Un altro anno contro la droga: sempre di più i minori. Stanziati dal Governo 7 milioni nei prossimi tre anni per la prevenzione

L’Italia resta uno dei Paesi più problematici in Europa per consumo di droga: seconda per il consumo di cannabis (un terzo della popolazione tra i 15 e i 64 anni ne ha fatto uso almeno una volta), quarta per assunzioni di cocaina (oltre due milioni e mezzo di persone la consuma), nell’ultimo anno sono stati 670.000 gli studenti italiani (26%) che hanno usato almeno una droga.

È la fotografia che ci lascia il 2018 sul fenomeno tossicodipendenza. A raccontarcelo nell’anno che si è appena concluso sono state, purtroppo, le drammatiche scomparse di due bambine, Pamela e Desirée, una Rogoredo sempre più trasformata nello zoo di Milano, episodi di violenza e denunce all’interno delle famiglie, le morti per overdose. Il consumo di eroina è in drammatico aumento: rispetto allo scorso anno in Italia le overdose sono salite da 196 a 247 e un altro indicatore del dramma che continua a bussarci alla porta ogni giorno è che sono sempre di più i minorenni. Secondo la relazione al parlamento, il 34% degli adolescenti ha fatto uso di sostanze nel corso della propria vita e il dato non ci sorprende, viste le continue richieste di aiuto da parte di questa fascia d’età. Nell’anno appena trascorso ne abbiamo accolti altri 20  in comunità nei due centri minori maschile e femminile di cui disponiamo, negli ultimi tre anni abbiamo aumentato del 70%  le accoglienze.

Il 64% dei ragazzini si rifornisce di droga per strada, il 30% a scuola, è crollata a 14 anni l’età media del primo contatto con le droghe.

Dobbiamo dire che l’anno si è chiuso con un segnale più che positivo: il Governo, dopo oltre 10 anni, è tornato a istituire un fondo a favore della prevenzione. Le cifre non sono certo quelle di tanti anni fa, ma i 7 milioni stanziati e spalmati su tre anni, oltre a rimarcare la pericolosità e l’urgenza d’intervenire, ci fa ben sperare sulla volontà di supportare il lavoro che portiamo avanti ogni giorno.

Oltre 26.000 ragazzi sono passati dalla comunità in questo viaggio che nel 2018 ha compiuto 40 anni, persone a cui non viene chiesto nulla se non la volontà di cambiare, mettendosi in discussione nel profondo. Recupero, formazione, prevenzione e gratuità continuano ad essere i cardini di San Patrignano che è cresciuta in dimensioni e numeri senza mai perdere di vista l’essere prima di tutto un luogo di rinascita, contro le dipendenze e l’emarginazione sociale.

Da un’indagine che l’istituto Piepoli ha realizzato per il Moige, intervistando sia genitori che cittadini senza figli, il 63% è preoccupato per la diffusione che stanno avendo i negozi di cannabis light. Il 29% ha paura che i propri figli si lascino tentare dalla droga o dall’alcol.

Dati che ci confermano che la preoccupazione c’è ma anche che c’è una percezione totalmente errata del pericolo: è una distinzione, infatti, che non dovrebbe esserci, visto che il primo avvicinamento degli adolescenti alle droghe avviene proprio con le sostanze classificate come “leggere”. Da qui deriva anche la necessità di continuare a fare prevenzione e informazione nelle scuole. Per questo, ci auguriamo che il 2019 sia l’anno in cui possa partire in maniera strutturata una più ampia attività di prevenzione in tutta Italia, promossa e finanziata dalle istituzioni e non solo da realtà del privato sociale come la nostra che, con il progetto We Free, ogni anno riesce a raggiungere 50.000 studenti in tutta la penisola, dalla Lombardia alla Sicilia.

A Settembre, con la presentazione dello  Sroi grazie ad uno studio dell’università Luis di Roma e del bilancio sociale della comunità, vi abbiamo raccontato anche con i numeri che San Patrignano è una comunità che crea valore. Nel 2017, le risorse donate/investite nella comunità, hanno generato un valore economico sociale di quasi 29 milioni di euro in termini di formazione professionale dei ragazzi in percorso, risparmio per la collettività, derivante dal trattamento riabilitativo e riduzione dei costi della criminalità, legata alla tossicodipendenza. Tradotto: per ogni euro investito in San Patrignano, più di 5 ritornano alla società.

Numeri che attestano la validità del modello virtuoso messo a punto nel corso di 40 anni di vita della Comunità.

A pochi giorni dal Natale, il giorno stesso in cui sui giornali usciva la notizia della classifica che pone Milano al primo posto per qualità della vita in Italia, noi eravamo nel bosco di Rogoredo. Lì ci siamo resi conto che la situazione è talmente grave che non si può intervenire da soli. Serve un’azione sinergica fra le istituzioni e tutte le associazioni. San Patrignano farà la sua parte, ma bisogna agire insieme.

Nel 2018 sono stati 157 i ragazzi che si sono riaffacciati e reinseriti nella società l’85% dei quali è riuscita a trovare lavoro. 349 i nuovi ingressi. 46mila gli studenti di tutta Italia che abbiamo raggiunto e la speranza è che i nostri incontri possano averli aiutati a riflettere sulle loro scelte di tutti i giorni.

La sfida da portare avanti è dimostrare che dalla droga si esce. Che si può tornare ad essere autonomi, responsabili e indipendenti e recuperare la propria dignità.

Infine, una nuova sfida si affianca a quella di sempre: l’autosostenibilità. La Comunità, affiancata dalle attività d’impresa sociale, porta avanti il suo progetto economicamente sostenibile per continuare a consegnare ai ragazzi in percorso gli strumenti per riappropriarsi della propria identità e reinserirsi nella società come persone nuove.