progetto di San Patrignano, a cui questa settimana la RAI e il suo Segretariato Sociale, dedicano una raccolta fondi.

Da lunedì 4 a domenica 10 marzo 2013 si terrà infatti sulle reti RAI una campagna di raccolta fondi in favore del progetto di San Patrignano “Una casa per crescere”, dedicato all’accoglienza e ai servizi che la comunità dedica alle donne. I telespettatori potranno donare 1 euro inviando un sms dal cellulare personale o 2 euro chiamando da telefono fisso al 45591.

Promotrici dell’iniziativa le compagnie telefoniche TIM, Vodafone, WIND, 3, PosteMobile, CoopVoce, Noverca. Per il fisso Telecom Italia, Infostrada, Fastweb, TWT. Negli stessi giorni è possibile fare una donazione sul c.c. postale 610410 e richiedere informazioni al Numero Verde 800316614 o collegandosi al sito www.sanpatrignano.org.

A San Patrignano, le ragazze e le mamme tossicodipendenti con i loro bambini sono sempre state presenti, ma ora, vista la continua richiesta di aiuto, la Comunità vorrebbe poter fare di più. La volontà di soddisfare quante più richieste si scontra però con la mancanza di risorse, visto che la comunità da sempre offre un aiuto completamente gratuito alle ragazze e alle loro famiglie senza accettare alcuna retta da parte dello Stato. Per questo per realizzare il progetto “Una casa per crescere” servirà l’aiuto di tutti coloro che vorranno fare una donazione.

Il fenomeno della tossicodipendenza, soprattutto legata alla cocaina, è in continua ascesa fra le donne. Si calcola che ogni 5 tossicodipendenti, uno sia di genere femminile: solitudine e depressione sono fra le cause più comuni, ma prevale soprattutto la convivenza con un partner che beve o si droga.

Ad oggi, in linea con i dati nazionali, circa 250 donne stanno svolgendo il percorso di recupero in comunità. Di queste una decina sono minorenni e diverse sono madri che nel tempo sono state raggiunte in comunità dal figlio. Alcune di queste ultime, hanno dovuto affrontare, con l’ausilio gratuito dell’ufficio legale della Comunità, controversie legate all’affidamento dei figli quando non al pericolo che fossero dati in adozione.

«Il percorso di recupero delle donne è, in media, maggiormente problematico rispetto a quello dei ragazzi. Esse devono, infatti, affrontare vissuti spesso caratterizzati da situazioni limite, estremamente degradanti, che ne hanno seriamente pregiudicato il percorso di crescita – spiega Antonio Tinelli, coordinatore del comitato sociale di San Patrignano – In particolare le ragazze molto giovani e con una personalità fragile sono alle prese con momenti di paura e di sconforto. Le madri, invece, hanno bisogno di ricreare con i propri figli, spesso vissuti in condizioni emotivamente disagiate o con i nonni, una dimensione familiare spesso mai sperimentata, con l’aiuto di esperti dell’infanzia e educatori».

San Patrignano ha sempre affrontato queste problematiche, inserendo le ragazze in ambienti di vita e di formazione adatti alle loro esigenze. E’ stata infatti riadattata una struttura, chiamata “la casa delle mamme”, dove alcune madri, con più necessità di vivere l’infanzia dei propri bambini e bambine, trascorrono la loro giornata. Ma le necessità di accoglienza aumentano giorno dopo giorno e le strutture abitative del villaggio di San Patrignano, compresa la stessa casa delle mamme hanno bisogno di notevoli e costosi interventi di riqualificazione, quando non di un ampliamento.
Allo stesso tempo la volontà della comunità è quella di creare una o più strutture al suo interno dedicate unicamente a ragazze minorenni, che vista la giovane età hanno esigenze differenti rispetto alle ragazze più grandi.

«Un grazie di cuore alla RAI che è stata così sensibile a questa problematica – conclude Tinelli – Ora ci auguriamo che lo siano altrettanto i telespettatori. Purtroppo stiamo parlando di un problema molto concreto e di cui se ne parla sempre troppo poco».

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