Simone

Sono Simone e ho 25 anni. Se le canne non creano dipendenza e non danno danni fisici, io che ci sto a fare qui? Come pensate che sia arrivato a San Patrignano? Eppure ero un ragazzino come tanti altri, con dei sogni, delle ambizioni e dei sentimenti. Andavo a scuola, giocavo a calcio e avevo molti amici. Ma tutto questo è svanito con il tempo trasformandosi in mattinate a farmi le canne invece di andare a scuola, in pomeriggi buttato su un prato a casa di qualcuno a giocare alla playstation e non più ad inseguire il mio sogno sportivo. Gli amici buoni iniziavano a vedermi cambiato, sempre più sfaticato, con quel sorriso ebete sul volto, sempre più sconvolto. In quarto liceo scientifico, sono stato bocciato, non per i voti ma per le numerose assenze. La mattina mi ritrovavo con gli altri fuori dalla stazione e sempre mi arrivava una canna che faceva svanire la voglia di andare a scuola. Ogni problema che si presentava non lo affrontavo più perché lo anestetizzavo con una canna, mettendolo in secondo piano. Sono diventato sempre più insicuro e a lungo andare non ero più in grado di affrontare i miei problemi. Dopo anni di uso stavo male senza. C’è chi è fortunato e ne esce, ma c’è chi si rovina la vita. Io farò di tutto per non far arrivare mio figlio a fumare gli spinelli, ma se si legalizza lo stato non mi aiuta, mi rema contro. Come potrò dirgli “stai sbagliando” quando mi tornerà a casa con gli occhi rossi?