Sipario. La vita va in scena

Tre anni sono lunghi.
Il tempo taglia e cuce la pellicola della tua vita cercando di ottenere una composizione migliore, i ricordi riaffiorano, messi da parte, premono per trovare il loro spazio.
Un semplice profumo può ipnotizzarti e con un grande balzo immergerti in quel che eri e non sei più.
Sul palcoscenico della mia tossicodipendenza, protagonista assoluto, recitavo il copione scritto dall’eroina. Di poco conto il pubblico, le comparse, gli antagonisti, tutto marginale, contingente.

Solo oggi mi rendo conto di cosa c’era dietro le quinte: sofferenza. La sofferenza di una sorella che ti vede scivolare, di una madre che passa notti insonni nella paura di non vederti rientrare, gli occhi di tuo padre, di tuo fratello che ti guardano ma non ti vedono e le parole di una nonna spese nell’ingenua speranza di poter risolvere tutto con l’affetto. Ma tu non vedi, e ormai non reciti più ma gridi a squarciagola la tua fine.

Sono andato a casa per la seconda volta; penso che i frammenti di una vita passata mi aiutino a vivere meglio il presente a godere degli affetti. Mi emoziono quando stringo i miei nipoti in un abbraccio, nell’abbraccio di chi sa, di chi ha atteso ed è qui ora. Mi emoziono quando mi affaccio dalla finestra e vedo la valle in cui sono cresciuto. Mi emoziono quando vedo nello sguardo degli altri il mio cambiamento, può essere banale ma per me è vitale.

E’ vero certe volte più che di un mondo nuovo abbiamo bisogno di occhi nuovi per guardarlo: a me acquisire una nuova visione è costata molta fatica, ma va bene così. Non mi vergogno di quel che è stato e non sono terrorizzato dal futuro, semplicemente vivo, ricordando le parole che una volta mi scrisse un amico: “la vita vale la pena quando va male, quando va bene va da sé”.

Dal blog di Matteo su www.wefree.it