A scuola di teatro

Panoramica Sanpa

Messa in scena, nella sede trentina della comunità, la pièce L”uccellino azzurro di Maurice Maeterlinck. Con attori non professionisti e professionisti pronti ad insegnare ai ragazzi i segreti di un”arte

di Lucia Rughi

Il passaggio dall’adolescenza alla maturità s’intreccia con l’esperienza della felicità e il dolore della perdita di ciò che viene intravisto e assaporato per poi dissolversi nel nulla. E’ stato un battesimo “di fuoco” con un testo decisamente non facile quello che ha segnato l’esordio del gruppo teatrale di Sanpa nella rappresentazione de L’uccellino azzurro di Maurice Maeterlinck, lo scorso 7 febbraio a San Vito di Pergine.

I ragazzi della sede trentina di San Patrignano, in collaborazione con i professionisti del Centro culturale Santa Chiara, hanno lavorato sei mesi per arrivare a mettere in scena l’opera di uno dei più noti esponenti del simbolismo di area francofona.

“Ogni epoca ha il suo classico da riscoprire e questo, credo, sia il momento de L’uccellino azzurro di Maeterlinck, Premio Nobel nel 1911 e capostipite del movimento simbolista – afferma Roberto Marafante, regista. Le sue opere sono state fonte d’ispirazione per molti artisti del primo Novecento, basti pensare al Pellèas e Melisande poi musicato da Debussy. Con L’uccellino azzurro, considerato il suo capolavoro, crea una sorta di teatro favolistica–filosofico per adulti che gli permette di dilatare la sua poetica simbolista fino al surrealismo”.

La storia è una sorta di viaggio iniziatico verso la maturità: il sogno di un fanciullo e di sua sorella che devono superare le prove per trovare l’uccellino azzurro della felicità, indispensabile a salvare la vita alla figlia ammalata di una fata. Al risveglio, i due giovani si ritroveranno più grandi e avranno capito che l’uccellino che cercavano è in casa, nella sua gabbia, da sempre lì sotto i loro occhi.

“Questa morale – precisa il regista –, apparentemente semplice, ma molto appropriata in questi nostri tempi travagliati, ha un colpo di scena. Mentre il protagonista regala il suo uccellino alla nipotina malata della vicina sapendo di farla felice, questo gli sfugge dalle mani e prende il volo. Il dolore della perdita di una felicità ritrovata si rivela ancora più lacerante della sua assenza”.

Il regista ha individuato questo testo durante il laboratorio teatrale che ha preceduto lo spettacolo. Simona infatti racconta: “l’immedesimazione è avvenuta in una prima fase durante la lettura, poi ognuno di noi ha scoperto di assomigliare ai vari caratteri della pièce e così abbiamo scavato a fondo per dare uno spessore originale ai vari ruoli. Il gruppo si è unito senza rivalità, temevamo che finito lo spettacolo ci sarebbe stata una fase di down invece siamo ancora talmente carichi che ne parliamo ancora”.

Fatica prima e soddisfazione dopo per Stefano, un altro ragazzo che si è cimentato ne L’uccellino azzurro. “All’inizio ero un po’ stranito perché facevamo degli esercizi per il linguaggio del corpo. Con l’approfondimento e l’analisi dei personaggi invece mi sono molto entusiasmato. E’ un lavoro su se stessi che alla fine premia facendoti fare cose che non crederesti mai”.

Il teatro di Maeterlinck cerca di riproporre la capacità di evocazione della poesia, sfruttando i silenzi, e la semplicità del décor, per suggerire e mostrare piuttosto che per descrivere e raccontare. A monte della messa in scena quindi si è reso necessario un lavoro di studio e ricerca per scenografia, costumi e luci, parti integranti dell’opera tanto quanto il talento di attori e regista.

“Sono cose che mi riportano al vero senso del teatro, in cui seppur la drammaturgia è in fasce ci si avvicina a quello che oggi è coperto da tante sofisticazioni”, così commenta l’esperienza de L’uccellino azzurro Roberto Banci, affermato scenografo con alle spalle decenni di spettacoli in tutt’Italia. La voglia di sperimentare, unita alla capacità di ascoltare e apprendere, ha contribuito a rendere la costruzione delle scene un’occasione di formazione che lo stesso Banci ha definito “una delle esperienze più commuoventi di questi ultimi anni”.

E se domani…
Franco Oss Noser è un uomo di teatro atipico. Pratico e diretto, dirige il Centro S.Chiara orchestrando le stagioni dei teatri della città di Trento per un totale di 120mila biglietti strappati ogni anno. Questo suo pragmatismo si fonde con un amore smisurato per il teatro che lui paragona al gusto del gelato, “una volta che lo hai provato non puoi più farne a meno”.

Per Oss Noser declinare le arti sceniche in ambito sociale è dunque un modo nuovo per diffondere la sua passione, e darle un significato profondo, in cui la finzione insegna a interrogarsi e conoscersi.

“Da anni seguo la vita di San Patrignano dal punto di vista culturale, sociale e politico. Quando mi si è presentata l’occasione per tradurre questa mia attenzione in qualcosa di concreto mi sono subito attivato”.

Complice del progetto avviato con la comunità è Maria Cristina Orcione che per prima ha intravisto la possibilità di aprire il palcoscenico di Sanpa al Centro S.Chiara. Dopo la realizzazione de L’uccellino azzurro, ora che il canale artistico è stato inaugurato, si pensa a un progetto a 360° comprensivo di arti figurative e musica che partirà non appena sarà concluso il piano di finanziamento.