Sanpa: 1978/2008. Una storia lunga trent’anni

La storia di Gabriele e Sabrina è una storia speciale. Una delle tante che San Patrignano ha visto trasformarsi. Esistenze date per perse capaci di riscrivere il proprio destino. Una storia che si ripete da trent’anni. Ogni giorno.
Un tuffo nel passato della comunità raccontato in occasione dell’arrivo del 2008, anno in cui cade il trentesimo anniversario dalla sua fondazione.

Tratto da “Vincenzo Muccioli: testimonianze di chi l’ha conosciuto”. A cura di Renzo Agasso.

Gabriele. Data d’ingresso 1979. “5/6 anni di fumo, dopo l’eroina. Ho provato di tutto, metadone, eptadone, ospedale, comunità. non riuscivo a smettere. Sono finito in ospedale per un incidente in macchina. Il mio vicino di letto aveva un parente che sapeva di San Patrignano. Sono venuto, era una casa di campagna. E c’era Vincenzo “Pensaci – disse – quando vuoi puoi venire”.
Sabrina. Data d’ingresso 1979. “Avevo 16 anni e mezzo. Portata dagli amici. Ero fuori casa già da un anno. Mi bucavo da poco. Mio padre mi cercava e io avevo paura. Allora mi hanno detto -Vai lassù, tuo padre si calma, poi magari gli parliamo-. Ero quasi una bambina. Non avevo voglia di starci. Ci sono rimasta solo due giorni.”
Gabriele. “Pochi giorni dopo ero qui. Con altri quattro o cinque ragazzi e quest’omone che ci faceva da padre. Ma andavo e venivo. Vincenzo ogni volta veniva a cercarmi, mi parlava e io tornavo. Si prendeva cura di me. Allora non me ne sono più andato”.
Sabrina. “Ho vagabondato tutta l’estate. Vincenzo e altri di San Patrignano mi cercavano, mi parlavano, tentavano di togliermi dal giro. E ci sono riusciti. Sono tornata qui e ho deciso di fermarmi”.
Gabriele. “Lui era molto allegro ma determinato e fermo. Dava sicurezza. Non ci ha mai chiesto di fermarci. Ma abbiamo fatto tutto insieme. San Patrignano ce la siamo sentita nostra. C’era qualcosa da restituire: il bene ricevuto da Vincenzo andava trasmesso ad altri. Così io e mia moglie abbiamo scelto di crescere qui i nostri figli”.
Sabrina. “Nel 1981 ho conosciuto Gabriele. Ci siamo sposati ed è nato Matteo, il primo bambino di San Patrignano. Volevamo fare qualcosa anche noi. La comunità l’abbiamo vista nascere, è parte della nostra vita”.
Gabriele. Vincenzo ha contato molto per noi. Soprattutto nei primi anni. Era come un pozzo dove uno andava ad attingere forza. Ci ha aiutato come fossimo stati suoi figli. Quando è nato il bambino è corso subito all’ospedale con me”.
Sabrina. “Io e Gabriele abbiamo tre figli. Sanno tutto di noi. Ai due più grandi ho spiegato come stanno le cose. Matteo forse aveva già capito. Sanno perché siamo rimasti qui come sanno che da grandi potranno fare le loro scelte”.
Gabriele. “E’ passato molto tempo. Tutto va avanti. Lui non c’è, ma è come se ci fosse, dentro di me”.
Sabrina. “Al nostro matrimonio piangeva. Ho capito quanto ci voleva bene. A volte penso chissà cos’avrebbe ancora potuto fare. Ma ha già fatto tanto”.

Questo racconto è dedicato al Nuovo Anno, con un pensiero particolare per Luca, Massimo, Sara, Michele, Ciro, Emiliano, Emma, Matteo, Ilaria, Elvio, GianMarco, Manuel, Giovanni e Ivan, i ragazzi che qualche notte fa hanno scelto la vita, varcando i cancelli di San Patrignano. La storia continua.