Ai WeFree Days la ricetta per un lucido divertimento

Un altro progetto presentato dal sindaco di Rimini, mentre l’associazione delle imprese dell’intrattenimento appoggia la proposta di estendere il Daspo ai locali. Il neurologo Antonello Bonci del NIDA americano: “Tutte le droghe agiscono creando dipendenza”.
Lo psicologo Matteo Lancini “nelle nuove famiglie la trasgressione diventa normalità”.

Sballo sano, lucido divertimento. Questo il tema del panel di oggi dei WeFree Days 2014, cui hanno partecipato tra gli altri il Ministro dell’Istruzione Stefania Giannini e la “sondaggista” Alessandra Ghisleri di Euromedia Research, che ha illustrato dati importanti e preoccupanti.
“Sballa” il 38% dei giovani, percentuale che arriva al 52 nei minorenni, con motivazioni che vanno dalla “noia” nella quasi metà dei casi al “volersi sentire uguali agli altri”. Il 45% del resto considera lo svago prioritario anche rispetto alla costruzione del proprio futuro e il 53,4% ammette la trasgressione come sistema per raggiungerlo, pur sapendo che “è una sciocchezza che prima o poi si paga”.

Dati che il ministro ha ripreso: “Il 90% dei ragazzi è soddisfatto, ma il 40% inserisce in questa soddisfazione l’uso di sostanze.
Di fronte a questo bisogno forte di desideri, passioni, contenuti, la buona scuola deve far sentire i ragazzi membri di una comunità che riempia la loro esistenza dentro e non solo fuori, in contatto con il territorio”. Stefania Giannini ha annunciato al riguardo un progetto di formazione e socializzazione “in 20 scuole pilota, in collaborazione con San Patrignano e altre realtà del sociale con attività extracurriculare. La scuola deve ‘fare eguali’, diceva Don Milani, oggi deve soprattutto creare empowerment, cioè consapevolezza. Non è facile ma dobbiamo provarci”.

Il Sindaco di Rimini Andrea Gnassi ha risposto a questo appello con un altro progetto “orientato verso le soluzioni urbanistiche più avanzate d’Europa: ‘Faibene-Fabbrica italiana del benessere’.
Nell’area dell’Italia in miniatura, punta a rendere i lungomare delle palestre a cielo aperto, trasformando tre scatole-scuole per studenti-sardina in un polo educativo aperto, una wellness valley”.

Sull’impegno degli operatori e del territorio si è speso anche il presidente del SILB (l’associazione delle imprese dell’intrattenimento) Maurizio Pasca: “Non possiamo sostituirci a scuola e famiglia ma abbiamo coscienza delle nostre responsabilità e collaboriamo in tal senso con le Istituzioni, tra l’altro siamo favorevoli alla proposta di estendere il Daspo ai locali. Ma il vero problema è l’abusivismo, dagli after hour ai rave party”.

Altri dati preoccupanti sono giunti dal neurologo Antonello Bonci del National Institute on Drug Abuse (NIDA) americano.
“Tutte le droghe agiscono sulle stesse aree cerebrali e creano una memoria inconscia, cioè dipendenza, non c’è differenza tra leggere e pesanti. Dopo 2-3 ore di esposizione a cocaina questa memoria dura una settimana, dopo una settimana di esposizione dura tre mesi.
Gli scienziati sono concordi su questi dati, ma al pubblico non ne comunicano che una minima parte. Nell’adolescenza in particolare abbiamo una prevalenza dell’amigdala, che ci porta a fare le cose d’istinto, sulle cortecce frontali che ci avvertono del rischio”. Lo psicologo Matteo Lancini dell’Università di Milano Bicocca, esperto di nuove dipendenze, ha invece avvertito del pericolo “che dipendenze e abusi diventino nuova normalità.
Il consumo era trasgressivo nelle tradizionali famiglie normative, non in quelle attuali più affettive e relazionali, che promuovono ottimi adolescenti ma a rischio di fragilità narcisistica perché manca loro l’esperienza del dolore. Il padre, soprattutto, deve tornare a essere autorevole in una forma moderna”.

Luigi Bobba, sottosegretario al Lavoro con delega alla Gioventù, ha infine proposto “volontariato e sport quali anticorpi alla noia”, mentre due ospiti stranieri – l’islandese Jon Sigfusson e lo svedese Thoms Almgren – hanno testimoniato le loro esperienze nel recupero dei giovani.

Ricerca Euromedia “Sballo: così fan tutti”

I risultati della ricerca condotta da Euromedia Research per la Comunità San Patrignano in occasione dei WeFree Days 2014

Quasi il 40% dei giovani tra i 13 e i 30 anni considera l’uso di stupefacenti, parte integrante del cosiddetto “divertimento”. Non solo: quasi il 30% si diverte “sballandosi” perché “così fan tutti”, percentuale che sale al 52% fra i minorenni, mentre solo l’1,9% lo giudica un “divertimento controcorrente”.
Un ragazzo su tre, in particolare tra i giovani adulti (25-30 anni), si droga per “uscire dalla noia”, mentre il 9,6% lo fa per “stare in compagnia”.

Questi sono alcuni tra i dati più significativi evidenziati dalla ricerca “Un sano divertimento da sballo”, condotta da Euromedia Research, presentata oggi a San Patrignano, in occasione del l’evento di prevenzione dei WeFree Days 2014. La rilevazione, effettuata nel mese di maggio su un campione rappresentativo di 500 giovani suddivisi in tre fasce di età (13-17, 18-24 e 25-30) è orientata a indagare le modalità del “divertimento giovanile”, sondando anche le connessioni con la trasgressione e lo sballo con alcol e droghe.

Divertimento e trasgressione

Dalla fotografia scattata ci troviamo di fronte ad una vera e propria “generazione divertimento”.
Non che in passato i ragazzi non avessero voglia di evadere dal quotidiano, ma oggi più che mai pare essere questa la loro prima necessità, tanto che la maggior parte degli intervistati ritiene il divertimento la cosa più importante in questo momento della loro vita (45%), a fronte del bisogno di progettare il futuro, che in nessuna delle tre fasce di età raggiunge nemmeno il 33%. “Esattamente quanto noi vediamo nei ragazzi che entrano in Comunità – spiega Antonio Tinelli, coordinatore del comitato sociale di San Patrignano – Giovani che pensano unicamente al divertimento del momento, spesso attraverso lo sballo, senza riflettere mai sul futuro.

Spesso non sanno appassionarsi e vivono in maniera superficiale tutto quanto gli succede. Per questo siamo sempre più convinti che i ragazzi abbiano bisogno di stimoli, di esempi positivi che possano spingerli verso un divertimento costruttivo. Esattamente quanto facciamo da oltre dieci anni con il nostro progetto di prevenzione WeFree”.
Un dato preoccupante emerso dalla ricerca è che per il 53,4%, oltre uno su due, divertirsi coincide con il concetto di trasgressione, che per il 41,8% equivale ad “andare contro le regole”. Una trasgressione che, stando ai dati dell’indagine, per il 37,8% è associata all’uso di sostanze legali e illegali (alcol, hashish, cocaina, droghe sintetiche) che quindi entrano a far parte del corredo del divertimento, non solo perché è giustificato dal fatto che lo “fanno tutti” (38,8%), ma anche perché è in grado di far esplorare il proprio io più profondo.

Infatti alcuni ragazzi (7,2%) rispondono che, grazie all’aiuto di qualche sostanza, si può guardare il mondo con una differente sensibilità, anche se in uno stato di “incoscienza” totale. Ed è proprio da questa associazione tra sballo e divertimento che si riscontra un forte paradosso: più i ragazzi si avvicinano all’età adulta (e quindi tra i 25 e i 30 anni) e più l’incapacità di confrontarsi con la vita e con i propri coetanei aumenta: sembra nascere proprio da qui la necessità di affidarsi a sostanze stupefacenti per ritrovare se stessi ed uscire dalla noia, in un mondo tagliato su misura (48,3% della fascia di età 25-30 anni).

Interessanti anche i profili dell’uso di sostanze, alcol compreso. La ricerca evidenzia come il binge drinking (bere smodato), le cosiddette droghe leggere e la cocaina siano più diffusi tra i maschi (fino al 70%), mentre ecstasy e droghe sintetiche sono preferite dalle ragazze.
Le inclinazioni e gli interessi dei consumatori di sostanze illegali e legali sembrano prefigurare, a detta dei ricercatori, “uno scenario pressoché identico nel rapporto col divertimento, dando a intendere che i pensieri sulla trasgressione e sullo sballo non siano agganciati al tipo di sostanza utilizzata, ma facciano parte del bagaglio generazionale di questi ragazzi”. Per i consumatori di cannabis, pasticche e cocaina sembra proprio che lo sballo rientri nel bisogno dei ragazzi di divertirsi, quasi fosse “un atto dovuto”.
Fra l’altro la normalità dello sballo si sposa con la bassa percezione del rischio. Se è vero che il 53,2% sostiene che lo sballo sia “una sciocchezza che prima o poi in qualche modo si paga”, è altrettanto vero che il 35,2% ne parla come di un semplice bisogno dei ragazzi per divertirsi, quasi fosse una vera e propria necessità, che possano esserci sì delle esagerazioni, ma che nella maggior parte dei casi non comporta problemi.

Divertimento über alles

Una continua ricerca del divertimento come risposta quindi a quella che è la maggior causa di insoddisfazione, in particolare nella fascia preadolescenziale, la noia, provocata in primis dal “fare sempre le stesse cose” o il “non fare nulla”. Una noia che per lo più può essere superata, in oltre il 66% dei casi dalla presenza degli amici.
Eppure gli stessi giovani si dicono molto soddisfatti della loro vita (89,4%) e dell’ambiente in cui vivono (85%), anche se poi sono divisi a metà nell’esprimere soddisfazione per ciò che offre la città, in termini di divertimento, interessi, cultura e lavoro, e la maggior parte dei ragazzi intervistati è alla ricerca di maggiori spazi di aggregazione, giardini e luoghi per attività musicali.
Infine il rapporto con i genitori: se il 43,4% degli intervistati dicono che mamma e papà, pur informandosi su cosa fanno, dove e con chi, gli lasciano loro fare ciò che vogliono, il 24,4% dice che danno loro completa libertà senza chiedergli nulla, il che significa che poco fanno attenzione ai loro svaghi. Dato preoccupante che evidenzia che un giovane su quattro è di fatto abbandonato a se stesso.